Filippo Lippi

(1406-1469)

All'età di quindici anni, nel 1421, Filippo Lippi prese i voti e visse in convento fino al 1432, anno in cui si recò a Padova, entrando in contatto con la pittura fiamminga, per stabilirsi a Firenze, dove aprì una bottega. Durante questo periodo, egli si invaghì di una monaca che posava per lui, Lucrezia Buti, la quale fuggì dal suo convento per andare a vivere con l'artista. Da questo incestuoso amore nacque il futuro pittore Filippino Lippi. Soltanto nel 1461, pochi anni prima che il pittore morisse, Cosimo de' Medici acconsentì a sciogliere i voti dei due monaci e quindi a legalizzare la loro unione. Dalla sua vita travagliata carpiamo la sua libertà morale, che associamo alla sua libertà stilistica; tuttavia le sue opere non si rivelano mai irreligiose o blasfeme.

Come è stato anticipato, spesso Lippi si serviva di modelli per realizzare ritratti, in modo tale da conferire al dipinto maggiore espressività e realismo. Inoltre, dalle sue opere traspare il loro carattere aulico e lirico.

Vasari narra un episodio della vita dell'artista, durante il suo periodo padovano: "E trovandosi nella Marca d'Ancona, diportandosi un giorno con certi amici suoi in una barchetta per mare, furono tutti insieme dalle fuste de' Mori, che per quei luoghi scorrevano, presi e menati in Barberia, essendo ciascuno di loro condotto alla catena in servitù e tenuto schiavo, dove stette con molto disagio per XVIII mesi. Ma advenne un giorno, che avendo egli molto in pratica il padrone, gli venne commodità e capriccio di dipignerlo; per il che preso un carbone spento del fuoco, con quello tutto intero lo ritrasse co' suoi abiti indosso alla moresca, in un muro bianco. Fu da gli altri schiavi detto questo al padrone, perché a tutti un miracolo pareva, non s'usando il disegno né la pittura in quelle parti, e ciò fu cagione di dargli premio e di liberarlo da la catena dove per tanto tempo era stato tenuto".