Dal Rococò al Postimpressionismo

Un breve viaggio attraverso le maggiori opere dei più grandi esponenti delle correnti artistiche protagoniste dalla prima metà del Settecento fino al XX secolo:
quello che in due secoli è cambiato, dalle corti alla società della grande industria.

J.H. Fragonard, I fortunati casi dell'altalena, 1767. Wallace Collection, Londra
J.A.D. Ingres, Napoleone I sul trono imperiale, 1806. Musée de l'Armée, Parigi.


Il Rococò
(prima metà del '700-1770 ca.)


William Hogarth
(1697-1764)

Il contratto (dal ciclo "Matrimonio alla moda"), 1744. National Gallery, Londra.

Tratto dal ciclo di sei tavole "Marriage à-la-mode", il quadro, come anche gli altri del ciclo, ha uno scopo di tipo morale. Esso vuole infatti mostrare, nello specifico, il disinteresse e quasi il fastidio reciproco dei due futuri sposi, il cui matrimonio viene calcolato e deciso dalle famiglie, senza interessi di tipo sentimentale, bensì esclusivamente di tipo economico. Le altre cinque tavole descrivono ciascuna un diverso aspetto negativo della vita di una coppia aristocratica o alto-borghese. In tutto ciò, ad ogni modo, lo stile Rococò si mantiene vivo nella celebrazione di una grazia e di una bellezza fatta di particolari, panneggi e vestiti sfarzosi.

Maurice Quentin de La Tour
(1704-1788)

Ritratto di madame de Pompadour, 1748-1755. Louvre, Parigi.

Il ritratto a figura intera della marchesa di Pompadour è significativo dell'arte di de La Tour dal punto di vista di stile e di contenuti, tanto da poter essere considerato esempio del Rococò stesso. Veniamo innanzitutto ad analizzarne la tecnica di pittura: il gusto raffinato e ricercato è presente in ogni particolare dell'opera e contribuisce a rendere l'idea di un personaggio nobile e di una certa importanza politica e culturale. I panneggi e i particolari del vestito riempiono la scena, catturando la luce in maniera da destare ancora più stupore nello spettatore, e ogni pennellata non è lasciata al caso, anzi è calcolata in modo da descrivere dettagliatamente l'immagine. Dal punto di vista dei contenuti, invece, notiamo quali messaggi vuole mandare il pittore: la donna in questione è colta (da notare soprattutto l'edizione dell'"Encyclopedie" di Diderot, in gran voga al tempo negli ambienti di un certo spessore), sa di musica (vedi la chitarra sullo sfondo e il fascicolo di spartiti tenuto in mano) e si fa ritrarre proprio vicino ai suoi volumi per mettere in evidenza le qualità culturali tra le quali nessuna deve essere tralasciata.

Autoritratto, 1751. Musée de Picardie, Amiens.

In questo autoritratto del 1751, invece, notiamo le caratteristiche tipiche del ritratto del Rococò. Innanzitutto abbiamo dinanzi la tecnica del ritratto a mezzo busto usatissima a metà '700, ma ancor di più vediamo definito l'elemento decorativo, essenziale del movimento, e la bellezza non classica ma basata sulla grazia e sull'estetica del tempo (da qui i particolari del vestito, del fiocco e della parrucca così ben messi in evidenza). Il pastello, di cui viene fatto uso in questo caso, è talvolta utilizzato con lo scopo finale - tipico di tutta l'arte del Rococò - di descrivere l'immagine con tinte chiare e raffinate, unitamente a un tipo di pennellate più tipicamente veneziana e barocca.

Thomas Gainsborough
(1727-1788)

Mr and Mrs William Hallett, 1785. National Gallery, Londra.

Nel ritratto a figura intera dei coniugi Hallett vi è tutto ciò che può concorrere a rendere un'opera tipica del periodo del Rococò. Partendo dallo sfondo: la natura. Essa è descritta da pennellate leggere e quasi fumose ed è concepita come abbellimento di tipo puramente visivo che faccia da cornice alla scena. Il particolare del cane vuole aumentare l'empatia dell'osservatore con i personaggi, mentre essi sono immortalati in una posa elegante e maestosa, in abiti degni del loro ceto sociale e con espressioni ed atteggiamenti che riportano nuovamente alla grazia distinta ricercata nelle opere del tempo.


Il Neoclassicismo
(1770 ca.-primi decenni del XIX sec.)


Giovanni Battista Piranesi
(1720-1778)

L'arco con la conchiglia, serie "Carceri d'invenzione", revisione del 1761, Roma

Undicesima tavola delle "Carceri d'invenzione" di Piranesi, realizzate con la tecnica dell'acquaforte, quest'opera dà linee interpretative riconducibili al pensiero neoclassico, con l'idea dell'architettura imponente e massiccia e dell'uomo quasi impotente di fronte ad essa. L'architettura è però derivata dall'abilità dell'essere umano, che quindi si esalta rimirando se stesso in quella che è una delle espressioni massime, secondo Piranesi, dell'arte.

Jacques-Louis David
(1748-1825)

Il giuramento degli Orazi, 1785. Louvre, Parigi.

Qui descritta vediamo la scena del celebre giuramento degli Orazi, nel momento prima della battaglia con i fratelli Curiazi per risolvere in duello la contesa tra Roma e Albalonga. La scena è piena di pathos e teatralità, divisa in modo simmetrico dalle tre colonne e il punto di fuga, individuabile nelle mani del padre, concentra l'attenzione sull'atto solenne della consegna delle spade. Ispirato chiaramente ad un tema di tipo classico, la tecnica si confa allo scopo di rendere l'opera neoclassica sotto anche gli altri aspetti. Qui la lezione del teorico neoclassicista Mengs è attuata: i modelli sono l'arte greca per il bello ideale; Raffaello per l’espressione, la composizione e il panneggio; Correggio per il leggiadro chiaroscuro; Tiziano per gli aspetti più connessi all’apparenza, come il colore.

La morte di Marat, 1793 Musées des Beaux-Arts, Bruxelles.

La scena rappresenta il rivoluzionario Marat ormai morente nel proprio bagno, ucciso dalla nobile Marie-Anne-Charlotte de Corday. ll pittore vuole suggerire la virtuosa povertà di Marat, tramite la sobrietà e l'essenzialità dell'arredo, e dedicare un proprio omaggio, breve ma importante, con la cassetta di legno usata come lapide con tanto di dedica. Costruito come una "Deposizione di Cristo" o una "Pietà", e instaurando un forte parallelo con la figura sacra, il quadro mostra grande partecipazione emotiva all'evento, spogliandolo di tutto ciò che è superfluo e mantenendo la figura nella propria dignità di uomo pur moribondo.

Bonaparte valica le Alpi al passo del Gran San Bernardo, 1800, Malmaison.

Pittore di Napoleone agli albori del XIX secolo, David ritrae qui il generale Bonaparte nell'atto di valicare le Alpi in tutta la propria maestosità e regalità. All'effetto celebrativo dell'opera contribuiscono fortemente il panneggio del mantello di Napoleone, la visibile potenza del cavallo e la sua criniera al vento, nonché la posizione teatrale del condottiero. Ancora di più il suo ardore e la sua forza militare vengono esaltati dalle scritte sulle rocce in primo piano, su cui viene riportato il nome "Bonaparte" insieme a quelli di "Hannibal" e "Karolus Magnus Imperator".

Antonio Canova
(1757-1822)

Ora lasciamo che sia per un attimo solo lo sguardo a darci l'idea della scultura di Antonio Canova, con questo breve video che ci concede l'ingresso virtuale tra le maggiori opere dell'artista conservate in alcuni dei più importanti musei mondiali e nella gipsoteca del paese Possagno, di cui lo scultore era originario. La parte finale della riproduzione ci fa anche affacciare sull'ambiente concreto in cui Canova è cresciuto, così da entrare ancora di più nella mente del genio.

Ad ogni modo, in particolare da notare le più celebri opere ai minuti:

0:52, "Le tre Grazie"; 2:15, "Paolina Borghese"; 2:45, "Amore e Psiche".

L'influenza di Fidia è onnipresente e rende ogni opera aggraziata, alla ricerca di un equilibrio della figura idealizzato ma semplice, tipicamente classico. Inutile dire quanto sia potente il senso di perfezione conferito alle statue e quanto la lezione del teorico neoclassicista Winckelmann sia applicata fedelmente: « Nobile semplicità e quieta grandezza ».

Jean-Auguste-Dominique Ingres
(1780-1867)

Il sogno di Ossian, 1813. Musée Ingres, Montauban.

Ossian, bardo della nascente tradizione romantica scozzese, viene qui ritratto da Ingres nell'atto di sognare, mentre gli eroi e i personaggi dei suoi stessi sogni prendono forma sopra il capo appoggiato all'arpa. Il tema è contemporaneo e piuttosto innovativo, accennando a nuove forme artistiche che daranno poi vita al Romanticismo, ma lo stile ha ancora forti influenze neoclassiche. Basti guardare le figure sognate, tutte in pose quasi canoviane e riconducibili a quella ricerca del bello ideale onnipresente nel movimento in cui il pittore si situa.

La grande odalisca, 1814. Louvre, Parigi.

Anche ne "La grande odalisca" i riferimenti al fascino romantico per l'esotico sono forti, ma la composizione è tutt'altro che post neoclassica. Riconosciamo infatti un' immediata connessione con la "Venere di Urbino" di Tiziano, con alcuni cambiamenti circa la posizione della donna e del drappo o qualche particolare logicamente di diverso tipo, vista anche la distanza temporale e culturale tra i due artisti. Inoltre vediamo nell'opera una connessione al movimento manierista nella descrizione degli arti così allungati, mentre il resto della figura è descritta con i tipici toni morbidi e rievocativi neoclassici.


Il Romanticismo
(1815-1848)



Caspar David Friedrich
(1774-1840)

Monaco in riva al mare, 1809-1810. Alte Nationalgalerie, Berlino.

All'inizio del XIX secolo i nuovi temi del Romanticismo vengono a galla, dopo già qualche accenno non troppo nascosto in Ingres, Goya e Füssli. Friedrich è tra i primi però ad esplicitare questi punti in maniera plateale. Il "Monaco in riva al mare" è infatti esempio lampante di questa nuova tendenza per una serie di motivi stilistici e contenutistici: l'uomo di spalle e per questo impenetrabile per l'osservatore, la figura dell'essere umano minuscola in confronto alla natura che lo sovrasta, l'imponente cielo che occupa 3/4 del quadro a significare l'incontrastato dominio di Madre Natura, la desolazione dell'uomo troppo incompreso per la società che lo circonda.

Di seguito riportiamo anche il celebre quadro di Friedrich "Viandante sul mare di nebbia" del 1818, bandiera iconografica del movimento sino ai giorni nostri, in cui questi stessi elementi vengono tanto rinforzati da far nascere nello spettatore quel sentimento di sublime tipicamente romantico che è ormai parte essenziale del nostro spirito moderno.

Viandante sul mare di nebbia, 1818. Kunsthalle, Amburgo.

Théodore Géricault
(1791-1824)

La zattera della Medusa, 1819. Louvre, Parigi.

Anche "La zattera della Medusa" di Gericault è annoverato tra i maggiori esempi dell'arte romantica, e questo è avvenuto, com'è ovvio, non per caso. L'episodio del naufragio della fregata francese Méduse, avvenuto il 5 luglio 1816 davanti alle coste dell'attuale Mauritania, è qui descritto con teatralità e coinvolgimento e con una tecnica che sicuramente non dà adito a critiche. Lo schema piramidale della composizione, che ha il suo vertice nell'uomo che sventola un fazzoletto per farsi notare da una lontana imbarcazione, aiuta ad accrescere l'emotività della scena, grazie soprattutto alle tensioni dei corpi dei naufraghi. Inoltre le espressioni dei personaggi sono descritte con vera maestria per far nascere in chi osserva un sentimento reale di compassione e agitazione, riportando l'animo a quello sconvolgimento ancora riconducibile al sublime di Burke, di fronte ad un'opera che ha nell'emotività il suo punto forte.

Eugène Delacroix
(1798-1863)

La morte di Sardanapalo, 1827. Louvre, Parigi.

Lussuria, morte, ricchezza, gusto per l'esotico. Un riassunto di alcuni dei maggiori temi romantici in un solo quadro, con una tecnica di colori diluiti e pastosi, con spazi e con prospettive vaghi: ecco cos'è "La morte di Sardanapalo" di Delacroix. Certo l'atmosfera è innegabilmente tetra e ansiosa e per questo suscitò grande scalpore nella società acculturata dell'epoca, ma la forza e la spavalderia delle immagini sta urlando le esigenze di una società che cambia e che non sta più al solito gioco dei ruoli, ma è pronta a cambiare le carte in tavola senza nemmeno riflettervi troppo.

La Libertà che guida il popolo, 1830. Louvre, Parigi.

Il Romanticismo coincide però anche con la nascita di sentimenti patriottici e di un concetto chiave per il loro sviluppo: la libertà. Che sia dal nemico esterno od interno, la libertà permette all'uomo di esprimere se stesso e i suoi diritti, ma l'artista romantico la interpreta anche come principio base per quei popoli che desiderano emanciparsi ed acquistare finalmente quell'identità propria nazionale fino a quel momento sconosciuta. Da qui sgorga l'interpretazione pienamente romantica di Delacroix nella sua "Libertà che guida il popolo": la Libertà, incarnata da una donna di ceto medio-basso, guida verso l'ideale da essa stessa incarnato il popolo, rappresentato nel quadro in ogni sua classe sociale. L'emotività trasmessa dall'opera è accentuata dalle figure moribonde in primo piano e dai particolari che rendono l'immagine più realistica e dunque più suggestiva agli occhi dell'osservatore che in tal modo si fa coinvolgere in un turbine di emotività patriottica.

John Constable
(1776-1837)

Weymouth Bay, 1816. National Gallery, Londra.

Con John Constable il Romanticismo si sfoga nelle sue passioni più legate alla natura, nei colori e nei paesaggi più semplici ma coinvolgenti. Constable è pittore del quotidiano, della campagna inglese che tutti i suoi concittadini possono ammirare ogni qualvolta che si inoltrano fuori dai centri abitati per una passeggiata. Le nuvole che galleggiano sulla nostra testa ogni giorno, le colline e i campi della campagna, la riva del mare inglese: sono queste le bellezze della Weymouth Bay, opera che vuole coinvolgerci nella sua semplice emotività con quei particolari a cui dedichiamo sempre troppa poca attenzione e che il pittore riprende con un tratto deciso e con colori caldi.

Il carro da fieno, 1821. National Gallery, Londra.

Ma la campagna inglese è anche la campagna dei contadini, com'è ovvio, e questi vengono ad integrare in maniera indispensabile il paesaggio con le loro attrezzature, le loro abitazioni, le loro abitudini. Ne "Il carro da fieno" i dettagli del carretto, degli animali, delle figure che guadano il fiume, del cottage nascosto dietro alla vegetazione sono parte integrante del quadro e il pittore fa pieno uso delle emozioni da essi evocati per rendere più ricco il messaggio dell'opera. Essa è però sempre volta a descrivere la bellezza pacifica della campagna, mettendo al centro la natura e il suo rapporto più originale e puro con l'essere umano, che la ammira e la usa per poter attingere a quella calma genuina che si nasconde tra le fronde degli alberi che John Constable pennella con grande perizia.

William Turner
(1775-1851)

L'incendio delle Camere dei Lord e dei Comuni, 1835. Cleveland Museum of Art.

Un deciso passo verso l'Impressionismo avviene invece in Turner, con il quale il colore e la luce prendono spazio sulla scena artistica, per rappresentare la potenza della natura e l'effetto devastante ma spettacolare che essa può ottenere. Il fuoco, il sole, le tempeste, la nebbia sono tutti elementi affascinanti per il pittore, che con il proprio talento e la propria abilità cerca di trasmettere le stesse sensazioni all'osservatore. La tecnica di Turner, fondendo l'acquerello con i colori ad olio, permette di descrivere realisticamente le forti luminosità dei fenomeni naturali e dei particolari annessi. Il risultato è spesso di grande effetto visivo e per questo tutti gli Impressionisti, Monet tra tutti, prenderanno ispirazione e studieranno attentamente le tecniche del pittore come uno dei modelli cui fare riferimento.

Pioggia, vapore e velocità, 1844. National Gallery, Londra.

In "Pioggia, vapore e velocità" gli effetti di luminosità e le descrizioni degli agenti atmosferici (in questo caso in particolar modo la nebbia) sono ancora più studiati, mentre il fascino per il progresso tecnologico prende forma e irrompe nell'opera tramite la rappresentazione del treno. Questo tipo di fascino post rivoluzione industriale è caratteristico di quei movimenti che prendono piede nel periodo storico in cui Turner vive ed egli non è certo immune da questa influenza. Il treno viene raffigurato mentre attraversa un ponte e corre a tutta velocità, o almeno così pare, verso lo spettatore stesso, che viene travolto dalla ferocia dei colori, accesi e mischiati con perizia a favore della realizzazione di un'opera che davvero suggerisce che qualcosa sta cambiando. L'Impressionismo è alle porte.


Il Realismo
(1848-1886)


Gustave Courbet
(1819-1877)

Uomo disperato, 1843-1845. Collezione privata, Parigi.

"[...] la pittura può consistere soltanto nella rappresentazione di oggetti visibili e tangibili". Questo afferma Gustave Courbet, inaugurando un pensiero e un movimento artistico che da lui prenderà piede in tutta Europa definito, prendendo alla lettere il pittore, Realismo. Courbet, in questo presunto autoritratto come in tutte le sue opere, raggiunge la descrizione oggettiva di come la realtà si mostra agli occhi di ciascuno di noi, senza aggiungere ricerche di un bello ideale o di un'emotività forzata. L'osservatore non viene spinto a considerazioni di nessun tipo, né soggettive né oggettive, ma viene semplicemente posto di fronte a ciò che gli si para davanti uscendo per strada, lasciando svagare lo sguardo attorno a sé.

Gli spaccapietre, 1849. Antica Gemaldegalerie, Dresda (andato distrutto nel '45)

I soggetti di Courbet e del Realismo non sono tratti da ceti sociali particolari, anzi vengono presi da quella larghissima fetta di popolo ai margini della vita culturale, politica e sociale della società. Così anche gli spaccapietre, intenti nelle proprie attività quotidiane ed abitudinarie, prendono il loro spazio sulla scena, in pieno contrasto con la tradizione accademica, ma sempre raffigurati con distacco puramente descrittivo. L'attenzione dell'artista è quindi volta a temi nuovi ma descrive la realtà cruda e misera che il mondo acculturato e degli alti ceti sociali ignora e finge di non vedere. Sempre con un certo distacco Courbet dipinge ogni particolare, sebbene indicativo di povertà, e persino la natura tutto intorno è spoglia ed arida per incorniciare la scena con i medesimi connotati.

Mare calmo, 1869. Metropolitan Museum of Art, New York.

In questo luminoso olio del 1869, Courbet si concede invece la raffigurazione di un paesaggio, tema meno gettonato dall'artista ma comunque molto apprezzato. Le fasce di colore danno all'osservatore il senso della profondità, mentre l'ampia zona del cielo concede uno spazio infinito agli occhi, che possono perdersi nell'orizzonte e nelle nubi che riportano la memoria ai paesaggi di Constable. Le barche sull riva, inclinate nello stesso verso e molto simili, ispirano una pacifica desolazione, comunque non tetra per la presenza di una brillante luce solare, in cui ci si può perdere a navigare con la mente e con gli occhi.

Honoré Daumier
(1808-1879)

Il vagone di terza classe, 1862. National Gallery of Canada, Ottawa.

Attenzione al popolo, abbiamo detto. E Honoré Daumier applica alla perfezione questa tendenza. Ne "Il vagone di terza classe" vediamo così sfogarsi le critiche dell'artista, che pone in contrasto le figure in primo piano (la vecchia contadina con il paniere, la giovane madre che allatta il pargolo, il ragazzetto addormentato) con quelle borghesi di maggiore spicco. Il cosiddetto popolino viene raffigurato rassegnato alla propria misera sorte, mentre le tube borghesi spiccano e si stagliano alla luce del finestrino del treno, con un contrasto che porta alla più genuina critica sociale interpretata da uno dei maggiori esponenti del Realismo.

Gustave Caillebotte
(1848-1894)

Strada di Parigi, tempo di pioggia, 1877. The Art Institute, Chicago.

Al centro delle tematiche del Realismo c'è anche però quella nuova classe che si è venuta affermando nell'ultimo secolo: la borghesia. In questo quadro di Gustave Caillebotte varie coppie o singoli uomini di questo ceto passeggiano per la Place de l'Europe, ossia Parigi, la città al centro delle attenzioni del tempo. Nell'opera il fascino per la nuova e moderna Parigi, insieme a quello per la classe che ne sta disegnando il futuro, si fonde alla perizia dell'artista nel descrivere la luce di un giorno uggioso e la pioggia che, ormai caduta, forma qualche rivolo nelle piastrelle della strada I colori chiari e leggeri sono distribuiti con abilità ed attenzione, con effetti di luce davvero verosimili. Questi effetti catturano l'occhio dello spettatore anche nel prossimo quadro presentato, ossia "I piallatori di parquet", considerato il maggiore capolavoro di Caillebotte per il pregevole uso della luce, appunto.

I piallatori di parquet, 1875. Musée d'Orsay, Parigi.

Édouard Manet
(1832-1883)

Olympia, 1863. Musée d'Orsay, Parigi.

Con Édouard Manet la stagione del Realismo comincia a tramontare e i soggetti, le tecniche corrono sempre di più verso la formazione di quel movimento che verrà poi chiamato "Impressionismo" e tra i cui fondatori lo stesso Manet verrà annoverato. Quest'opera suscitò grande scalpore nella società del tempo per il soggetto (una prostituta sul "luogo di lavoro", come qualcuno suggerì malignamente), per la tecnica pittorica, per la posa sprezzante della ragazza e per il nome stesso (Olympia), piuttosto comune tra le donne che praticavano quel mestiere. Le contrapposizioni dei colori, infine, in particolar modo nel mazzo di fiori mostrato dalla donna di colore, ci mostrano come l'artista sia davvero sul punto di dare inizio ad un nuovo movimento che di lì a qualche anno avrà inizio.


L'Impressionismo
(1874-1886)


Claude Monet
(1840-1926)

Lo stagno delle ninfee, 1899. Musée d'Orsay, Parigi.

Il soggetto descritto è ispirato al giardino in stile giapponese del pittore presso Giverny, dove egli coltivava diverse piante esotiche che decoravano un ponticello di legno, che nella rappresentazione divide lo spazio pittorico orizzontalmente, in due parti. Con pittura en plein air, tecnica assai gradita a Monet, egli raffigura uno dei suoi soggetti prediletti: l'acqua e le ninfee. A questo tipo di raffigurazione il pittore si dedicò dal 1899 fino alla morte, tentando di riprodurne ogni diversa sfumatura, ogni taglio di luce, ogni colore che talvolta poteva cambiare. "Io dipingo come un uccello canta", amava dire di sé il vecchio maestro, e qui dimostra tutta la propria abilità nel creare un'atmosfera surreale e fiabesca. Ma per analizzare la tecnica impressionista di cui si serve Monet è doveroso osservare da vicino le pennellate: accese, vivaci, decise e mai troppo definite, in modo da dare da lontano un effetto di perfezione artistica, ma da vicino in realtà un effetto molto più confuso e impressionante.

Il Parlamento di Londra, 1904. Musée d'Orsay, Parigi.

Ma da impressionista puro è la raffigurazione del Parlamento inglese, dipinto nel 1904, in cui Monet esprime tutta la propria tecnica con pura abilità di pennellare il colore con l'intensità e l'energia giusta. L'edificio nell'opera si perde così in una nebbia impercettibile ma presente e le acque del Tamigi riflettono la flebile luce del sole ancora alto ma ormai vicino all'orizzonte. Così il pittore vuole trasmettere un'immagine precisa, servendosi di una tecnica notevole e dando quell'idea precisa cui solo egli sa convogliare la mente dell'osservatore.

Edgar Degas
(1834-1917)

La lezione di danza, 1873-1875. Musée d'Orsay, Parigi.

Con un taglio di tipo fotografico e con punto di fuga esterno al quadro, Edgar Degas descrive qui una scena apparentemente colta e riportata di getto, ma in realtà assai studiata, come il pittore stesso dichiara circa le sue opere in generale ("Nessun'arte è tanto poco spontanea quanto la mia"). In contrapposizione con le tendenze dell'Impressionismo, dunque, Degas non rinuncia al contorno bensì alle sfumature e alle pennellate troppo poco precise, favorendo una pittura più attenta ai dettagli e con qualche sfumatura solo nei casi inevitabili dei tutù o dei fiocchi, e mostrando così la propria grande ammirazione per Ingres e i pittori rinascimentali.

L'assenzio, 1875-1876. Musée d'Orsay, Parigi.

Ancora una volta, ne "L'assenzio", Degas predilige gli interni parigini piuttosto che i paesaggi, e ancora una volta il taglio fotografico e lo squilibrio prospettico danno all'opera un tocco davvero moderno. I soggetti, ossia un clochard e una prostituta, ripresi in parte anche dal Realismo, sono di un ceto piuttosto misero, e si accordano pienamente con l'ambientazione squallida e cupa che sta loro intorno. I loro sguardi persi nel vuoto ricordano "Il vagone di terza classe" di Daumier e conferiscono all'opera un tono malinconico, mentre il bicchiere d'assenzio e quello di vino che stanno davanti ai due personaggi, chiaramente in cerca di una quanto più veloce ubriacatura, rendono la scena triste e al limite del patetico.

Pierre-Auguste Renoir
(1841-1919)

Moulin de la Galette, 1876. Musée d'Orsay, Parigi.

Di tutt'altra natura è l'Impressionismo di Renoir, e d'altronde tutti i vari impressionisti interpretarono l'arte in maniera sempre, pur un minimo, differente. Pierre-Auguste Renoir, inizialmente molto più attratto dai paesaggi, durante la propria formazione si indirizza sempre più a rappresentazioni di soggetti umani mirabilmente inseriti nel loro ambiente. I colori sono sempre accesi e brillanti, catturano l'attenzione e descrivono perfettamente la luce in ogni sua componente. La scena qui ritratta è quella di un ballo popolare all'aperto ambientato al Moulin de la Gallette, appunto, un vecchio mulino abbandonato posto sulle alture di Montmartre, il più pittoresco quartiere parigino. Con la propria tecnica, Renoir non solo suggerisce i movimenti e le danze, bensì anche la gioia di una giornata di festa, fondendo forma e colore in un binomio artistico indissolubile e sintetizzato in pennellate calcolate ma leggere.

La colazione dei canottieri, 1881. Phillips Collection, Washington.

Il dipinto rappresenta una colazione sul balcone di un ristorante di Chatou, villaggio sulla Senna, scusa utilizzata da Renoir per poter dipingere ancora en plein air, così da catturare la chiara luce del primo pomeriggio estivo, filtrata dal tendone a righe. L'attenzione del pittore si concentra soprattutto sui colori, coi quali egli crea i volumi e le percezioni che trasmette tramite la propria arte: gioia, festa, naturalezza dei movimenti, dinamicità delle figure, leggerezza della composizione, luminosità.


Il Simbolismo
(1886-1915)


Gustave Moreau
(1826-1898)

Eracle e l'Idra di Lerna, 1876. Art Institute, Chicago.

La seconda fatica di Eracle consisteva nello sconfiggere l'Idra di Lerna, figlia di Echidna e di Tifone e allevata da Era, mostro a nove teste di cui una immortale. Questa scena, tipica della più tradizionale mitologia greca, viene descritta nell'opera "Eracle e l'Idra di Lerna" con grande perizia da Gustave Moreau, grande precursore e tassello essenziale del grande mosaico del Simbolismo. Il Simbolismo fu infatti una tendenza trasversale di fine Ottocento che conobbe grande successo nei primi anni del XX secolo, fino ai radicali cambiamenti apportati inevitabilmente anche in campo artistico dalla Grande Guerra. Vediamo un altro paio di opere di Moreau che possano introdurre alla comprensione di questa corrente in modo diretto e chiaro.

Orfeo, 1865. Musée d'Orsay, Parigi.

Innanzitutto ogni quadro è ora da guardarsi come portatore di un messaggio, non più come semplice raffigurazione di scene o avvenimenti. Moreau in particolare ama la simbologia mitologica e introduce uno stile che sui simboli pone le proprie fondamenta. Dalla dimensione ottica si passa dunque a quella concettuale, la quale si rifa a temi generali che il pittore indica in maniera più che vaga, lasciando spazio e libertà alla mente di chi osserva l'opera. Il messaggio non è forzatamente indotto e l'intuizione e l'istinto sono i soli strumenti che l'artista concede di usare. Esempio lampante? "Giove e Semele", dipinto da Moreau nel 1895 e conservato nell'omonimo museo parigino, in cui sì il soggetto è chiaro e definito, ma decine e decine di figure di scarso rilievo richiamano l'attenzione e permettono un'interpretazione nuova del mito stesso e di tutto ciò che lo concerne.

Giove e Semele, 1895. Musée Gustave Moreau, Parigi.

Giovanni Segantini
(1858-1899)

Le cattive madri, 1894. Kunsthistoriches Museum, Vienna.

Il Simbolismo raggiunge però il suo apice verso la fine del XIX secolo, quando la sua pittura diventa realmente rappresentativa di concetti e dimensioni del tutto nuovi al panorama artistico del tempo. Giovanni Segantini, divisionista italiano, comincia a creare opere innovative dal punto di vista più contenutistico che strettamente tecnico: "Le cattive madri" del 1894, dunque esattamente a cavallo di quella fine di secolo sopra citata, è esempio lampante di ciò. L'ambientazione del quadro è sì creata con una tecnica di gusto innovativo e sensibile alle nuove correnti, ma quello che davvero spezza l'equilibrio visivo sono le donne straziate e urlanti che si contorcono appese ad alberi secchi e spettrali. Il titolo dell'opera, evocativo tanto quanto misterioso, e la diversa interpretabilità delle immagini contribuiscono a rendere quest'opera pienamente simbolista.

Trittico delle Alpi: la Morte, 1898-99. Segantini Museum, St. Moritz.

Altrettanto evocativa e misteriosa di Segantini è l'opera del celebre Trittico delle Alpi intitolata in maniera enigmatica "La Morte". Il paesaggio invernale, le figure degli uomini in attività, la luce che si staglia sulle forme delle montagne delineandone le ombre, il recinto e il cavallo immersi nel candore della neve sono tutti elementi realizzati con una tecnica di un certo spessore, ma - anche stavolta - colpiscono maggiormente per il contenuto e il significato. Il soggetto scelto da Segantini non è infatti di per sé portatore di un messaggio, tanto meno di quello funesto della morte, ma la tecnica e la disposizione delle immagini suggerisce un valore ulteriore, conduce ad un mondo "al di là" di quello sensibile. Anche stavolta l'artista con grande perizia e grande enigmaticità nella scelta del titolo ci bagna di sensazioni percettibili solo tramite l'intelletto, che portano ad una visione dell'opera personale ma pur sempre veicolata dagli onnipresenti suggerimenti di Segantini.

Gustav Klimt
(1862-1918)

Gustav Klimt, grandissimo esponente austriaco dell'Art Nouveau e protagonista della secessione viennese, è sicuramente uno dei più famosi pittori simbolisti nel mondo. Tutti conoscono i suoi vari "Il bacio", "Le tre età della donna" o ancora "Giuditta I", in quanto egli fu uno dei personaggi più rappresentativi di una corrente innovativa e fuori dal coro. È interessante vedere nelle due opere seguenti come la tipica tecnica di Klimt (priva di prospettiva, a colori piatti e forme ben definite, con contorni precisi) venga ad unirsi con quel tipo di valore simbolico attribuito all'opera. Come Segantini, anche Klimt infatti non sceglie soggetti particolari o particolarmente evocativi (se non quando si lascia andare al fascino della mitologia, ispirato da Moreau, che troviamo in opere quali "Danae"). Questa scelta di soggetti comuni è però solo in apparenza superficiale, dal momento che la struttura dell'opera e i suoi particolari - come i celebri sfondi sempre di natura vaga ed evocativa - delineano un percorso da intraprendere per raggiungere il valore più profondo che l'artista vuole che l'opera esprima.

L'abbraccio, 1905-1909. Museum für Angewandte Kunst, Vienna.
Danae, 1907-1909. Collezione privata, Vienna.

Il Postimpressionismo
(1886-1905)


Paul Cézanne
(1839-1906)

Fumatore di pipa, 1891. Museo dell'Ermitage, San Pietroburgo.

Dal 1886 circa si diffonde poi un'altra corrente trasversale oltre a quella simbolista: il Postimpressionismo. Il termine, coniato nel 1910 da Roger Fry in occasione della mostra londinese Manet and the Post–impressionists, inquadra non un vero e proprio movimento o una scuola unitaria, ma artisti e gruppi anche diversi tra loro, che hanno in comune solo l’intento di superare il realismo impressionista, che puntava all’apparenza immediata delle cose, per seguire il suggerimento simbolista di rappresentare invece una realtà autonoma da quella naturale. Questo tipo di concezione è perseguita anche da Paul Cézanne in modo però piuttosto originale, tanto da affermare nelle sue Lettere che "...il pittore dipinge; una mela o un viso non sono che un pretesto per una combinazione di linee e di colori, niente di più." Cézanne dette grande importanza all'elaborazione dell'immagine secondo parametri ispirati spesso alla geometria, rendendo l'intelletto e la vista facoltà indivisibili tra loro e in stretta collaborazione, ma allo stesso tempo criticando apertamente chi il cervello lo usava fin troppo, ossia i critici: "Le chiacchiere sull’arte sono pressoché inutili. Il lavoro che fa realizzare progressi nel proprio mestiere è una ricompensa sufficiente all’incomprensione degli imbecilli" (Lettere).

Ponte sullo stagno, 1895-1898. Museo Puškin, Mosca.

Il mondo si avvicina alle porte del Novecento, secolo ricco di novità e sperimentazioni in campo artistico e non solo, e i postimpressionisti sentono il cambiamento e ne danno prova nelle proprie opere. In "Ponte sullo stagno", Paul Cézanne ottiene gli effetti perseguiti con pennellate decise e di forte impatto visivo, nonché con un uso sapiente dei colori e delle sfumature - in questo caso del verde -, servendosi dei riflessi dell'acqua in modo da rendere l'opera davvero completa dal punto di vista rappresentativo. Bastano un paio di sue frasi per capirne gli intenti: "Andate al Louvre. Ma dopo aver ammirato i grandi maestri che lì riposano, bisogna affrettarsi a uscire e vivificare in sé, a contatto con la natura, gli istinti e le sensazioni artistiche che abbiamo in noi. [...] Il caos non è più ordinato da Dio secondo le leggi della natura, ma da un artista secondo le esigenze della pittura." (Lettere).

Applichiamo infine queste idee ad un'altra opera dell'artista francese: "Castagni e fattoria al Jas de Bouffan", dipinto del Jas de Bouffan, appunto, residenza estiva di proprietà della famiglia Cézanne.

Castagni e fattoria al Jas de Bouffan, 1884. Norton Simon Museum, Pasadena.

Paul Gauguin
(1848-1903)

Due Tahitiane, 1899. The Metropolitan Museum of Art, New York.

Paul Gauguin, artista postimpressionista sempre in movimento tra Europa, Sud America e Oceania, è pietra miliare del proprio movimento. Nelle sue opere, com'è ovvio, vediamo concretizzate le influenze derivate dai suoi numerosi viaggi: innanzitutto la pittura giapponese - nota in realtà per la diffusione di stampe orientali in tutta Europa -, con le proprie sensibilità, i propri contorni netti e definiti e tonalità insolite per la pittura occidentale. Questa caratteristica è sempre molto presente in Gauguin, il quale non riproduce mai la realtà come oggettivamente la percepisce, bensì come essa viene interpretata dagli occhi e dalla mente, facendo largo uso di colori primari e spesso in contraddizione con il percepibile. Vediamo ora ad esempio "L'onda", opera del 1888 che risente delle creazioni del grande Utagawa Hiroshige, celebre artista dell'Estremo Oriente.

L'onda, 1888. Collezione privata, New York.

Altre due importanti caratteristiche della pittura di Gauguin sono l'attrazione per l'esotico, chiaramente derivata dalla curiosità dell'artista per il mondo estraneo a quello tradizionale occidentale, e il cloisonnisme, tecnica consistente nel contornare con un marcato segno nero oggetti e personaggi dipinti e nel riempire lo spazio così definito con il colore. Avviene così un importante recupero della bidimensionalità della pittura, che, a questo punto, può anche rinunciare a ogni illusionismo prospettico, sia geometrico sia cromatico. Una buona sintesi dell'innovativa pittura dell'artista parigino la ritroviamo nel celebre quadro "Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?", titolo riconducibile per la propria enigmaticità almeno in parte alla corrente simbolista, e che suggerisce, tramite la rappresentazione di quei temi esotici tanto cari a Gauguin, una riflessione circa l'esistenza e il fine della stessa.

Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?, 1897-98. Museum of Fine Arts, Boston.

Vincent Van Gogh
(1853-1890

Notte stellata sul Rodano, 1888. Musée d'Orsay, Parigi.

Vincent Van Gogh è forse uno degli artisti più famosi ai nostri tempi, ma proporzionalmente più incompresi nel proprio periodo. La sua personalità forte, turbolenta, tormentata, violenta lo portò a compiere gesti come quello celebre del taglio del proprio orecchio o come quello tristemente famoso del suicidio avvenuto nel 1890, ma ne rese un grande esponente dell'arte del suo tempo, collocandolo ai giorni nostri nell'Olimpo dei più grandi pittori di sempre. Altrettanto vero, però, come già ricordato, è che negli anni in cui visse egli non poté godere di quella fama e di quella comprensione tra il grande pubblico che tanto agognava. Grande amico di Gauguin - fino all'infausta separazione nel 1888 dopo due mesi di coabitazione ad Arles -, Van Gogh si distingue per un disegno deciso e sperimentale, una pittura composta da tonalità accese e pennellate vigorose, in particolar modo nella fase più tarda del suo sviluppo artistico. Come Gauguin, seguendo i dettami del Postimpressionismo, egli dipinge non la realtà sensibile, ma quella percepita ed elaborata, l'immagine insomma arricchita di elaborazioni tecniche.

Cipressi, 1889. National Gallery, Londra.

Artista impulsivo e impaziente, Van Gogh eseguiva in brevissimo tempo un numero impressionante di dipinti o disegni anche su di un medesimo soggetto. Con spirito creativo, vulcanico e quasi guerresco egli si oppone in modo teorico e concreto ai generi di pittura lenti basati su verifiche scientifiche, apprezzando al contrario l'arte giapponese proprio come l'amico Gauguin. La deformazione dei soggetti in alcune opere come "Cipressi" o la celebre "Notte stellata" del 1889 è espressione di un genio ribelle, di un animo irrequieto e di un'aspirazione all'infinito. Sicuramente il punto forte del pittore olandese, dunque, rimane la disposizione di linee e colori, resa straordinaria da una potenza spirituale sfogata attraverso il pennello sulla tela. Osserviamo ora "Notte stellata", appunto, una delle opere più prestigiose dell'artista, e uno dei numerosi e celebri autoritratti di Van Gogh risalente al 1889.

Notte stellata, 1889. Museum of Modern Art, New York.
Autoritratto, 1889. Musée d'Orsay, Parigi.

Georges Seurat
(1859-1891

Una domenica pomeriggio sull'isola della Grande Jatte, 1886. The Art Institute,

Un potente vento di cambiamento è però portato dal Pointillisme di Georges Seurat, artista parigino fortemente ispirato dalle teorie cromatiche del chimico Michel-Eugène Chevreul, il quale con il proprio principio di "contrasto simultaneo" aveva affermato nel 1839 che se si accostano due colori complementari le qualità di luminosità di ognuno vengono esaltate. Per questo Seurat mise a punto la tecnica divisionista, con cui accostava colori puri tenuti fra loro divisi, e unendola al principio della ricomposizione retìnica, elaborò la propria tecnica puntinista (o cromoluminista), applicandola anche al disegno. Ne derivano dunque opere di straordinaria luminosità e varietà cromatica, caratteristiche affascinanti che soffiano un'aria totalmente nuova nel panorama artistico del Vecchio Continente.

La spiaggia di Bas-Butin, Honfleur, 1886. Musée des Beaux-Arts, Tournai.
La Tour Eiffel, 1889. Museum of Fine Arts, San Francisco.

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