IL RINASCIMENTO

la "rinascita" e la "Città ideale"

UNA RINASCITA.

Il termine "Rinascimento" fu adottato, col valore che ancora oggi noi attribuiamo a questo periodo storico, artistico e sociale, per la prima volta da Jakob Burckhardt, sostenitore del cambiamento radicale rispetto ai secoli passati, del forte distacco rispetto alla civiltà Medievale, della maturazione di una consapevolezza individuale, di una centralità dell'uomo.

Tuttavia, però, agli inizi del novecento si riscontrarono molte teorie contrastanti rispetto alle affermazioni di Burckhardt, soprattutto provenienti da Konrad Burdach, il massimo sostenitore della continuità tra Medioevo e Rinascimento. Secondo Burdach i due periodi storici non erano da dividere: rappresentavano bensì un'unica grande epoca. Burdach affermava che non vi fosse stata nessuna svolta, nessun cambiamento: piuttosto, la vera "svolta decisiva" era, secondo lui, da collocarsi agli albori dell'anno Mille. Una sola fonte in comune doveva essere ricercata tra Medioevo e Rinascimento, ovvero il mondo classico. Burdach affermava persino che il Rinascimento fosse un'invenzione religiosa italiana e che non esistesse alcun Medioevo oscurantista: la "rinascita" doveva essere retrodatata.

Paul Oskar Kristeller propose un'ulteriore linea di pensiero: la "rinascita" doveva essere retrodatata al XIV secolo, e intesa come un continuum del Medioevo, tesi che appoggiarono anche alcuni studiosi americani, i quali rivedevano in Giotto il vero promotore del Rinascimento. Egli, inoltre, rifiutò la tesi tradizionale che vede un'irreligiosità marcata e un ritorno al paganesimo durante il periodo rinascimentale, secondo la quale vengono prese le distanze dallo spirito religioso, accostandosi prevalentemente alla filosofia. Kristeller riteneva che l'Umanesimo fosse stato nel suo complesso un movimento erudito, letterario e pedagogico, e che perciò la filosofia non fosse affatto stata un elemento unico o dominante.

UN PROBLEMA TIPICAMENTE UMANO.

La ricerca di una "città ideale", uno spazio utopico in cui stabilirsi, si può dire abbia da sempre accompagnato l'uomo nella storia, sin dall'antichità. Un esempio che potrebbe riassumere questa costante ricerca di spazi ideali è di certo riscontrabile nel Libro della Genesi, in cui viene esposta la metafora biblica della Torre di Babele, chiara allusione alla "civiltà perfetta".

Il modello sociale che è però maggiormente interessato nell'ambito di questa ricerca è di certo quello Rinascimentale il quale, ormai lontano dalla rigida società feudale del Medioevo, ricercò nuovamente quel luogo privilegiato entro cui fondare una società nuova, libera dai rigidi vincoli del Feudo e della Chiesa, centrata sull'uomo e sulla sua esperienza terrena. Molte tematiche rinascimentali appoggiarono questa nuova ricerca: la centralità dell'uomo, la riscoperta dell'arte (e dell'organizzazione sociale) greco-romana, la progettazione architettonica... A partire dal Quattrocento, quindi, l'esperienza teorica e il dibattito sulla "città ideale" furono tanto intensi da fare di quel tema uno dei grandi snodi ispiratori su cui si concentrò la riflessione dell'arte e dell'architettura rinascimentale.

  • Città ideale. Si tratta di un dipinto tempera su tavola di autore ignoto, databile tra il 1480 e il 1490 e conservato nella Galleria Nazionale delle Marche a Urbino. L'opera costituisce una delle immagini simbolo del Rinascimento italiano. All'interno del dipinto è raffigurata una vasta piazza in prospettiva. Al centro spicca un grande edificio di carattere religioso, come si evince dalla croce, di forma circolare: esso è rialzato di alcuni gradini e circondato da colonne corinzie. Il secondo piano dell'edificio è di forma analoga, ma di dimensioni più piccole, con finestrelle quadrate e una finestra classicheggiante al centro.
    Gli edifici ai lati della piazza sono di dimensioni regolari e non superano mai i tre piani. Elemento preponderante in tutta la rappresentazione è la luce, chiara e cristallina, quasi priva di ombre. Tutti gli edifici presentano toni in scale di bianco, azzurro e blu-verdastro; alcune costruzioni hanno anche dettagli in bruno. Il cielo digrada in toni sempre più chiari di azzurro in modo da evidenziare la parte centrale del dipinto; questo effetto contribuisce a rappresentare quell'atmosfera eterea e rarefatta che dà un tono così ideale al dipinto.