Pittura Fiamminga

Caratteristiche stilistiche

Arte fra continuità e innovazione

La caratteristica tipica del Quattrocento fiammingo e nordico consiste nel contenere la sua natura rivoluzionaria evitando posizioni oltranziste, anzi con l'apparente intenzione di rispettare, nelle sue forme d'espressione, le vie tradizionali. Infatti, in linea generale, l'Europa, o almeno la maggior parte dei Paesi europei — a eccezione dell'Italia che del Gotico accoglieva soltanto alcuni aspetti — fu per due secoli interamente influenzata dal Gotico, stile d'ispirazione francese e perfettamente aderente all'atmosfera estremamente raffinata delle corti del tempo, da cui i pittori fiamminghi ereditarono l'impostanzione sostanzialmente gerarchica delle proporzioni (unita al rifiuto della prospettiva rigorosamente matematica) e la passione per i colori vivaci. Per questo nonostante le numerose innovazioni, la pittura fiamminga rimase decisamente più legata alla tradizione rispetto all'arte figurativa sviluppatasi negli stessi anni in Toscana a Firenze. Inoltre numerosi sono i legami che questo stile pittorico mantenne con la tradizione della grande tradizione della miniatura francese (in particolare dei notissimi fratelli Limbourg), con cui sono evidenti gli elementi di continuità, come il gusto per il dettaglio e le dimensioni ridotte delle composizioni pittoriche. Ma sotto lo «spirito cortese» si agitava, dalla fine del XIII secolo e dagli inizi del secolo successivo, un nuovo fermento intellettuale che si espresse ben presto, nelle arti figurative, in un crescente interesse per il «naturale» o, meglio, perla «natura» nelle sue varie manifestazioni. Questo nuovo clima culturale implicava un interesse sempre maggiore per l'imitazione o addirittura l'accentuazione della «realtà» che, insinuandosi nelle sottigliezze stilistiche gotiche, finirà col diventare la caratteristica dominante.

La Pittura ad Olio

Grande Caratteristica della pittura fiamminga, destinata a diventare una delle colonne portanti della tradizione e della cultura figurativa europea, fu l’utilizzo della tecnica della pittura all'olio di lino. Secondo Vasari, tele tipo di pittura sarebbe stato inventato da Jan van Eyck e dopo di lui altri autori hanno ripetuto la stessa affermazione. In realtà la pittura a olio era nota da molto tempo: in un contratto riguardante l'esecuzione dei dipinti murali, tuttora visibili nella cappella di S. Miguel nel convento delle Clarisse di Pedralbes a Barcellona, il pittore catalano Ferrer Bassa si impegnava a farne uso e questo avveniva un secolo prima di Van Eyck, circa nel 1345. Indubbiamente il grande maestro fiammingo favorì lo sviluppo e l'adozione su vasta scala di questo procedimento usandolo costantemente; Il grande successo di questa tecnica fu motivato dalla sua grande versatilità, e dalla sua fluida naturalezza, che permetteva di ottenere effetti luminosi più credibili e, soprattutto, di rendere le velature con maggiore facilità rispetto alla tempera.

Prospettiva intuitiva

Contrariamente al razionalismo tipico dell'impostazione prospettica degli ambienti dei quadri italiani, i pittori fiamminghi rimasero ancora fedeli alle prospettive gerarchiche dell'arte trado-gotica. Tuttavia, seguendo la tipicamente rinascimentale tensione al realismo, organizzarono spazi prospetticamente e visivamente credibili.

In particolare risultano molto importanti gli scorci che si intravedono dalle finestre delle ambientazioni (caratteristicamente gotiche), dove, oltre all'utilizzo della prospettiva aerea, assistiamo a una vera e propria riproduzione, piuttosto verosimile, della visione dell'occhio umano, sebbene molto lontana dal rigoroso matematismo geometrico fiorentino

La Luce Fiamminga

La luce, nei quadri fiamminghi tanto quanto in quelli italiani, è l'emento unificante dei vari elementi compositivi dell'opera pittorica.

Essa è sempre chiaramente emessa da una fonte precisa e si riflete in maniera verosimile sulle figure concorrendo a rappresentarne le volumetrie e la plasticità.

Inoltre la pittura ad olio permise agli autori fiamminghi di rappresentare la luce come la tempera non era in grado di fare, perchè riusciva a rendere in modo del tutto straordinario la sua immateriale ma inevitabile presenza spaziale

Occhio ai Dettagli

L'arte fiamminga ha il grande pregio di trovare la sua universalità nella semplicità. Infatti i nuovi valori della classe borghese trovavano loro rappresentazione in quadri raffiguanti scene di vita quotidiana, spesso in ambienti domestici, nei quali grandissimo spazio e grandissima importanza veniva conferita ai dettagli, lasciando da parte ogni distinzione fra il prosaico e il solenne, e quasi fra il divino e l'umano.  Importante anche per la sua natura simbolica, la vera e propria passione che i fiamminghi nutrirono per il particolare, aprì la strada ad una delle correnti più importante sviluppatesi nelle fiandre del quattrocento, la natura morta.

Il Ritratto

Grande riscoperta dei fiamminghi, fu anche il gusto per la ritrattistica individuale, che aveva conosciuto grande fama nel mondo romano, ma che era quasi del tutto scomparsa nel mondo medievale, salvo poi essere ripresa in Italia, da Donatello.

Il pragmatismo e l'individualismo che caratterizzavano la società delle Fiandre, favorirono il ritorno di questa tipologia di dipinti, che miravano a descrivere la realtà senza per questo idealizzarla o nascordene i difetti e le imperfezioni.

Grande caratterista del ritratto fiammingo fu il tipico sfondo nero che permetteva di mettere in risalto la figura e i colori vivaci ottenuti grazie alla tecnica ad olio, con una maestria che ancora oggi non può lasciare che un ammirato sconcerto