Profeta Abacuc

(ca. 1423-1435)

La statua, risalente al 1423-1435 ca., appartiene ad un gruppo di 4 opere (due di Nanni di Bartolo ed un’altra realizzata, sempre, da Donatello), scolpite per le nicchie del campanile di Giotto. Al termine del lavoro, le opere piacquero a tal punto che furono posizionate nel lato ovest, il più importante, andando a sostituire quelle realizzate da Andrea Pisano. L’opera, sin dal Rinascimento, è comunemente chiamata “Zuccone”, per la calvizie del personaggio raffigurato. Il profeta Abacuc era ritenuto piuttosto repellente e Donatello lo ritrasse in tale modo: anziano e brutto. È addirittura possibile avvertire, attraverso la rigidità del panneggio, la sporcizia della stoffa. L’artista, infatti, si ispirò sempre al realismo dell’arte romana, piuttosto che alla perfezione di quella greca. Vasari ricorda che lo scultore si servì, come modello, di tale Giovanni Chiericini, nemico della famiglia Medici, vissuto a Firenze e arricchitosi dal nulla. Splendida la mano destra: nonostante sia infilata nella cintura, sembra pronta a muoversi. La muscolatura è possente.