CURRICULUM FORMATIVO

  • Ambito della esperienza: UN LIBRO, FINO AD ORA, MAI DATO ALLE STAMPE
  • ANNO DI INIZIO: 2012
  • DURATA (in mesi): 36
  • BREVE DESCRIZIONE: Mi sono laureata con una tesi riguardante l'insegnamento del calcolo delle probabilità nella scuola primaria. Tale ricerca ha costituito il punto di avvio per la stesura di un testo destinato agli insegnanti che trattava il tema in maniera più approfondita. La bozza definitiva è stata completata nel 2009, ma fino ad oggi, non è stata mandata in stampa. Tuttavia, la prof.ssa Marina Cazzola mi propose di trasformare le attività proposte all'interno del mio libro in un laboratorio di didattica della matematica rivolto ai laureandi di Scienze della Formazione Primaria entrando così a far parte del gruppo di ricerca Matematita dell'Università Bicocca, gruppo che annovera al suo interno, oltre a docenti universitari, insegnanti appartenenti a diversi ordini di scuola.
  • COSA HO IMPARATO: Il tema di un laboratorio non può essere presentato pensando solo a un segmento scolastico, ma deve essere affrontato tenendo conto il più possibile del percorso scolastico globale degli studenti, dalle prime classi della scuola primaria al termine della scuola pre-universitaria. Esistono, infatti, alcuni nodi concettuali con i quali si devono confrontare sia gli insegnanti della scuola primaria che quelli della secondaria e per i quali le forme e le metodologie di presentazione alle varie età si richiamano fortemente. È assodato che gli obiettivi che si possono porre ad un preadolescente che affronta nella scuola secondaria una certa questione matematica sono completamente diversi da quelli che si possono fissare per un bambino della scuola primaria, ma unica è la necessità di condurre l'uno e l'altro a fare direttamente esperienza dei risultati e dei metodi della matematica.
  • COME HA INCISO SULLA MIA PROFESSIONALITÀ: Condurre un laboratorio inserito nelle attività didattiche formative dell'università e partecipare ai lavori svolti dal gruppo di ricerca Matematita costituiscono per me sicuramente una palestra di formazione e aggiornamento continuo.La preparazione del laboratorio, infatti, oltre a presupporre delle scelte riguardanti il corpus della disciplina e l'individuazione di strumenti e sussidi per le attività, coniugando temi e metodologie coinvolgenti, richiede anche la capacità di saper operare nell’ambito delle relazioni interpersonali. Per garantire efficacia al lavoro, infatti, è fondamentale sintonizzarsi con le motivazioni, gli interessi e le conoscenze pregresse degli studenti. Questa esperienza mi arricchisce anche a livello personale. Ogni anno, infatti, mi devo confrontare con gruppi di studenti diversi, da quelli con occhi pieni di entusiasmo, a quelli che già operano a vario titolo nella scuola, passando attraverso quelli ormai stanchi che non vedono l'ora di terminare il proprio percorso di studi. Ogni anno il bilancio di quello che ho imparato è innegabilmente superiore a quello che ho insegnato loro.
  • Ambito della esperienza: INSEGNARE NEL "PICCOLO TIBET"
  • ANNO DI INIZIO: 2010
  • DURATA (in mesi): 48
  • BREVE DESCRIZIONE: A partire dall'anno scolastico 2009/2010 ho cominciato ad insegnare nell'Istituto Comprensivo di Livigno (SO). Le mie aspettative riguardo alle future nomine erano frustrate dal timore che, a causa della riforma Gelmini, sarebbe stato difficile cambiare sede. E così fu, dai miei due anni preventivati, mi ritrovai a trascorrerne lì ben quattro. Livigno è un contesto molto diverso dalle altre sedi dove avevo prestato servizio precedentemente, perché legato alle tradizioni locali e con un forte sentimento di appartenenza alla comunità. Si tratta di un contesto chiuso nell’abitudinarietà delle pratiche quotidiane e che conserva modelli di vivere prestabiliti e mai mutati nel tempo nel quale occorre una buona dose di coraggio unita ad una buona capacità di relazione non solo con i ragazzi, ma anche con gli adulti, per poter insegnare in maniera "rivoluzionaria", al di fuori degli schemi precostituiti come la didattica di tipo frontale.
  • COSA HO IMPARATO: L'esperienza di Livigno ha fortificato il mio carattere di insegnante. In questa realtà scolastica molto retrograda e conservatrice, ho dovuto scontrarmi con tutti al fine di rompere determinati schemi e pregiudizi riguardo al modo di condurre le attività didattiche in classe e, al contempo, partecipare a corsi di aggiornamento, concepiti come pretesti per "fare vacanza". Provvidenziale è stato l'incontro con una mia collega, Aurora Di Benedetto, con la quale ci siamo supportate a vicenda al fine di poter insegnare seguendo modalità più attuali. Con lei, superate le diffidenze iniziali dovute anche ad una "antipatia a pelle" (le apparenze spesso ingannano!) ho intrapreso un percorso professionale molto denso e appagante. È a lei, infatti, che devo la mia passione per le nuove tecnologie e la conseguente decisione di iscrivermi al master in Tecnologie per la didattica del Politecnico di Milano. Ho riscoperto, inoltre, grazie a lei, il piacere di lavorare in squadra, di sfidare le diffidenze e i pregiudizi opposti da chi non vuole comprendere o, peggio ancora, non conosce. Sono orgogliosa di aver lasciato in questa scuola una mia impronta costituita da progetti nuovi realizzati sfruttando le potenzialità che le nuove tecnologie offrono, ma soprattutto, a una gestione della classe più aperta.
  • COME HA INCISO SULLA MIA PROFESSIONALITÀ: L'esperienza conseguita presso questo plesso scolastico, supportata anche dalla lungimiranza di un Dirigente "illuminato", ha temprato il mio carattere di docente. Il dovermi confrontare con una mentalità retrograda e limitata mi ha permesso di sviluppare una particolare sensibilità nell'approcciarmi con persone che non hanno gli strumenti per capire e comprendere il "nuovo". Ho dovuto, infatti, sia confrontarmi con i punti di vista di alcuni genitori che valutavano in base alle loro credenze ciò che veniva fatto durante le lezioni, che scontrarmi con le interferenze di alcuni colleghi e dei coordinatori della scuola che agivano in malafede in quanto si sentivano "oscurati". Nonostante tutto, furono proprio i risultati conseguiti dagli alunni a dimostrare la bontà delle scelte operate che sono emerse anche nei risultati conseguiti durante le prove Invalsi.
  • Ambito della esperienza: Summer School "Da grande voglio fare il maestro"
  • ANNO DI INIZIO: 2014
  • DURATA (in mesi): 0
  • BREVE DESCRIZIONE: Dal 30 giugno al 4 luglio, a Mola di Bari, si è svolta la Summer School "Da grande voglio fare il maestro", organizzata dagli scrittori e insegnanti Giancarlo Visitilli, autore di "E la felicità prof?" (Einaudi), e Alex Corlazzoli, autore di "Tutti in classe" (Einaudi) e giornalista de Il Fatto Quotidiano. Nel corso di questo meeting si sono confrontati con gli studenti di Scienze della Formazione Primaria e gli insegnanti, gli operatori che attivamente si occupano di educazione non solo nella scuola, ma anche in altri ambiti, come la radio, la tv, l’editoria o nelle associazioni sociali. Sono intervenuti, fra gli altri, anche l’ex magistrato Gherardo Colombo, il conduttore radiofonico Federico Taddia, Marco Rossi Doria, maestro di strada ed ex sottosegretario del Ministero della Pubblica Istruzione, Livio Romano, maestro e autore di "Diario elementare" (Fernandel), e Mario Tagliani, maestro nel carcere minorile di Torino, autore di "Il maestro dentro" (Add edizioni).
  • COSA HO IMPARATO: Gherardo Colombo ci ha offerto una lezione sull’educazione alla legalità, introducendoci al principio di uguaglianza di cui all’art. 3 della Costituzione soffermandosi sul primo enunciato, ovvero: «Tutti i cittadini hanno pari dignità». Da tale assioma ne discende che le regole devono esistere affinché ciascuno individuo, nella società, possa vivere ed essere rispettato mantenendo la sua dignità. La Costituzione ha trasformato la nostra società, almeno formalmente, da verticale a orizzontale. Dignità e democrazia sono le chiavi che permettono di far funzionare il nostro ordinamento non più attraverso l’obbedienza, ma bensì attraverso la libertà, la quale per essere esercitata, implica che vi sia un sentimento di responsabilità che si acquisisce solo attraverso l’educazione. Il magistrato ha sottolineato che «Non è attraverso il controllo che si arriva al rispetto delle regole: occorre convincere e coinvolgere». Se si ammette che in una società orizzontale come la nostra il criminale venga semplicemente punito per il reato commesso, allora significa che non si è ben compreso la differenza che intercorre tra il modello di società orizzontale e quello verticale. In un modello di società orizzontale la condanna penale non ha lo scopo di punire, ma di rieducare e redimere. In uno stato basato su dialogo e confronto e non sull’obbedienza cieca, i cittadini risultano molto più responsabilizzati. Non scompariranno i reati, ma chi infrange la legge verrà stigmatizzato e non ammirato.
  • COME HA INCISO SULLA MIA PROFESSIONALITÀ: Il docente deve insegnare concependo l’insegnamento nel suo significato più autentico, cioè quello di lasciare un segno. Ciò accade solo se la scuola viene concepita come una società orizzontale, caratterizzata da ruoli e doveri da compiere e non da gerarchie. L’educazione non si fonda sulla logica del premio e della punizione; serve l’esempio diretto degli insegnanti, il coinvolgimento e il dialogo. La punizione inoltre, esclude e, di conseguenza, rompe le relazioni senza le quali non è più possibile insegnare perché si impara solo attraverso lo stare insieme. Le nuove generazioni hanno compreso meglio di noi l’insensatezza di porre delle regole che non contengono motivazioni che rendono ben chiaro ed intellegibile la ragione per cui una determinata condotta o comportamento invece di avvantaggiarci ci danneggia. I bambini, infatti, hanno occasione di misurarsi quotidianamente con un’infinità di regole, da quelle dell’ora in cui svegliarsi passando per i vari obblighi della giornata (andare a scuola, fare i compiti ecc.), ma anche per le varie possibilità (fare colazione, l’intervallo ecc.). Risulta importante che si comprenda che le regole non contengono solo limiti, ma anche facoltà altrimenti inesistenti. Ed è altrettanto importante che le regole, in apparenza limitanti, vengano intese, al contrario, come delle opportunità. Tanto più una persona ha l’opportunità di poter scegliere, tanto più può progettare il proprio futuro e, di conseguenza, essere felice.

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