Arte

Ambienti e Oggetti della vita di tutti i giorni nella pittura del '600

Maria Elena Grassilli 3D, liceo Minghetti Bologna

Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, Canestra di frutta 1599

il Realismo (1620-1715)

In Italia alla fine del'500 arriva a Roma Michelangelo Merisi detto il Caravaggio portando con sè gli elementi di una corrente ormai diffusa in tutta Europa:il Realismo

Tale fenomeno artistico indica un preciso riferimento alla realtà concreta, alla vita di tutti i giorni senza alcuna idealizzazione. Descrive e rappresenta quindi ambienti e oggetti della vita quotidiana.

Per i pittori realisti, né la natura, né le immagini di vita, possono avere una qualsiasi idealizzazione, perchè,  come afferma Courbet "un oggetto astratto, invisibile, che non esiste, è estraneo all'ambito della pittura".




 

Michelangelo Merisi, Natura morta con fiori e frutta (Hartford, Wadsworth Atheneum)

La natura morta :

Solitamente con natura morta si indica la rappresentazione ravvicinata di oggetti di uso quotidiano, appositamente raggruppati, dove sono assenti figure umane e animali (questi ultimi possono essere anche presenti, ma sono morti).

Il soggetto volutamente modesto, la struttura semplice e la destinazione borghese hanno relegato la natura morta nel novero dei generi bassi, ma, come è successo anche per il paesaggio, la sue potenzialità hanno finito con rivelarsi, soprattutto nell'arte contemporanea.

Si tratta di un genere molto antico, presente anche nella tradizione ellenistico-romana. Si ripresenta in forma autonoma all'inizio del 600 con Caravaggio e si afferma in ambito realista proponendo in maniera apparentemente semplice significati simbolici cifrati a sfondo morale e religioso: frutti e fiori recisi che richiamavano la caducità della vita, animali macellati che alludevano alla prudenza, varie metafore del sacrificio di Cristo .....

Interpretazioni particolari della natura morta simbolica seicentesca saranno in ambiente spagnolo i bodegon, composizioni con vivande e utensili domestici, dipinti anche da Francisco de Zurbaran, in ambiente lombardo gli strumenti musicali di Evaristo Baschenis e in quello olandese il Bue squartato di Rembrandt.
(springpad la natura morta)

Pieter Claesz (1598-1661)

Pieter Claesz, Pittore olandese Barocco, nacque in Germania, in Westfalia, o in Belgio a Berchem, intorno al 1598, si stabilì ad Haarlem, in Olanda nel 1617.

Il giovane pittore visse e lavorò per tutta la vita ad Haarlem, dove si sposò e con il pittore  Claeasz Willem, detto Heda (1594-1682) fondarono una inconfondibile tradizione di pittura di natura morta detta "ontbijt" che produsse con grande precisione tavole imbandite, nature morte e vanità.
Per i suoi lavori, Pieter Claesz ha generalmente scelto oggetti di tipo più familiare di Heda, resi con colori vivaci, quelli della sua giovinezza, ma quasi monocromatici, con sottili fasci di luce, via via che il pittore progrediva nell'età e nella abilità di pittore quando le sue  composizioni acquisirono più eleganza, ampiezza e noncuranza rispetto al passato.
Infatti l'obiettivo principale di Claesz era di rendere più realisticamente possibile i materiali e cattura il più accuratamente possibile la luce riflessa.
Altra caratteristica del pittore è stata la continua ricerca di nuove tecniche per dipingere in modo perfetto elementi rettilinei e oggetti curvi, diventando il principale pittore di natura morta a Haarlem, che in quel momento era la più importante città olandese.
  Claesz, muore ad Haarlem intorno al 1661, lasciando a proseguire la sua arte al figlio Nicholas Berchem che divenne famoso come paesaggista.

(settemuse Claesz)

Claesz, Colazione


Claesz, Natura morta con ostriche

Claesz, Natura morta con tacchino

Claesz, Vanitas

Samuel Van Hoogstraten

Hoogstratenhóokstraatë›, Samuel van. - Pittore, incisore e scrittore (Dordrecht 1627 - ivi 1678). Allievo e imitatore di Rembrandt, nel 1652 fu a Roma. Dipinse soggetti biblici, mitologici e storici, specializzandosi nel trompe-l'oeil. Eccellente disegnatore, le sue cose migliori sono i quadri di genere, ispirati a P. de Hooch, G. Metsu, J. Steen. Opere in varie collezioni europee.

(enciclopediaTreccani on line)

Samuel Van Hoogstraten, Vista dal corridoio

Hoogstraten, Tromp l'oleil natura morta

Hoogstraten, vista dal corridoio

La scuola napoletana

Per pittura napoletana si intende quell'attività creativa pittorica che abbraccia un arco di tempo che va dal XVII alla prima metà del XX secolo e che ha interessato la città di Napoli influenzando poi tutto il meridione.

Tra le principali città d'arte europee, Napoli può vantare una lunga tradizione artistica, sebbene non si sia potuta riscontrare una vera e propria scuola pittorica continuativa nei secoli e nota sul piano europeo.

Tuttavia importanti e numerose correnti artistiche si sono affermate nel corso dei secoli grazie al florido cosmopolitismo della città, che l'ha portata a contatto prima con la pittura senese e in seguito a quella emiliana, alla presenza di sovrani illuminati come Roberto d'Angiò e Carlo di Borbone e grazie anche al passaggio in città di Caravaggio, il cui arrivo, avvenuto nel XVII, fu determinante per la nascita della pittura napoletana strettamente connessa con un numeroso seguito che contribuì a formare il caravaggismo.

Primo fra tutti a seguire le orme del Merisi fu Carlo Sellitto, non a caso oggi definito il primo caravaggesco napoletano; La sua prematura morte, avvenuta all'età di soli 33 anni, tuttavia privò ben presto Napoli del ritrattista più ricercato tra i membri dell'aristocrazia locale.

Sebbene il Sellitto fu il primo caravaggista ad essere maggiormente influenzato da Caravaggio è Battistello Caracciolo, già probabilmente allievo di Belisario Corenzio. Il Caracciolo esprime appieno la grande rivoluzione caravaggesca delle tonalità della luce e dell'uso dell'ombra, abbandonando però gradualmente il realismo del maestro e avvicinandosi a modelli idealizzati classicisti probabilmente in seguito ai viaggi compiuti a Roma e Firenze.

L. Giordano si annovera tra i più importanti pittori italiani e tra i più prolifici di sempre. La sua arte inizia con la scuola riberesca prolungandosi nel tempo fino a superare definitivamente la tradizione del barocco seicentesco, inaugurando così l'arte del secolo successivo con i suoi vivaci colori che riprende dallo studio magistrale della pittura veneta e dall'attento studio di autori del Cinquecento come Raffaello, Annibale Carracci e Michelangelo.

Se l'ultima parte del Seicento è ampiamente dominata dalla presenza di Luca Giordano, bisogna dire che contemporaneamente a questi un altro pittore che salì alla ribalta nello stesso periodo fu Mattia Preti. Il Preti, pittore calabrese giunto in città nel 1653, incontra Luca Giordano.

Parallelamente al Ribera, al Giordano ed al Preti, intanto, Massimo Stanzione perfeziona la sua pittura grazie ad un viaggio fatto a Roma nel 1617. Fu così che divenne uno dei primi autori napoletani del seicento a staccarsi dall'impronta del Merisi. Divenne di fatto uno dei più importanti e ricercati affrescatori di Napoli, ricevendo in alcuni casi commissioni anche in Spagna. Inoltre fu grande amico e collaboratore di un'altra pittrice giunta a Napoli in quegli anni (1630) : Artemisia Gentileschi. Della Gentileschi permangono in città diverse opere eseguite dagli anni trenta del XVII  fino alla sua morte, avvenuta nel 1653. Infatti l'artista romana, dalla vita travagliata e piena di sofferenze, decise di adottare la città come sua seconda patria (nella stessa si sposò ed ebbe due figli).

Aniello Falcone vede formarsi nella sua bottega altri importanti artisti napoletani, tra cui Micco Spadaro e Salvator Rosa, insieme ai quali - e con molti altri - sembra avesse formato la "Compagnia della Morte", così chiamata perché i suoi affiliati uccidevano gli spagnoli nelle strade della città come vendetta per la morte di un loro amico. Salvator Rosa, nato a Napoli ed attivo in questa città, ma anche a Roma e Firenze, fu una personalità poliedrica che abbandonò il barocco e la pittura di genere per dedicarsi alle tematiche più disparate, dalle battaglie all'arte sacra fino all'ultima, ma fondamentale produzione di paesaggi selvaggi e fantastici di gusto quasi romantico.

(Wikipedia)


Salvator Rosa

Salvator Rosa, pittore, incisore e poeta italiano di epoca barocca, nasce a Napoli nel quartiere Arenella il 20 giugno (per alcuni fra il 21-22 luglio) del 1615.

Destinato alla carriera ecclesiastica o, in alternativa, alla carriera di avvocato che era la professione del padre, presto rivela un carattere ribelle insofferente della vita religiosa. Con l'aiuto di uno zio materno, che favorisce il suo evidente interessamento per l’arte, impara le prime rudimentali nozioni di pittura e poi incomincia a fare pratica inella bottega di un buon pittore.
Salvatore incomincia a frequentare la botteghe di Aniello Falcone, i cui soggetti preferiti erano le battaglie e qualche immagine religiosa e che influenzò le sue prime opere.
A 17 anni, pur essendo ancora apprendista, gli era già riconosciuto un notevole talento e personaggi influenti del mondo artistico, quando il padre morì, gli consigliarono di trasferirsi a Roma per concludere il suo apprendistato ed iniziare una carriera indipendente.

Durante gli anni 1634-35 il giovane pittore è a Roma dove si interessa alla Scuola dei Bamboccianti, pittori seguaci di Pieter van Laer detto il Bamboccio per il suo aspetto fanciullesco, che avevano un atteggiamento innovativo nei confronti della natura in opposizione al pesante ed accademico Barocco romano.

Distratto dalla pittura perché coinvolto nella creazione della coreografia di alcuni spettacoli carnevaleschi, in collaborazione con Claude Lorrain e Pietro Testa, ben presto rinnegherà quel linguaggio pittorico della Scuola dei Bamboccianti, per entrare nella bottega del pittore Jusepe de Ribera, detto lo Spagnoletto fedele continuatore del luminismo caravaggesco, creatore di una pittura drammatica e tenebrosa, ricca di vistosi effetti di chiaroscuro. Per alcune sue rappresentazioni grandiose fu nominato "Salvator delle battaglie".

Salvator Rosa muore a Roma il 15 dicembre del 1673 e viene sepolto in Santa Maria degli Angeli lasciando in eredità ai posteri l'esempio di un artista completo, con un personale ed eclettico senso pittorico, che sapeva esprimersi anche attraverso la musica, la recitazione e la poesia.

(settemuse)

salvator Rosa, Natura morta con frutta, verdura e pesci

Rosa, Vanitas

Aniello Ascione

Per conoscere l’artista dobbiamo come sempre rifarci al racconto del De Dominici, che afferma:” Aniello Ascione fu anche egli scolaro del Ruoppoli ed anche fu valentuomo dipingendo con amenità di colore assai vago, e che però tira assai al rossetto d’alacchetta; ha fatto molte opere di frutti e fiori, ma per lo più frutte, e l’uva erano la sua applicazione e con decoro ha l’arte esercitata, facendoli ben riconoscere delle sue fatiche e mantenendo il decoro della professione, ha con esse rese adorne varie gallerie de’ signori ed altre stanze di particolari e da tutti son tenute in pregio l’opere sue”.

Fu  allievo di Giovan Battista Ruoppolo e del suo repertorio predilesse la rappresentazione di frutta ed uva che seppe ritrarre, creando atmosfere calde e sontuose scenografie, attraverso una rilettura della lezione magniloquente dell’ultimo Giordano.

Alcune sue opere raggiungono un livello molto alto, caratterizzate da un’intonazione cromatica calda e da una schietta vena decorativa, come alcune conservate al museo Correale, tra cui Natura morta di frutta e fiori con cesto riverso(tav. 1), le due grandi tele del museo di Castel Ursino a Catania (fig. 3) e la splendida Uva, mele e cedro(fig. 4) in collezione Lucano a Roma. Sono tutte composizioni influenzate in parte anche dagli eleganti modi pittorici di Abraham Brueghel.

(Achille della Ragione)

Ascione, natura morta

Ascione, natura morta con anguria e fiori 

Ascione, natura morta con fiori e pesche

Ascione, natura morta con pesche

Ascione, natura morta con fiori, piante e frutta

Massimo Stanzione

Stanzióne-z-› (o Stanzióni), Massimo. - Pittore (Orta di Atella 1585 - Napoli 1656). Allievo di F. Santafede, fu a Roma nel 1517-18 e in varie riprese fino al 1630, quando si stabilì a Napoli. A Roma la conoscenza dei caravaggeschi e delle opere dei Carracci, oltre che di Domenichino e G. Reni (presenti in quegli anni anche a Napoli) lo spinse a un tentativo di mediazione tra le due maniere. Dopo il marcato naturalismo delle prime opere (Storie del Battista, Madrid, Prado), guardando a S. Vouet e G. Reni, elaborò uno stile caratterizzato da forme eleganti e raffinato cromatismo, dai toni chiari e luminosi (affreschi nel Gesù Nuovo, 1639-40; nelle cappelle di S. Bruno, 1631-37, e del Battista, 1644-45, certosa di S. Martino). Personalità di primo piano a Napoli, vi esercitò un profondo influsso anche nell'apertura verso il barocco, evidente nelle ultime opere (Annunciazione, 1655, Marcianise, parrocchiale).

(enciclopedia Treccani)

Stanzione, natura morta

Giuseppe Marullo

Marullo, natura morta con fiori

Nicola Malinconico

Malinconico, vaso con fiori e frutta

Nicola Malinconico, natura morta floreale

Domenico Gargiulo detto Micco Spadaro

Gargiulo, Domenico, detto Micco Spadaro. - Pittore (n. Napoli 1610 - m. prima del 1675). Seguace di A. Falcone e di S. Rosa, è soprattutto noto per le sue pitture di genere, scene di paese ed episodî di storia napoletana alla maniera di M. Cerquozzi (La Piazza del Mercato durante la rivoluzione del 1647; Piazza del Mercatello durante la peste del 1656; a Napoli, nel museo di S. Martino). Nei quadri di soggetto sacro segue la maniera di A. Vaccaro e di F. Ribera.

Spadaro, natura morta con pesci e crostacei

  Francesco Antonio Cicalese (1642-1685)

Cicalese,Tartarughe e rane

Cicalese, natura morta con frutta

Cicalese, natura morta con melograno, uva, pere e susine

Luca Forte

Fòrte, Luca. - Pittore (n. fra il 1600 e il 1615 - m. prima del 1670), attivo a Napoli. Legato all'ambiente di A. Flacone, fu rinomato pittore di nature morte. Le sue composizioni con fiori e frutta (Roma, galleria Corsini; Napoli, Museo nazionale di Capodimonte; Bologna, collezione Molinari Pradelli, ecc.), partendo da una elaborazione di motivi caravaggeschi, divengono più complesse anche per l'influenza della pittura spagnola.

Forte, natura morta

Luca Forte, natura morta con fiori e tartaruga

Forte, natura morta di frutta

Forte, natura morta

Giacomo Nani,  vasi di fiori

Nani, natura morta con frutti e crostacei

Nani, un giardino con uno sfondo di piaceri carnali

Nani, natura morta con un cane, carne e frutta

Giuseppe Recco

Nasce a Napoli nel 1634 da una famiglia di pittori specializzati nella tecnica della natura morta, praticata dal padre Giacomo, uno dei primi "fioranti", e dallo zio Giovanni Battista; gli stessi figli di Giuseppe Recco, Elena e Nicola Maria, continueranno questa tradizionale attività artistica. Incerta è la notizia di un soggiorno lombardo dell'artista, il quale solo in tarda età sembra avere risentito delle influenze di Evaristo Baschenis e Bartolomeo Bettera, come risulta dalla Natura morta di cinque sensi, datata 1676 (Bergamo, collezione Lorenzelli). Partecipe del naturalismo di stampo ancora caravaggesco, sviluppa nel tempo uno stile più ampio, sensibile alle nuove tendenze del barocco, a cui si avvicina anche grazie alla documentata collaborazione con Luca Giordano. Spesso utilizza nei suoi dipinti il monogramma "G R" o la firma per esteso, seguito dall'appellativo EQUES, titolo che gli era stato conferito, ma di cui non è noto l'ordine di riferimento. Nell'ultimo periodo si accosta alla pittura religiosa: ne sono esempio la Morte di san Giuseppe e l’Assunzione della Vergine (Malaga, collezione Arenaza), opere realizzate in Spagna, dove l'artista si reca chiamatevi dal sovrano Carlo II. Muore nel 1695 ad Alicante.(Brigantino il Portale del Sud)

Recco, fiori e cacciagione

Recco, natura morta con una testa di montone

Recco, fiori e rane

Recco, gioco di morte

Recco, natura morta con frutta e pesci

Recco, natura morta con fiori e frutta

Recco, pesci

Recco, pesce e calamaro

Recco, vaso di fiori

Recco, vaso di fiori

Recco, natura morta di pesci con catino

Recco, natura morta con arazzi, maschere e libro

Recco, natura morta con frutta e fiori

Recco, vaso di fiori

Elena Recco

Elena Recco, trionfo marino

Recco, natura morta di pesci con fiori

Recco, natura morta di pesci

Elena Recco, natura morta di pesci con tartaruga e funghi

Giovan Battista Ruoppolo

Nasce a Napoli nel 1626 da un decoratore di maioliche e sviluppa la sua formazione ispirandosi alla prima maniera di Paolo Porpora, di Luca Forte, nonché al modello del naturalismo derivato dal caravaggismo romano. Tale tendenza è fortemente rappresentata nei numerosi dipinti del decennio compreso tra il 1650 e il 1660, tra i quali, in particolare, la Natura morta con sedani e Boules de neige (Oxford, Ashmolean Museum). Il corpus delle opere dell'artista è stato riconsiderato nel corso degli ultimi decenni: ne sono stati espunti in modo definitivo diversi dipinti in precedenza attribuiti solo sulla base delle iniziali "GBR", comuni all'altro grande pittore napoletano di nature morte, Giovan Battista Recco.

Tra il settimo e l'ottavo decennio, sull'esempio di artisti di ambiente romano, come Mario dei Fiori e Michelangelo Cerquozzi, e del fiammingo Abraham Bruegel, ormai trasferitosi a Napoli, imprime alla sua pittura un'inflessione decisamente barocca e più fortemente orientata a uno stile decorativo e scenografico, pur senza abbandonare l'originaria tendenza per la rappresentazione naturalistica (Pesci e uva, Museo di Loefstede; Nature morte di uva, Parigi, Musée des Arts Décoratifs).

Apprezzatissimo da una committenza colta e aristocratica, a partire dal 1673 lavora per il mercante fiammingo Ferdinand Vandeneynden, raffinato collezionista dell'ambiente napoletano. Muore nella città natale nel 1693.

(il Portale del Sud)

Ruoppolo, natura morta con frutta

Ruoppolo, natura morta

Ruoppolo, interno di dispensa

Ruoppolo, natura morta

Onofrio Loth

Loth, nature morta con fiori e frutta

Onofrio Loth, natura morta con granchio e verdure


Annibale Carracci

Annibale Carracci nasce il 3 novembre 1560 a Bologna. Istituisce a Bologna nel 1582, insieme a Ludovico ed Agostino Carracci (rispettivamente il cugino ed il fratello), l’Accademia dei Desiderosi che cambierà nome nel 1590 per chiamarsi Accademia degli Incamminati. Questa istituzione rimane per molto tempo il punto di riferimento classico dell’arte seicentesca.

Nelle opere di Annibale Carracci si percepisce quella reazione che è quasi un rifiuto al manierismo, in una nuova ricerca senza rincorrere gli effetti spettacolari che superano la natura. Le sue ricerche lo portano invece verso una riconquista dei valori della pittura classica attraverso lo studio dei grandi artisti che lo hanno preceduto, come Michelangelo, Raffaello, Correggio e Tiziano.

Le sue prime opere firmate e datate dal 1583 al 1586 appartengono al periodo dei soggiorni toscani e veneziani e, qualche anno più tardi, la sua produzione sarà considerata tra le più pregiate fra quelle dei grandi artisti attivi nell’Italia settentrionale.

Muore a Roma nel 1609.

(Frammenti d'Arte)

Carracci, natura morta

Pietro Paolo Bonzi il Gobbo dei Carracci

Bonzi, natura morta di frutta

Bonzi, natura morta con verdura

Guido Reni

Guido Reni nacque nel 1575 a Bologna. Si formò alla bottega del pittore Denijs Calvaert, poi frequentò l'accademia dei Carracci.
Le opere che eseguì tra il 1604 e 1614 mostrano il superamento dei modi manieristici, per lasciare il posto ad un modo di dipingere più personale, in cui prevale l'armonia delle forme e l'equilibrio della composizione.
Le opere appartenenti a questo periodo sono: gli affreschi della Cappella Paolina in SantaMaria Maggiore a Roma, gli affreschi della sala Delle Dame e della sala delle Nozze Aldobrandini in Vaticano, gli affreschi della Cappelladell'Annunciata al Quirinale. seguono a questi i suoi capolavori quali l'Aurora del Casino di Palazzo Rospigliosi Pallavicini a Roma, la Strage degli innocenti il Sansone vittorioso e il Ritratto della madre alla Pinacoteca Nazionale di Bologna.
Il periodo successivo segna la piena maturità artistica del pittore, con opere quali Atalanta e Ippomene alla galleria di Capodimonte a Napoli, la Madonna del Rosario alla Pinacoteca di Bologna, le Fatiche di Ercole al Louvre, la Lucrezia e la Cleopatra che si trovano alla Pinacoteca Capitolina di Roma.
Nelle ultime opere lo stile del pittore si modifica: il colore si fa più spento e la forma perde consistenza come nel San Sebastiano della Pinacoteca di Bologna e l'Adorazione dei Magi della Certosa di San Martino a Napoli.
Guido Reni morì a Bologna nel 1642.

(storiadell'arte)

Guido Reni, natura morta con funghi

Jan Davidsz de Heem

Jan Davidsz de Heem, uno dei più grandi artisti barocchi di nature morte, nasce ad Utrecht nel  1606, da una famiglia di calvinisti emigrati dalle Fiandre cattoliche e vive parte della vita in Olanda e in parte nelle Fiandre.
Dopo l’apprendistato, Jan Davidsz de Heem si trasferisce a Leida dove vive una decina d'anni, dal 1625 al 1635 (la città di Leida, rigidamente protestante è la culla di una scuola pittorica che si rifà a Luca di Leida, un pittore ed incisore di un secolo prima).
Il giovane si attiene allo stile della scuola pittorica della città, diventa discepolo del grande Balthasar van der Ast dipingendo nature morte,  composizioni cromaticamente raffinatissime di antichi codici, simbolo della "vanitas" della vita degli studiosi.
Dopo il periodo di Leida, l’artista si trasferisce ad Anversa, città d'origine del padre, si converte alla religione cattolica, si iscrive alla Ghilda di San Luca e, dal 1637, diventa cittadino della capitale fiamminga.
  Nel 1667, Jan Davidsz de Heem fissa nuovamente il domicilio a Utrecht.
Poco meno di cinque anni dopo le truppe francesi invadono Utrecht costringendo Jan Davidsz de Heem a fuggire per rifugiarsi ad Anversa, dove muore nel 1683/4.

Le guerre religiose influenzarono anche il campo artistico: la Riforma Protestante aveva creato le condizioni per uno sviluppo di una nuova iconografia che privilegiava le nature morte.
  Le nature morte, prodotte nel Seicento nei Paesi Bassi, si differenziano generalmente da quelle italiane e francesi, per un simbolismo ben codificato, nascosto apparentemente fra i vari oggetti rappresentati.
Per questo motivo, ogni cosa dipinta, ha uno o più significati, che svelano il messaggio morale o religioso nascosto.

Così, dipinti che rappresentano dolci e vivande, alludono al mistero della fede; i cesti di frutta, alla caducità dell’esistenza e alla sua continua inclinazione verso il male; i dipinti floreali, alla morte e resurrezione e libri e strumenti musicali sono l'icona delle "Vanitas vanitatis", vanità delle vanità del sapere.

(settemuse)

Heem, natura morta con frutti e fiori

Heem, natura morta

Heem, natura morta con un'aragosta e una coppa a forma di conchiglia

Heem, natura morta con frutta, carne e aragosta

Heem, vaso di fiori

Adriaen Van Utrecht

Adriaenàadriaan› van Utrecht. - Pittore (Anversa 1599 - ivi 1653). Dipinse nature morte, ma è specialmente noto come animalista (quadri con animali da cortile). Le sue opere, caratterizzate dal colorito scuro, si avvicinano più a quelle di J. Fyt che a quelle di F. Snyders.

(Enciclopedia Treccani)


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