LA CORTE ITALIANA

un nuovo centro culturale

Intorno alla metà del XV secolo l’Italia, dopo aver abbandonato il periodo comunale, caratterizzato da lotte politiche tra le fazioni della borghesia, è suddivisa in veri e propri piccoli Stati: ciascuno di essi è retto da un Signore, riconosciuto legalmente come tale dalla Chiesa o dall'Impero, il cui compito è quello di ripristinare l'ordine tra le classi borghesi in competizione, stabilendo un equilibro di classe fra nobili e popolo e adeguando il sistema fiscale.

La pace di Lodi (1454) permise un equilibrio politico-economico tra gli Stati della penisola italiana, portando l'aumento della ricchezza economica e culturale di corti e città.

La corte signorile diventa un centro di vita elegante e di cultura raffinata; il mecenatismo delle corti italiane è il fattore piu’ potente della fioritura artistico-letteraria rinascimentale. La figura dell'artista cambia profondamente: egli è un cortigiano, a servizio del proprio Signore, ed è incaricato di esaltarne la grandezza.

Alla geografia politica corrisponde una geografia dell’arte, tanto che è possibile identificare dei percorsi nell’arte italiana che si sono formati intorno alle corti o alle città più importanti: da Firenze il linguaggio rinnovato dell’arte rinascimentale si diffonde progressivamente nelle principali corti italiane (Urbino, Ferrara, Mantova, Venezia, Firenze).  L’arte della seconda metà del Quattrocento in Italia è dunque strettamente legata alle corti e alle figure carismatiche delle famiglie che le governano. Essa risulta influenzata dalla cultura umanistica coltivata in questi ambienti e dalle tradizioni artistiche proprie di ciascun territorio.

L'INFLUENZA FIAMMINGA IN ITALIA

La grande rilevanza economica e artistica che stava assumendo il territorio fiammingo proprio nello stesso periodo non rimase indifferente ai Signori italiani; gli importanti rapporti commerciali che andarono a costituirsi contribuirono a portare la nuova corrente fiamminga nel nostro paese: Ferrara, Roma e Firenze accolsero importanti personalità della pittura fiamminga, e lo stile italiano, differente in molti aspetti, lasciò di sicuro il segno (Rogier, ad esempio, prese spunto dalla pittura fiorentina). Anche gli Italiani, però, furono largamente influenzati dal nuovo stile nordico: in quegli anni si diffuse in molte corti italiane il ritratto a tre quarti e soprattutto la tecnica di pittura ad olio.