Giotto

Colui che "rimutò l'arte del dipingere di greco in latino"

La data della nascita di Giotto è incerta, ma si fa risalire al 1267. Egli ottenne una prima formazione culturale a Firenze, per poi trasferirsi a Roma sul finire degli anni Ottanta del Duecento. Tra il 1290 e il 1296 si trova invece ad Assisi, dove partecipa alla decorazione della Chiesa Superiore della Basilica di San Francesco, lavorando al fianco di Cimabue. La fascia inferiore delle pareti longitudinali è occupata dal celebre ciclo ispirato alle Storie di San Francesco, realizzato da Giotto tra il 1292 e il 1296, e composto da 28 affreschi, ognuno dei quali è incorniciato da due colonne tortili dipinte.

La rinuncia agli averi, affresco del ciclo riguardante San Francesco dipinto da Giotto. Si nota come il pittore abbia dato concretezza e definizione ai personaggi, i quali sono quindi più naturali per quanto riguarda l'espressione del viso e i gesti. Si può dunque affermare che Giotto abbia intrapreso un processo di umanizzazione della pittura. Nell'affresco è evidente come il pittore abbia diviso i personaggi in due gruppi: a destra vi sono il padre di Francesco, i suoi familiari e altri uomini importanti di Assisi, a destra invece Francesco, il vescovo della città e altre tre figure religiose. Le braccia dei personaggi disegnano diagonali immaginarie: le mani del Santo sono rivolte al cielo, ma non in posizione verticale, bensì definendo una linea obliqua, come del resto il braccio di suo padre, trattenuto da un personaggio autorevole, ed infine la mano di Dio, le cui dita sono rivolte verso gli occhi di Francesco. Anche le architetture che si trovano ai lati dell'affresco rappresentano simbolicamente una divisione tra le due fazioni: l'una infatti raffigura edifici di carattere civile, l'altra allude ad una costruzione sacra. Molto importanti sono del resto le espressioni, in particolare quella del padre di Francesco, il quale, al contempo preoccupato per la scelta del figlio e sdegnato per l'atto commesso da quest'ultimo in pubblico, sorregge con un braccio i vestiti del ragazzo.

Infine è sicuramente da notare la prospettiva: gli edifici infatti sembrano quasi più piccoli delle figure in primo piano e le linee di fuga concorrono in punti diversi. Questo perché ad un artista del '300 non importava dare una prospettiva matematica allo spazio. Tuttavia Giotto ci dimostra di essere capace di utilizzarne le regole con esattezza nella Cappella degli Scrovegni.

La seconda fotografia mostra invece una rielaborazione al computer del possibile stato originale dell'opera.

Giotto si dedicò alla realizzazione della cappella degli Scrovegni tra il 1303 e il 1305 ed essa fu l'apice della sua ispirazione artistica. Tra le Storie di Cristo uno degli affreschi più drammatici è il Compianto sul Cristo morto. L'attenzione dell'osservatore è indirizzata ai volti di Maria e Gesù, grazie alla roccia che conduce verso il fulcro dell'immagine e al capo di San Giovanni piegato in avanti. Maria, come in tutti gli affreschi di Giotto, è una figura imponente , la quale in questo caso è contratta in una grande espressione di dolore per la morte del figlio, evidenziata dal pittore anche tramite i duri lineamenti della donna. Una grande sofferenza è manifestata inoltre dalla figura di Giovanni, al centro dell'opera, mentre le donne velate sorreggono il capo di Gesù, seguite da altrettante figure femminili piangenti. Ai piedi di Cristo è presente la Maddalena, la quale glieli bagna con le sue lacrime. La prospettiva è qui resa grazie alle persone sfalsate.

Nell'affresco è possibile individuare un'innovazione giottesca, ossia la rappresentazione di due donne viste di spalle: infatti l'invenzione del pittore consiste nel dipingere la scena come si sarebbe presentata davanti a lui. Al contrario le immagini bizantine erano sempre frontali e spesso in posizioni innaturali. Inoltre si può prestare attenzione al velo della donna che sorregge il capo di Cristo, attraverso il quale si intravede il suo profilo.

Nella terza fotografia invece vi è L'incontro tra Gioacchino e Anna, il cui centro è occupato dal bacio tra i due. Non era mai stato raffigurato un bacio vero prima d'ora. Si può notare nell'ingrandimento dell'affresco che la barba di Gioacchino venne realizzata a secco, come del resto il velo che copre il capo di Anna. Dietro ai protagonisti sono raffigurate due donne, che simboleggiano la tristezza della sterilità (la figura coperta da un velo nero) e la gioia di essere sposa e madre (quella vestita di bianco).

Giotto riesce ad esprimere perfettamente il sentimento dei due personaggi attraverso il loro sguardo - infatti gli occhi di Anna sono "persi" in quelli di Gioacchino - e attraverso la posizione delle mani, che avvicinano reciprocamente i loro corpi.

Si tratta dell'affresco della dedicazione della cappella degli Scrovegni, il cui protagonista è Enrico Scrovegni, noto usuraio che commissionò la cappella a Giotto. Gli affreschi sono tutti dedicati a Maria e Gesù, atto simbolico per riscattare l'anima del suo avo Reginaldo, che Dante colloca all'inferno, e la propria, restituendo a Dio ciò che era stato lucrato tramite usura. Come si può notare, infatti, la tunica indossata da Enrico è viola, colore della penitenza.

L'affresco rappresenta il Giudizio Universale, dipinto da Giotto all'interno della cappella degli Scrovegni. Da tale raffigurazione si evince la capacità del pittore di dare vita ad immagini davvero grottesche, che rispecchiano perfettamente le descrizioni attuate da Dante nella Divina Commedia, ed è infatti per questo che si crede che i due si conoscessero. Inoltre Dante accenna a Giotto nel purgatorio, scrivendo che ormai la fama di costui ha oscurato quella del suo maestro (Cimabue). Giotto riesce a ritrarre le sensazioni, le espressioni, i dolori e le sofferenze più atroci patite dai condannati con estrema semplicità, in modo tragico e al tempo stesso sobrio ed elegante.