TROPICAL CAFè MOVIE!!!

DOMENICA 7 LUGLIO ORE 22:00!!!

GregMcLean, alla sua opera prima, prende spunto da una storia realmente accaduta e con una fotografia e una tecnica di ripresa sorprendenti avrebbe potuto realizzare un piccolo cult..

Due ragazze inglesi e un australiano intraprendono un viaggio a quattro ruote per le lande desolate popolate dai canguri. Quando il motore della loro auto ha dei problemi nel parco di Wolf Creek, appare improvvisamente un uomo, Mick, che guida un carro attrezzi. Dopo avere rimorchiato l'autovettura fino alla sua officina, mentre la notte si avvicina, il sinistro personaggio inizia a lavorare e i tre ragazzi si addormentano intorno il falò. Si chiudono gli occhi, inizia l'incubo.
Le contraddizioni del cinema horror attuale sono realmente infinite, perse fra la ricerca stilistica, gli effettacci di genere e l'etica comunicativa. Film che potenzialmente potrebbero generare il senso della paura (che al cinema è un'emozione semplice e sincera e quindi come tale non è disprezzabile) senza dover far vedere atti efferati e fiumi di sangue, si perdono nel didascalismo più bieco, credendo che solo mostrando e dichiarando si raggiunga il risultato voluto.
Wolf Creek rientra in questa tipologia, e dopo un'ora di film quasi innocua si sprofonda improvvisamente nel massacro più totale. Assolutamente non necessario ai fini della tensione.
Il cineasta GregMcLean, alla sua opera prima, prende spunto da una storia realmente accaduta e con una fotografia e una tecnica di ripresa sorprendenti avrebbe potuto realizzare un piccolo cult. Il problema è proprio la ricerca spasmodica del gore, dello splatter, e soprattutto del sadismo (una scena in particolare è contro ogni morale umana) che fanno dimenticare il resto del film e lo relegano a quella serie di lungometraggi che mettono in piazza il macabro come unica essenza di un genere che ha prodotto capolavori (non ultimo The Descent) e che oggi, ad ogni prova, rischia di nascere morto.

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