Jacopo Da Lentini

Grande amico di Federico II

"il Notaro"

quattordici canzoni e ventiquattro sonetti

segue il modello dei trovatori provenzali

Io m'aggio posto in core a Dio servire

Io m’ag[g]io posto in core a Dio servire,

com’io potesse gire in paradiso,
al santo loco ch’ag[g]io audito dire,
u’ si manten sollazzo, gioco e riso.

Sanza mia donna non vi vorria gire,
quella c’ha blonda testa e claro viso,
ché sanza lei non poteria gaudere,
estando da la mia donna diviso.

Ma non lo dico a tale intendimento,
perch’io pec[c]ato ci volesse fare;
se non veder lo suo bel portamento

e lo bel viso e ’l morbido sguardare:
ché lo mi teria in gran consolamento,
veg[g]endo la mia donna in ghiora stare.

Parafrasi

Mi sono posto in cuore il pensiero di servire Dio,

in moda da poter andare in Paradiso,
in quel luogo beato di cui ho sentito parlare,
dove eternamente durano il gioco, il riso e il piacere.

Non vorrei andarci senza la mia donna,
dalla testa bionda e dal viso luminoso,
dal momento che senza di lei non potrei provar piacere
stando dalla mia donna lontano.

E non lo dico con l' idea
di commettere peccato;
bensì solo per vedere il comportamento morale

e guardare il suo viso tenero e bello:
sarebbe per me una gran consolazione,
vedere la mia donna stare in paradiso.

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