Bernini-Bonarelli love affair

Busto di Costanza Bonarelli, realizzato da Gian Lorenzo Bernini tra il 1636 e il 1638, ubicato al Museo del Bargello, Firenze.

Particolare degli occhi e profilo del busto.

Il busto della Bonarelli è un unicum nel suo genere, è il solo marmo a non avere una committenza, il solo ad avere una dimensione esclusivamente privata, il solo ad essere separato dalla tradizione italiana per la scelta audace della rappresentazione del soggetto, chiaramente con un atteggiamento di intima naturalezza.

Il busto viene eseguito al termine della loro travagliata storia d'amore, nella quale Bernini era sì l'amante, in quanto Costanza Bonarelli era sposata con un suo allievo, ma veniva anche da lei tradito con il fratello minore Luigi. una volta scoperto il tradimento Gian Lorenzo tenta di uccidere il fratello e di far sfregiare il volto dell'amata, ma non riuscendo in nessuna delle due imprese si allontana da entrambi.

Un altra opera del Bernini raffigura il volto della Bonarelli, ma in un contesto totalmente differente: non ci sono più sensualità e intimità, bensì una profonda agonia.

Questa straordinaria opera ha come soggetto il mito citato nelle Metamorfosi di Ovidio, la bella Medusa, una delle sorelle Gorgone, è catturata nel terribile processo che la trasforma in un mostro. I suoi capelli si stanno trasformando in serpenti guizzanti, castigo di Minerva per aver avuto una relazione con Nettuno, dio del mare. Come parte della punizione lo sguardo di Medusa è trasformato in uno strumento di morte capace di rendere pietra chiunque lo incroci.

La rappresentazione del Bernini non descrive questo incidente, ma l’agonia della prima trasformazione di Medusa: il suo volto è contorto dal dolore e la sua bocca è aperta come a gridare. La cosa che sorprende nell’interpretazione è che trasmette la passione, l’emozione e l’umanità del momento, piuttosto che gli aspetti mostruosi e terribili di Medusa trattati dagli artisti e dagli scultori giunti prima di Bernini a raccontare il mito; forse un modo per omaggiare in un qualche senso l'amata.

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