Un'utopia rinascimentale:
La Citta' Ideale

Il disegno urbanistico della città ideale, più che altro immaginato e sognato e solo in rari casi realizzato, riflette criteri di estrema razionalità, principi spesso accompagnati da una tensione ideale e filosofica e da una forte spinta utopica.

Fin dall'antichità, dalla nascita dei primi centri urbani, l'idea della città ideale ha percorso la storia dell'uomo. Ma è nel glorioso Rinascimento che essa trova massima espressione; la città infatti, dopo la crisi che l'aveva investita in età medievale, si riappropria del suo ruolo centrale, di luogo privilegiato all'interno del quale l'uomo può esprimere al meglio se stesso. A partire dal Quattrocento, il dibattito sulla città ideale divenne tanto acceso e diffuso da fare di questo tema, nonostante non vi fossero delle vere e proprie realizzazioni pratiche, uno dei punti cardini su cui si concentrò la riflessione dell'arte, dell'architettura e dell'urbanistica rinascimentale, nel tentativo di far convergere in esso esigenze funzionali e sensibilità estetica, il cui equilibrio era perfettamente in linea con il pensiero dell'epoca. Valore fondamentale di questa esperienza pregna di razionalismo è attribuito alla tensione ideale che ispira il progetto, in mancanza della quale non si giungerebbe a ciò che si intende effettivamente per "città ideale".

Di grandissimo rilievo ai fini di una maturazione del concetto di città ideale furono poi i grandi temi che interessavano la società rinascimentale ovvero la nuova centralità acquisita dall'uomo, la riscoperta e la riappropriazione dell'arte e dell'architettura greca e romana, l'imitazione della realtà, l'organizzazione della prospettiva dello spazio artistico e la teoria delle proporzioni nella progettazione architettonica.

La città ideale si configura come una città stato, la quale non si limita a svolgere la funzione di centro abitato ma diviene una comunità civica, portatrice di un suo retaggio storico e culturale, "spazio ideale aperto all'invenzione e insieme luogo concreto della vita associata e sede del potere politico".

Tale funzione ideologica di cui la città ideale era pregna rese le signorie cittadine dell'epoca desiderose di dare vita a città ideali, che celebrassero i caratteri "di novità e artificiosità del nuovo regime politico". Si assistette di conseguenza ad alcuni tentativi atti a realizzare spazi urbani in cui, trasferendo su un piano progettuale e concreto i temi della discussione teorica e astratta, si avesse una bilanciata commistione fra l'organizzazione dello spazio e le esigenze ideali di efficienza, armonia e ordine, traducendo in pratica le "aspirazioni della perfetta ragione politica" e le funzioni imposte dalle ambizioni signorili: "di rappresentanza (il palazzo), di difesa (le fortificazioni), di residenza (strutture abitative per i nuovi ceti urbani), di spettacolo (il teatro)". Al fine di raggiungere tale obiettivo, in base al volere del signore, furono progettate nuove città e costruiti, secondo spazi regolari e rettilinei, strade, ponti, canali, piazze e fortificazioni in quelle già esistenti, così da scardinare definitivamente l'impostazione urbanistica medievale.

La città ideale trova massima espressione nel dipinto Città Ideale,  esposto nella Galleria nazionale delle Marche, mostra il luogo ideale dove la classicità moderna raggiunge il suo culmine. L'autore, che per alcuni sarebbe Piero della Francesca, mentre per altri potrebbe trattarsi di Leon Battista Alberti o Luciano Laurana, secondo quanto descritto in calce allo stesso dipinto, ha voluto rappresentare il modello di assoluta armonia della città rinascimentale, vista come una sorta di "scacchiera" nella quale il pavimento delle strade, amplifica la struttura della città, i cui edifici, non più alti di tre piani, proprio come i pezzi di una scacchiera, sono disposti in modo simmetrico e collocati a intervalli di spazio secondo canoni di assoluta perfezione. Al centro del dipinto spicca poi una rotonda, un particolare tipo di edificio classico che, presentando una struttura circolare, simboleggia un'opera che tutto racchiude all'interno di sé, lasciando un vuoto ideale e universale al di fuori. Si tratta di un inequivocabile caso di utopia.