Purgatorio VIII

La montagna del Purgatorio

La nostalgia dell'esilio

Il canto VIII si apre con la preghiera di compieta, il cui tema principale è la nostalgia.

Quando Dante si troverà nel Paradiso (canti XV-XVI-XVII) incontrerà il suo antenato Cacciaguida, che gli profetizzerà in maniera definitiva le ragioni indolori dell'esilio: il poeta sarà costretto ad abbandonare «ogni cosa diletta più caramente» e conoscerà la povertà prima di essere accolto cortesemente da Bartolomeo e Cangrande Della Scala.

Questi temi vengono qui anticipati; la malinconia, l'allontanamento forzato dagli affetti più cari, danno vita ai versi iniziali.

Era già l'ora che volge il disio

ai navicanti e 'ntenerisce il core
lo dì c' han detto ai dolci amici addio; 3

e che lo novo peregrin d’amore
punge, se ode squilla di lontano
che paia il giorno pianger che si more; 6

I primi sei versi rievocano la malinconia del primo tramonto dopo la partenza: in quel momento il navigante, Quasi sperduto nell'immensità del mare, pensa con desio all'affetto abbandonate e si intenerisce al ricordo. A chi viaggia per le strade, il suono della campana, che richiama alla memoria l'amore, diventa con una puntura.

All'interno di questi versi è possibile riconoscere il sentimento romantico della Sehnsucht ('struggimento', 'malattia del desideroso bramare'). Nonostante si tratti di un termine coniato cinque secoli dopo, non è anacronistico poterlo attribuire anche a Dante: si tratta di uno stato d'animo comune tutti gli uomini a tutti i tempi.

Per indicare con un'unica espressione quanto di più dolce sia lasciato, Dante menziona i dolci amici (v. 3): si tratta di quelli già rievocati nei primi canti del Purgatorio, come Casella e Belacqua, quelli che compariranno in questo canto, Nino Visconti, e quelli che incontrerà durante il suo cammino. Bisogna prenotare che dolore personale del poeta, benché estremamente vivo, si è qui purificato dai rancori e dalle passioni estreme dell'Inferno.

La preghiera della sera

Ella giunse e levò ambo le palme,
ficcando li occhi verso l’orïente,
come dicesse a Dio: ’D’altro non calme’. 12

Te lucis ante’ sì devotamente
le uscìo di bocca e con sì dolci note,
che fece me a me uscir di mente; 15

e l’altre poi dolcemente e devote
seguitar lei per tutto l’inno intero,

avendo li occhi a le superne rote. 18

La descrizione della preghiera della sera si organizza intorno al termine dolcezza. Ricordiamoci che nel secondo canto anche Casella aveva modulato amore che nella mente mi ragiona «sì dolcemente, / che la dolcezza ancor dentro mi suona» (Pg. II, 112-117). La musica, le preghiere, i personaggi  e il paesaggio del Purgatorio concorrono in generale a definire quest'atmosfera.