La mia collezione

Rococò

Ritratti

Ritratto di Madame de Pompadour
Maurice Quentin de la Tour

1752, Parigi Museo del Louvre, Parigi.
In questa opera de la Tour mette in evidenza la cultura e la raffinatezza della duchessa de Pompadour attraverso la scelta dei libri sulla scrivania: L'enciclopedia, il poema scritto per Enrico IV, e vari volumi illuministici, che ne testimoniano la mentalità aperta e l'ampia conoscenza letteraria della dama. Inoltre, la posizione e la semplice ma raffinata capigliatura, evidenziano la disinvoltura e l'eleganza che la contraddistinguono. L'idealizzazione della dama, ed in generale di tutta l'aristocrazia, da parte di de la Tour è accentuata dall'utilizzo del colore pastello, che caratterizza generalmente tutto il periodo del Rococò.

Ritratto di Elisabetta Pievani Guidotti
Fra Galgario

1725, Bergamo Accademia Carrara.
La pittura di Fra Galgario può essere definita generalmente caricaturale e psicanalitica e, attraverso questo ritratto, ne otteniamo una forte conferma. Il pittore infatti non idealizza affatto la figura di questa dama aristocratica ma anzi ne esalta gli aspetti negativi e poco eleganti, come la pelle olivastra che stona con la parrucca bianca e l'ineleganza dell'intera figura. Il colore utilizzato non è il pastello tipico del rococò ma è caravaggesco per il forte chiaroscuro.

Passeggiata mattutina
Thomas Gainsborough

1785, National Gallery, Londra.
Il ritratto a figura intera di questi raffinati fidanzati mette in mostra la grande eleganza dei personaggi: la donna indossa infatti la "camicia della regina", un tipo di abito utilizzato dalla regina Maria Antonietta e di gran moda al tempo, mentre l'uomo è sobrio ma sempre elegante. Con un sapiente tocco fluido, Gainsborough crea un paesaggio e un'atmosfera mistici.

Scene di genere
La mattina
William Hogart

1733-35, National Gallery, Londra, ciclo "Il matrimonio alla moda".
Il ciclo del "matrimonio alla moda" consiste in sei dipinti di scene di genere con tecnica ad olio, con cui descrive satiricamente il percorso disastroso di un matrimonio svoltosi per interesse.
Con "La mattina", il pittore sottolinea i vizi e i disvalori di entrambi i coniugi; la moglie, che si è appena svegliata, guarda con aria soddisfatta il marito mentre intorno a lei si trovano per terra carte da gioco e vari libri, ad indicare la serata "brava" che ha passato, mentre il marito, che ha un vistoso neo sul collo per coprire i segni della sifilide, deve aver perso non solo dei soldi, (per la tasca vuota della giacca) a anche un duello e "l'onore" per la spada piegata. Il maggiordomo, con in mano vari conti, alza lo sguardo al cielo per la disastrosa gestione della casa mentre un servo mette a posto le sedie ed i tavoli con le calze basse nonostante sia pieno giorno.

Scene di genere
La taverna della Rosa
William Hogart

1733-1735, Sir John Soane's Museum, ciclo "La carriera del libertino".
Il protagonista del ciclo è un giovane arrampicatore sociale, pronto ad esaurire tutto il patrimonio per vivere negli agi e per frequentare i ricchi salotti londinesi. Nel dipinto lo troviamo seduto scomposto e frastornato in una taverna malfamata mentre viene rubato dell'orologio da due prostitute. L'ambiente sporco ed affollato è tipico dei locali equivoci del tempo.

Neoclassicismo

Ritratti

Ritratto di Lavoisier e di sua moglie
Jacques-Louis David

1788, The Metropolitan Meseum of Art, New York.
Il ritratto del celebre chimico e della moglie, opera di grandi dimensioni, ritrae i soggetti in un momento di vita quotidiana; Lavoisier infatti è seduto alla scrivania e sta lavorando, mentre la moglie con disinvoltura si appoggia a lui. David si ispira a Velasquez e a Tiziano per il colore rosso del velluto che copre il tavolo in contrasto con il nero del vestito del chimico e con il bianco dell'abito della moglie e per la pittura cristallina. Il pittore inoltre riesce a trasmettere la complicità e l'amore che lega i due protagonisti, infatti Lavoisier guarda rapito la giovane donna, mentre lei si appoggia con dolcezza.

Ritratto di Madame Sériziat
David

1785, Louvre, Parigi
David ritrae la giovane donna e suo figlio in un ambiente interno, appena tornati da una passeggiata in campagna. L'uso sapientissimo da parte di David del colore è testimoniato dal bianco della vesta della donna e del bambino, colore non facile da usare ma che David maneggia al meglio. Nonostante il bambino sia tagliato dall'inquadratura, scelta contro la scuola di formazione degli artisti e contro le regole formali, l'attenzione ricade anche su di lui; Le guance di Madame Sèriziat sono rubiconde e il suo volto è solare e semplice, in questo modo David ci trasmette la disinvoltura e l'animo semplice della donna.

Ripresa del tema gotico dell'incubo

L'incubo
Fussli

1781, Detroit Institute of Arts, Detroit.
Il carattere razionalista del neoclassicismo si presta alla ripresa del tema dell'incubo, in cui i freni che la nostra mente possiede vengono meno, generando mostri e situazioni inquietanti. Fussli ritrae quindi una ragazza in preda ad un incubo, un diavolo (incubus) è seduto sul suo ventre mentre una giumenta (nightmare) sbuca dall'oscurità.

Acqueforti

Carceri d'invenzione
XI L'arco con la conchiglia
Giovanni Battista Piranesi

1745, Roma.
Piranesi, incisore dalla personalità eclettica e estrosa, si dedicò alla realizzazione di sedici acqueforti con il medesimo soggetto: carceri e fortezze sotterranee. Gli edifici i macchinari e le costruzioni sono contorti e complicatissimi, con torri e fortezze irrealizzabili sottoterra. Anche Piranesi si concentra dunque sul tema dell'incubo, rifacendosi a queste angoscianti e imponenti carceri.

Scultura

Amore e Psiche
Antonio Canova

1788-1793, Louvre, Parigi.
L'opera di Canova rispecchia gli ideali classicisti di bellezza, armonia e ordine alla perfezione; da qualsiasi angolazione sia guardata, infatti, rimane sempre perfetta e armoniosa. Tuttavia, con una visione frontale dell'opera siamo in grado di apprezzare la geometria compositiva che caratterizza l'opera ed il grande lavoro di Canova. L'ala destra di Amore forma un arco con il corpo leggermente sollevato di Psiche, mentre l'ala sinistra e la gamba di amore formano un secondo arco; inoltre l'abbraccio di Psiche forma un cerchio che si intreccia con quello formato dall'abbraccio di Amore.
Oltre all'ineccepibile lavoro strutturale, Canova riuscì a portare a termine un compito ugualmente difficoltoso: trasmettere la dolce intensità degli sguardi e della gestualità, rendendo eterno l'attimo prima del bacio.

Adone e Venere
Antonio Canova

1789-1794, Musèes d'Art et d'Histoire, Ginevra.
Canova rappresenta con questa scultura l'ultimo saluto tra Venere a Adone, che verrà poi ucciso durante una battuta di caccia da un cinghiale, mandato da Marte, geloso del loro amore. Oltre ai due personaggi umani, Canova scolpì anche il fedele cane di Adone, che si trova dietro ai due innamorati, seduto con il muso rivolto verso l'alto. Venere si appoggia dolcemente all'amato mentre gli sfiora il mento, invece Adone, che poggia sulla gamba sinistra, la cinge alla vita. Il bacino di Adone compie un movimento rotatorio contrario a quello delle spalle mentre il corpo di Venere è scolpito di fianco con un drappo che le cinge le gambe. La dolcezza dei volti e della gestualità definiscono il rapporto amoroso tra i due amanti.

Francisco Goya

Ritratto di Ferdinando VII

1814, Museo del Prado, Madrid
Con questo ritratto del re Ferdinando VII di Spagna, Goya fa trasparire in maniera evidente il disprezzo che provava per la classe regnante. Il viso del re è ridicolo e arcigno, ed anche la posa non gli conferisce nessuna idealizzazione. Il tocco veloce e rapido di Goya è particolarmente apprezzabile nei bordi della giacca che sono lasciati indefiniti ma che sono assolutamente ineccepibili.

Il sonno della ragione genera mostri
Francisco Goya
Acqueforti

1797, Biblioteca Nacional de Espana, Madrid
Goya produsse una serie di acqueforti satiriche e inquietanti, di cui questa è un esempio. L'opera ritrae un uomo addormentato, e attorno a lui una serie di uccelli notturni e una lince dagli occhi sbarrati. Gli animali terrificanti e spaventosi rappresentano gli istinti umani peggiori, che diventano incontrollabili quando la ragione non ne ha il controllo.

Il parasole
Scena di genere

1777, Museo del Prado, Madrid.
L'opera ritrae due giovani in un ambiente esterno, elegantemente vestiti. La majas (ragazza del popolo) vestita secondo la moda del tempo, ha un cagnolino accovacciato sulle gambe, mentre il giovane tiene parasole coprendola dai raggi solari. Goya dipinge con estrema cura, utilizzando forti contrasti tra luce ed ombra, cromie accese e brillanti e formando una struttura compositiva a piramide.

La grande odalisca

Jean-Auguste Dominique Ingres

1814, Louvre, Parigi.
La ragazza raffigurata è un'odalisca, cioè una schiava dei sovrani turchi. La giovane, completamente nuda e con un ventaglio di piume, è ritratta nel momento in cui si sta voltando per guardare lo spettatore. Lo sfondo scuro della stanza contrasta fortemente con la pelle chiara della ragazza. La figura femminile è volutamente sproporzionata, infatti i fianchi sono troppo pronunciati e la schiena troppo lunga per essere veritieri, tuttavia, la giovane donna sprigiona un fascino straordinario.

Ritratto di Princesse de Broglie
Ingres

1853, Metropolitan Museum of Arts, New York.
Nonostante Ingres non amasse il genere della ritrattistica, egli ritrasse molte personalità importanti del suo tempo, come appunto la Principessa de Broglie. La straordinaria tecnica pittorica di Ingres è testimoniata dalla lucentezza che caratterizza il ricco ed elegante vestito di raso della principessa, le decorazioni tra i capelli e lo scialle avorio ricamato appoggiato su una poltrona dorata. Inoltre Ingres dipinge minuziosamente anche i gioielli della principessa: bracciali, orecchini, e collana di moda al tempo.

Il sogno di Ossian
Argomento letterario

1813, Musèe Ingres, Montauban.
Ingres riprende il tema letterario dei canti di Ossian, un bardo scozzese che compose canti e poesie. La vicenda letteraria divenne popolarissima quando MacPherson, poeta scozzese, finse di aver trovato e di aver tradotto le opere di Ossian e pubblicò la celebre opera: "I canti di Ossian". Ingres ritrae il poeta appoggiato alla sua arpa, mentre sogna quegli eroi e quelle eroine che inserì nelle sue ballate. Essi prendono forma e si materializzano sopra di lui, costituendo due gruppi distinti: a destra le figure sono armate e schierate, mentre a sinistra le figure assumono pose diverse e teatrali. L'incorporeità dei personaggi sognati è sottolineata dalla monocromia, mentre Ossian è caratterizzato da vesti colorate.

Romanticismo

Alienata con monomania dell'invidia
Théodore Géricault

1822, Musée des Beux-Arts, Lione.
Géricault intraprese uno studio pittorico sul mondo della follia che lo impegnò del 1821 al 1823. Egli amava il genere del ritratto, a differenza di Ingres, e creò 10 ritratti di "alienati" di cui solo cinque sono giunti fino a noi. In questo dipinto Géricualt non giudica l'anziana donna ma cerca di coglierne il lato maniacale che è in lei; ci appare infatti con il volto lievemente rivolto verso il basso, con uno sguardo fisso e inquieto. La cuffia bianca circonda il volto rugoso, mentre la sciarpa rossa ravviva il marrone del pastrano. Gericault dipinse ogni alienato vestito, rivelando la sua profonda compassione e rispetto verso queste persone.

La passione per i cavalli di Géricault

L'amore per i cavalli appassiona Géricault fin dalla nascita e accomuna le sue altre due grandi passioni: l'arte e la vita militare. Egli non si ferma alla meticolosa e curata rappresentazione delle fattezze fisiche di questo straordinario animale, ma anzi riesce a trasmetterci la nevrilità, la docilità, la paura provata, la dolcezza, l'espressività e il carattere di ogni singolo esemplare dipinto, rendendo evidente la grande ammirazione per questo animale, dal nobile e focoso arabo al docile e imponente cavallo da tiro.

Cavallo arabo bianco-grigio

1812, Musèe des Beaux-Arts de Rouen.
L'elegante cavallo arabo grigio contrasta con lo sfondo scuro e chiaroscurato, rendendo il manto ancora più raffinato. Il muso dell'animale è attento e rivolto verso sinistra, con le orecchie alzate, in posizione di ascolto e di attenzione. I muscoli tesi delle zampe ci preannunciano lo scatto e la fulminea partenza al galoppo.

Maniscalco francese
Litografia

1824 litografia.
Gericault rappresenta un maniscalco mentre cambia i ferri a un maestoso cavallo da tiro. L'ambiente circostante è quello di una scuderia con altri cavalli e bardature. L'animale, nonostante la stazza, ha uno sguardo buono e gentile, caratteristica di quasi tutti i cavalli da lavoro, di cui Géricault doveva conoscere il carattere.

Cavallo nella tempesta

1821, Musèe des Beaux-Arts de Rouen.

Il cavallo dal manto baio pezzato è rappresentato durante una tempesta, il cielo infatti è scuro mentre le onde del mare cominciano ad alzarsi. Tuttavia lo sguardo dell'animale non è spaventato o atterrito ma anzi rilassato e fiducioso ed anche il suo corpo è disteso e calmo. Questo crea nel dipinto un aria di pace nonostante lo sfondo cupo che rilascia un senso di inquietudine.

Autoritratto
Eugène Delacroix

1837, Museo del Louvre, Parigi.
Delacroix si ritrasse all'età di 40 anni, vestito in maniera sobria ma elegante. Dipingendo il suo autoritratto, egli si conformava alla moda che prese piede nel romanticismo, cioè appunto la creazione di autoritratti. Delacroix appare con un aria lievemente "snob" con il volto rivolto verso l'alto e lo sguardo fiero.

La furia di Medea
Delacroix

1838, Palais des Beaux-Arts de Lille.
La furia di Medea rappresenta il primo quadro di grandi dimensioni a tema mitologico per Delacroix che lo espose presso il Salon di Parigi, suscitando grande scalpore. Medea infatti sta sguainando il pugnale con cui ucciderà i figli, che tiene avvinghiati a sé. Medea e i figli formano una composizione piramidale, colpita dalla luce che entra diagonalmente e che illumina l'interno della grotta. Il viso di Medea, benché coperto, riesce a esprimere tutta la rabbia provata dalla donna solamente con la bocca socchiusa e con lo scatto rapido del collo e del volto verso l'uscita della caverna.

La libertà che guida il popolo
Delacroix

Realismo

Funerale a Ornans
Gustave Courbet

1849-50, Musée d'Orsay, Parigi
La tela rappresenta il funerale di un prozio dell'artista che, scegliendo di ritrarre fedelmente le persone presenti alla cerimonia, ci presenta una riproduzione estremamente realistica della funzione religiosa, dei paesani e della vita a Ornans. L'opera suscitò diverse polemiche poiché ritrae una semplice cerimonia di un uomo qualunque, non di un aristocratico o di una figura importante in ambito religioso, ma l'artista era consapevole della grande innovazione portata dalla sua opera, infatti affermò: "il funerale a Ornans è stato in realtà il funerale del romanticismo".

Il lettore
Eduard Manet

1865-1873, Musée d'Orsay, Parigi
Per questa opera Manet scelse come soggetto protagonista la moglie Suzanne Manet e come soggetto secondario il figlio Leon, che era spesso ritratto dal padre.
Manet sfoggia tutte le sue grandissime capacità concentrandosi sul drappeggio del vestito e su quello del tessuto del divano, che sono resi in maniera diversa a seconda di come la luce colpisce la stoffa e mostrando realisticamente la trasparenza dell'elegante vestito della moglie. Il colore azzurro cielo - bianco domina la maggior parte della tela ad eccezione di due angoli lasciati scuri nel primo caso dal vaso della pianta verdeggiante e nel secondo dal muro e dalla figura di Leon

Il Ponte dell'Europa
Gustave Caillebotte

1876, Musée du petit Palais, Genève
In generale lo stile di Caillebotte era caratterizzato da scene di vita quotidiana, da colori chiari e da un forte realismo verso gli edifici parigini e la società del tempo. Sono ritratti infatti da un lato i borghesi, dall'altro i lavoratori che, affacciandosi da questo grande ponte, guardano in giù, verso il mondo industriale, fatto di fabbriche e aziende. Caillebotte solitamente non esprime giudizi sui personaggi da lui ritratti, ma in questo dipinto, il ponte pare trasformarsi in un muro che divide irrimediabilmente borghesi e lavoratori.

Diego Martelli a cavallo
Giovanni Fattori

1875, Palazzo Pitti, Firenze
Diego Martelli fu amico di molti pittori toscani e francesi e permise al gruppo dei macchiaioli, a cui apparteneva Fattori, di rimanere in contatto con le innovazioni francesi. Il Dipinto è caratterizzato da toni giallo-ocra interrotti dalla macchia verde della vegetezione. Fattori scegli un punto di vista leggermente abbassato, in modo da rendere più forte il contrasto tra figure e paesaggio.

Donna con il parasole
Claude Monet

1886, Musée d'Orsay, Parigi
La tonalità prevalente è chiara luminosa e omogenea, tuttavia è possibile notare come il prato sia formato da una vasta gamma di colori: gialli, viola e verdi. L' opera è una delle testimonianze più incisive della grande attenzione del pittore verso la scelta e l'accostamento del colore. Nonostante la donna rappresentata sia ferma, la tecnica pittorica usata da Monet riesce a trasmetterci una forte sensazione di movimento del cielo, del vestito e del prato, grazie a pennellate piccole e veloci

Ballo in città e Ballo in campagna
Pierre Auguste Renoir

1883, Musée d'Orsay, Parigi
Le due opere erano state realizzate in pendant, infatti sono dello stesso formato e i personaggi, praticamente a grandezza naturale (180 cm x 90 cm), rappresentano due diverse scene di ballo, per cui Renoir aveva una predilezione. L'eleganza dei ballerini di città e l'austerità del salone sono contrapposte alla vivacità e alla spensieratezza dei ballerini di campagna, testimoniate dalla tavola lasciata in disordine e dal cappello caduto in primo piano. Anche i toni sono diversi: freddi per la prima coppia, in particolare per l'abito di Suzanne Valadon, raffigurata da Renoir nel primo dipinto,  e caldi per la seconda coppia, in cui la modella è la futura sposa di Renoir, Aline Charigot. Il disegno di Renoir diventa più preciso in questi dipinti per un viaggio in Italia che gli consentì di ammirare le opere di Raffaello.

Fantini a Longchamp
Edgar Degas

1874, Museum of Fine Arts, Boston
Degas ricorse spesso al tema delle corse ma egli seppe trasferire questo soggetto tradizionale in un contesto moderno, infatti i campi da corsa diventano luoghi alla moda, frequentati dalle classi più elevate. la disposizione dei fantini ci permette di apprezzare il paesaggio attraverso il corridoio formato dai cavalli, mentre al centro del dipinto spicca un cavallo di tre quarti. i toni scuri dei cavalli sono ripresi dal paesaggio, mentre i vivaci colori delle divise dei fantini risaltano sul verde del prato. Il dipinto è diviso in due parti contrapposte, il grigio del cielo si contrappone ai colori dell'altra parte del'opera.
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Simbolismo

Galatea
Gustave Moreau

1880, Musée d'Orsay, Parigi
Il soggetto del quadro è tratto dalla 12ª favola del libro XIII delle Metamorfosi di Ovidio che tratta l'amore provato dal gigante Polifemo nei confronti della bella ninfa Galatea, innamorata però del giovane pastore Acis. Moreau si concentra sulla contrapposizione tra amore e disprezzo, tra bruttezza e bellezza, e tra ombra e luce. La bella ninfa infatti prova un sentimento di disprezzo, mentre il grottesco gigante in contemplazione è perdutamente innamorato. Galatea, rifugiatasi in una grotta inaccessibile al gigante, con lucenti capelli biondi e con la chiarissima pelle, spicca nella composizione scura della vegetazione.

Ofelia
Odilon Redon

1910, pastello
Redon con questo pastello manifesta una grande attenzione per il colore e per le sue sfumature, le tonalità infatti variano da blu e azzurri a verdi acqua e gialli, che esaltano il nero dei capelli e l'arancio sfumato dei fiori. Se Redon non avesse rivelato il soggetto del pastello attraverso il nome, pochi riuscirebbero a capire che si tratta di Ofelia, poiché l'opera può essere variamente interpretata. Questa caratteristica di indeterminatezza di significato e soggetto è tipica della corrente simbolista, che riteneva necessario che l'osservatore formulasse una propria interpretazione per ogni opera, senza che l'autore ne ponesse una.

Tritone e Nereide
Arnold Bocklin

1895, Villa Romana, Firenze
Bocklin aveva previsto una serie di dipinto legati al tema mitologico dell'amore tra Tritoni e le Nereidi per la Villa Romana di Firenze, acquistata dal pittore Max Klinger con il contributo di mecenati tedeschi appassionati d'arte. La mitologia non attesta relazioni amorose tra queste creature, quindi i dipinti di Bocklin incentrati sul loro amore sono frutto dell'originalità del poeta. L'artista riesce a trasmettere chiaramente anche in questa opera i sentimenti dei soggetti ritratti, infatti l'abbraccio tra il Tritone e la Nereide è ricco di passione, sottolineata dai due corpi che risaltano nello sfondo blu e bianco del cielo e del mare, come se l'artista volessi isolarli dal resto del paesaggio.

Cavallo al galoppo
Giovanni Segantini

1888, Galleria d'Arte Moderna, Milano
L’iconografia tradizionale rappresentava la massima falcata di galoppo del cavallo con lo slancio delle zampe verso l'esterno senza nessun contatto con il terreno, ma lo studio fatto da Muybridge (la serie di fotografie dello stesso cavallo al galoppo) dimostra che l'unico momento in cui il cavallo stacca completamente le zampe dal terreno è quello in cui incrocia le zampe anteriori con quelle posteriori. Nonostante lo studio di Muybridge fosse stato considerato assolutamente veritiero, dieci anni dopo, Segantini riutilizza lo schema tradizionale. Tuttavia lo scopo del poeta è quello di rappresentare uno scatto dinamico e contemporaneamente la staticità di un animale di tale mole, e non quello di raffigurare in maniera esatta il movimento del cavallo. Il cielo blu contrasta con il verde e con il giallo del prato, che richiama la tonalità del manto dell'animale che viene colpito da una forte luce, ma il cavallo, ad eccezione del muso e delle zampe, non ha ombra. Si tratta dunque di un'ambientazione non terrestre o di un'altra dimensione? Il cavallo sta fuggendo o andando verso qualcosa che non vediamo? Ogni interpretazione è plausibile.

L'amore alla fonti della vita
Giovanni Segantini

1896, Galleria d'Arte Moderna, Milano
Segantini descrive l'opera in una lettera del 11/10/1896 indirizzata a Domenico Tumiati: "Vi mando la fotografia del mio ultimo quadro. Esso rappresenta l'amore giocondo e spensierato della femmina, e l'amore pensoso del maschio, allacciati assieme dall'impulso naturale della giovinezza e della primavera. La stradicciola sulla quale avanzano è stretta e fiancheggiata da rododendri in fiore, essi sono in bianco vestiti (riferendosi ai gigli). Amore eterno dicono i rossi rododendri, eterna speranza rispondono i zembri sempre verdi. Un angiolo, un mistico angiolo sospettoso, stende la grande ala sulla misteriosa fonte della vita. L'acqua scaturisce dalla viva roccia, entrambi simboli dell'eternità. Il sole inonda la scena, li cielo è azzurro: col bianco, il verde, il rosso usai deliziare il mio occhio in soavi armoniche cadenze: nei verdi in ispecial modo questo intesi significare". L'opera, come afferma lo stesso autore, è pervasa di simboli, ed essi sono espressi anche dai colori, essi infatti, oltre a svolgere le funzioni già elencate da Segantini, contribuiscono a isolare le figure umane e l'angelo dalla natura, ricollegandole per tonalità al cielo.

Idillio Primaverile
Giuseppe Pellizza da Volpedo

1901, collezione privata
Nonostante l'opera fosse stata compiuta nel 1901, essa non uscì dallo studio di Volpedo fino al 1903 quando il pittore la inviò alla quinta Biennale di Venezia. Con la creazione di questo dipinto, l'artista mette in luce la sua qualità come pittore simbolista concentrato sull'evocazione di significati capaci di creare nell'osservatore suggestioni diverse, andando oltre alla semplice materialità, attraverso lo studio compositivo e stilistico.
I soggetti, seppur in controluce, sono visibili e le loro ombre creano effetti luminosi di ombre e chiaroscuri con la lucentezza del cielo e della natura. Il cerchio creato dai bambini, racchiuso da quello degli alberi, richiama la forma del quadro, forse per rappresentare l'equilibrio e la pace della natura.
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L'albero della vita
Gustave Klimt

1905-1909, mosaico,
L’opera "L' Albero della vita" fu realizzata per i lavori di allestimento della residenza di Bruxelles dell’industriale Adolphe Stoclet. L’opera completa si compone di 3 pannelli: L’Albero costituisce la parte centrale; le altre due parti rappresentano L’Attesa e L’Abbraccio (o Compimento).
L'attesa è costituita da una danzatrice che si ritrae dal centro del quadro, la quale spicca per i capelli scuri e per i colori sgargianti dell'abito nello sfondo.
L'abbraccio è il simbolo dell'unione e della felicità amorosa: le due figure sono sprofondate l'una nell'altra rappresentando così il completo abbandono reciproco. La coppia è immersa in un luogo incantato al di fuori del tempo e dello spazio, decorato da volte e cerchi dorati, di cui essi stessi fanno parte. L'uomo ha forme dure e squadrate, in prevalenza nere, grigie o brune; la donna, invece, ha colori variopnti, con linee curve e sinuose; entrambe le forme sono bidimensionali, senza alcun spessore. L'albero, invece, è il simbolo che comprende tutti i temi cari a Klimt, dai motivi floreali alla figura femminile, dalla morte della vegetazione alla rinascita attraverso il ciclo delle stagioni. L'autore non si espresse in merito  un'interpretazione ufficiale, lasciando pieno potere all'osservatore.

Postimpressionismo

Madame Cèzanne
Paul Cezanne

1877, Museum of Fine Arts, Boston
Hortense Fiquet, qui rappresentata da Cèzanne, incontrò l'artista a Parigi, dove lavorava come modella, nel 1869 a soli diciannove anni. Tra i due nacque da allora una relazione segreta, a causa dell'irascibile padre Louis Cèzanne, che fu formalizzata nel 1886 con il matrimonio nel 1886, alla morte del padre. L'artista dedicò alla moglie ben ventiquattro ritratti e una grande quantità di disegni, dando prova della sua chiara preferenza per Hortense come soggetto, la quale era inoltre molto paziente verso le lunghe ore di posa necessarie. Il dipinto si inserisce in un contesto di innovazione per Cèzanne, il suo studio sulle forme infatti ha raggiunto nuovi livelli di semplificazione e, lasciando trasparire poco dell'aspetto realistico e dell'emotività della moglie, traduce il soggetto in un gioco di volumi e forme in contrasto cromatico. Il rosso della poltrona infatti esalta il blu del vestito e il giallo della tappezzeria.

Torre Eifel
Georges Seurat

1889, New York
Il 31 marzo 1889, anno della realizzazione del'opera, si celebrava il centenario della rivoluzione francese, ed in quell'occasione venne inaugurata una delle opere ingegneristiche che in brevissimo tempo avrebbe raggiunto fama a livello universale: la torre Eiffel, alta 298 metri e strutturata interamente in materiale metallico.  Essa colpì Seurat il quale la vedeva come il trionfo dell'architettura, dell'ingegneria e la glorificazione del verticalismo. Ad affascinare l'artista furono, appunto, la semplicità della struttura geometrica e la modernità, ma anche la copertura di vernice con pigmenti di nuova generazione, che conferivano al rivestimento l'iridescenza dello smalto.

Il cavallo bianco
Paul Gauguin

1898, Musée d'Orsay, Parigi

L'opera non raffigura una scena reale ma una visione immaginaria e sintetica di un paesaggio tahitiano. L'intreccio dei rami di un albero indigeno, chiamato bourao, così come i fiori in primo piano formano un quadro decorativo che circonda ed esalta il soggetto principale, cioè un cavallo bianco, il cui mantello si colora del verde della vegetazione. L'animale è raffigurato in piedi mentre si abbevera in uno scuro ruscello che attraversa tutto il dipinto. La scelta di un cavallo come soggetto ha probabilmente un senso simbolico legato alle credenze degli abitanti del posto sul passaggio delle anime nell'altro mondo, inoltre Il colore bianco in Polinesia è legato alla morte e al culto delle divinità.
Dietro all'animale, due uomini nudi si allontanano cavalcando a pelo i loro cavalli, contribuendo a creare una visione verticale e priva di profondità. Il cielo e l'orizzonte sono nascosti dalla vegetazione, formata da diverse tonalità verdi, dal verde prato al verde smeraldo, che contrastano con i blu intensi e con gli arancioni

Iris
Vincent van Gogh

Saint-Rémy, maggio 1889, J.Paul Getty Museum di Los Angeles, California.
L'opera è uno dei suoi primi lavori eseguiti durante il ricovero presso l'ospedale di San Paul-de-Mausole a Saint-Rémy, un anno prima della sua morte. In questo periodo della sua vita la pittura ha un valore salvifico per l'artista, il quale la definì: "il parafulmine per la mia malattia", perché riteneva che l'avrebbe aiutato a mantenersi sano di mente.
Il dipinto risente delle influenze delle stampe giapponesi, tanto di moda al tempo, per la bidimensionalità, per i colori sgargianti, per i contorni nitidi e per primi piani molto ravvicinati.  L'artista considerava quest'opera uno studio, e probabilmente è per questo che non ci sono disegni o schizzi preparatori, anche se il fratello Theo lo giudicò come uno dei suoi migliori dipinti e per questo motivo lo inviò alla mostra annuale della Société des Artistes Indépendants nel settembre 1889, insieme alla "Notte stella sul Rodano"o. Scrisse a Vincent della mostra: "Gli iris sono uno studio pieno di aria e vita."

Marguerite Gachet in giardino
Vincent van Gogh

1890, Musée d'Orsay, Parigi

Il dottore e amico dell'artista Gachet abitava in una casa circondata da un ampio giardino e Van Gogh ne rappresenta la fioritura in giugno, immergendovi la figura di Marguerite, la giovane figlia dell’amico. L’aspetto delle singole piante non è distinguibile e Van Gogh rende la vegetazione un'unica macchia indistinta, realizzata con un tripudio di verdi, arancioni e bianchi. Fa eccezione la figura di Marguerite, il cui vestito bianco, insieme al cappello giallo, forma una macchia luminosa al centro del dipinto che cattura l'attenzione dell'osservatore

La lavandaia
Henri de Toulouse Lautrec

1864, Collezione privata, Bridgeman Art Library
Toulouse-Lautrec, con questa opera, ferma l’attimo di un pensiero fugace di una lavoratrice che dà le spalle allo spettatore mentre guarda fuori dalla finestra. Lo straccio sul tavolo testimonia l'interruzione di un'attività, mentre lo sguardo non dipinto colpisce profondamente l'osservatore, che guarda insieme a lei verso l’esterno. Ma a cosa sta pensando la protagonista del dipinto? Forse a un’idea di fuga, di attesa, di impazienza; sappiamo solo che la tensione delle braccia che la sostengono rivelano un momento di concentrazione e di allontanamento dalla realtà.
La pennellata densa di Toulouse Lautrec cattura questo intimo momento, e i colori si richiamano per tutto il dipinto: il rosa dello straccio simile alla tonalità della camicia della donna, il marrone dello sfondo rievoca il castano ramato dei capelli, esaltati dal cupo nero della gonna.

Moulin Rouge
Henri de Toulouse Lautrec

1891, manifesto
Questo manifesto fu il primo di una lunga serie per l'artista, che sapeva comunicare perfettamente con il pubblico attraverso al sua arte.  Il manifesto fu edito con quattro colori: rosso, giallo, blu e nero, in tre pezzi: due fogli principali ed una striscia nella parte alta, e fu esposto nel 1892 al Salon des Indépendants. Il manifesto in esame venne richiesto direttamente dal direttore del Moulin Rouge, poiché le qualità di Toulouse Lautrec erano ben note a Parigi.
La figura scura e picchiettata in primo piano è il ballerino Valentin-le-Désossé (conosciuto come il "disossato"), mentre la figura chiara al centro è la ballerina Goulue (Louise Weber).

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