Alta Valtiberina: rimanere e accontentarsi o andarsene alla ricerca di migliori opportunità?

              Un sondaggio sulla realtà lavorativa dell’Alta Valtiberina per gli under 25.

Molte, forse troppe volte sentiamo da vari fonti di informazione quanto drammatica sia la situazione lavorativa per i giovani in Italia. 44%: la percentuale dei disoccupati tra i giovani e 11% quella dei disoccupati giovanissimi, cioè under 25.

Queste due percentuali rimbombano nelle teste di tutti gli italiani perché ripetute allo sfinimento ogni giorno. Sono dati così risaputi che ormai pochi se ne interessano e ancor meno tentano di fare qualcosa al riguardo poiché il dato viene presentato come incontrovertibile, eterno, immutabile.

Noi abbiamo deciso di ridurre il raggio dello studio e di limitarlo all’Alta Valtiberina per capire se nella nostra zona la situazione rispecchi quella nazionale o se, invece, ci sono delle differenze.

Abbiamo potuto subito stabilire con certezza grazie ai semplici contatti sociali di ogni membro del gruppo che in linea generale, i ragazzi che escono da licei e anche istituti tecnici, cercano di continuare gli studi a livello universitario per paura di non poter trovare un lavoro remunerativo o comunque in qualche modo legato alle loro competenze.

Per fare ciò abbiamo intervistato alcuni giovani lavoratori di età compresa tra i 18 e i 25 anni per meglio capire cosa li ha spinti ad abbandonare gli studi e ad entrare immediatamente nel mondo del lavoro.

Queste persone svolgono lavori come operai, camerieri, baristi e commessi e vivono la maggior parte con i propri genitori poiché non sono ancora nelle condizioni favorevoli a poter vivere autonomamente lontano dal loro nucleo famigliare. Questo li porta a sviluppare un maggiore attaccamento alla famiglia che offre vitto e alloggio spesso senza chiedere una partecipazione finanziaria in cambio. In questo modo non si sentono mai pronti a staccarsi ed affrontare la quotidianità da soli anche se alcuni comuni offrono delle agevolazioni per i giovani che vanno a vivere per conto proprio.

Molti hanno abbandonato gli studi perché non avevano alcun interesse a continuare il loro percorso studentesco. Altri non sono riusciti ad entrare nella facoltà desiderata e hanno deciso di aspettare un anno per riprovare e nel frattempo lavorare per guadagnare dei soldi. Tuttavia dopo questo anno lavorativo sono in pochi a ritentare i test di ammissione all’università. Un’altra parte degli under 25 che sembra in forte crescita, è quella dei ragazzi che, una volta conclusi gli studi liceali, decidono di andare a cercare lavoro all’estero per unire al fattore economico anche un’esperienza formativa che porta ad una maggiore indipendenza, libertà e inoltre a migliorare una determinata lingua. Le mete predilette sono Londra e l’Australia con, in particolare, Sydney. Ad attirarli è la città vista come un luogo in cui poter lavorare, fare conoscenze e, allo stesso tempo, divertirsi.

Ci siamo recati in negozi, centri commerciali, aziende e abitazioni private per scoprire di più a proposito della realtà lavorativi degli under 25 nell’Alta Valtiberina.

I ragazzi, molto disponibili, ci hanno dedicato un po’ di tempo per approfondire la questione e darci il loro punto di vista al riguardo.

I ragazzi e le ragazze che abbiamo incontrato e intervistato hanno tutti delle esperienze lavorative differenti ma sono accumunati dal sentimento di sfiducia nei confronti del mondo del lavoro in Italia. Gli intervistati hanno origini differenti l’uno dall’altro: nativi della zona della Valtiberina che sono rimasti nel loro luogo natio, altri che hanno deciso di recarsi all’estero in cerca di migliori possibilità e extracomunitari che sono venuti in Italia in cerca di lavoro.

Chiara e Manuel all'inizio delle progetto, alla ricerca di persone da intervistare

Gente che arriva…

Il Bar Centro Commeriale Valtiberino dove lavora la prima intervistata.

Khanitiha Muduang, 25enne thailandese, lavora presse il Bar Centro Commerciale Valtiberino di Sansepolcro.

-Da quanto tempo lavori qui e come hai ottenuto questo lavoro?

Lavoro qui da 5 anni ormai. Un giorno stavo portando curricula in vari posti e sono passata anche di qui. 3 giorni dopo sono stata contattata e assunta.

-Hai avuto esperienze lavorative prima di questa?

No, non come barista. Ho lavorato in fabbrica a 18 e 19 anni ed era completamente diverso da quello che faccio oggi.

-Che titolo di studio hai?

Ho frequentato un liceo in Thailandia per 3 anni. È più o meno l’equivalente del liceo artistico italiano. Quindi il mio titolo di studio è il terzo superiore.

-Perché hai deciso di abbandonare gli studi?

Un po’ perché ero giovane, non riflettevo, e un po’ perché non avevo voglia di continuare a studiare. Non ero una buona studentessa.

-Attualmente vivi da sola o con i tuoi genitori?

Adesso convivo con il mio ragazzo ma ho vissuto con i miei fino a 2 anni fa.

-Quale delle sue opzioni trovi migliore e perché?

Sinceramente ho avuto e sto avendo delle esperienze positive. Vado molto d’accordo con la mia famiglia e stavo molto bene con loro. Ma questo non mi ha bloccato. Non sono una “mammona” come molti italiani. Ho deciso di andare a convivere anche per crescere ed essere autonoma. E mi piace molto vivere da sola con lui.

-Quali sono le tue aspettative e progetti per il futuro?

Per il momento niente. Non posso fare nessun progetto. Magari più avanti ne potremo parlare. Crto, mi piacerebbe avere una casa mia dove vivere serenamente con la mia famiglia. Come tutti d’altronde.

-Cosa pensi del mondo del lavoro in Italia?

Eh, se me lo avessi chiesto quando sono arrivata in Italia, 8 anni fa, ti avrei dato una risposta positiva. Adesso invece le uniche parole che mi vengono sono: fa schifo. All’inizio sembra che tutti abbiano bisogno di assumere gente nuova e giovane ma poi, alla fine, non accade mai e ti senti ripetere mille volte che cercano persone più qualificate di te o con più esperienza.

-Cosa ti ha spinto a venire in Italia?

Beh i miei genitori mi hanno lasciata in Thailandia con i miei nonni per venire in Europa a lavorare e poter mandare dei soldi alla famiglia in Thailandia. Una volta deciso di smettere di studiare, ho voluto anche io seguire il loro esempio e venire in Italia per lavorare. Putroppo non si è rivelata la scelta giusta.

-Hai mai pensato di andare a lavorare all’estero?

Momentaneamente no. Perché quando sono venuta qui, avevo un appoggio sicuro: i miei genitori. Adesso ho una vita qui e non me la sento di ripartire da zero e ricominciare tutto da capo in un altro Paese. Sarebbe difficile.

-Se potessi tornare indietro, cambieresti qualcosa?

Assolutamente si! Finirei di studiare e andrei all’università. Putroppo non si può tornare indietro e si deve solo andare avanti. Quindi continuerò a fare la barista!

Manuel che intervista la barista Muduang Khaniatiha

…gente che resta…

L'intervistata Giulia Migliorati nel negozio Ballerini.

Chiara davanti al negozio Ballerini in Piazza Torre di Berta

Giulia Migliorati è la più giovane delle persone che abbiamo intervistato. Ha 21 anni e vive ad Arezzo ma Lavora a Sansepolcro nel negozio di abbigliamento Ballerini. La ragazza ha acconsentino a farsi riprendere per il nostro progetto:

Manuel mentre sta intervistando Giulia Migliorati

Il negozio Bottega Verde presso il Centro Commerciale Valtiberino di Sansepolcro

Mina Sorchi, 23enne di Castiglion Fiorentino lavora presso il negozio Bottega Verde del Centro Commericale Valtiberino di Sansepolcro.

-Da quanto tempo lavori qui e come hai ottenuto questo lavoro?

Lavoro in questo negozio da un anno ed è grazie all’agenzia interinale che l’ho trovato. Dopo vari richiami hanno deciso di assumermi data la mia giovane età anche se non avevo mai avuto esperienze lavorative del genere. Avevo solamente lavorato come cameriera.

-Che titolo di studio hai?

Ho frequentato un istituto linguistico aziendale e ho fatto la maturità.

-Perché hai deciso di abbandonare gli studi?

Non avevo più voglia di studiare ma il mio consiglio per voi, è quello di continuare gli studi poiché è davvero difficile trovare un lavoro.

-Se tornassi indietro faresti la stessa scelta?

No, continuerei a studiare e andrei all’università per diventare interprete in simultanee all’Università di Venezia perché a mio parere l’università forma più delle superiori e credo che le lingue, come viaggiare, siano molto importanti. Infatti le lingue si padroneggiano davvero solo viaggiando.

-Vivi da sola o con i tuoi?

Convivo e non ho avuto alcuna difficoltà a staccarmi dalla famiglia. È vero, le responsabilità sono aumentate. Bollette e spese varie. È molto difficile ma non tornerei mai a vivere con i miei. Ora ho i miei spazi e gestisco la mia vita come voglio io.

-Quali sono i tuoi progetti e le tue idee per il futuro?

Spero duri questo lavoro. Il mi consiglio è quello di tenersi strettissimo il proprio lavoro perché è davvero difficile trovarne uno, figuriamoci due. Nel caso in cui perda questo posto spero di avere altre opportunità lavorative. In più voglio di crearmi una famiglia tra qualche anno. Ma per quello c’è tempo ancora.

-Cosa ne pensi del mondo del lavoro oggi?

Secondo me fa schifo. Infatti solo se sei raccomandato, riesci a trovare un posto in questi piccoli paesi. Come ho notato viaggiando, è molto più facile trovare lavoro in città più grandi come ad esempio Roma e Firenze in cui ho vissuto per brevi periodi.

Le aziende ti dicono di portare il curriculum ma in realtà, se non hai esperienze precedenti, non ti prendono in considerazione. A 23 anni è quasi impossibile avere delle esperienze lavorative precedenti. Spero che con le riforme sul lavoro di cui Renzi sta parlando, le cose possano cambiare.

-Andresti a lavorare all’estero?

Ci ho pensato ma ho subito cambiato idea in quanto sarei lontana dalla mia famiglia. Troverei altra gente ma non sarebbe la stessa cosa e non sono ancora disposta a lasciare del tutto i miei genitori anche se ho vissuto 6 mesi a Londra dopo la maturità. È un’esperienza che consiglierei a tutti quella di passare un periodo all’estero o di fare uno stage da qualche parte. Lo trovo molto temprante e utile. Ti rendi davvero conto di ciò che sai e non sai fare.

Chiara mentre intervista Mina Sorchi nel negozio

Gessica Acquisti, 23enne originaria di Anghiari, lavora presso l’azienda Molino di Catorcio s.n.c che appartiene alla sua famiglia.

-Da quanto tempo lavori in quest’azienda e come hai ottenuto il posto?

Lavoro in quest’azienda da Settembre 2010. Una volta diplomatami ho cominciato subito a lavorare. È l’azienda dei miei genitori che mi hanno aggiunta come socia.

-Hai avuto esperienze lavorative prima di questa?

Ho effettuato uno stage all’azienda Biokima a Sansepolcro tramite un progetto scolastico quando ero al quarto anno. Mi è tornato molto utile in realtà perché ora che lavoro soprattutto in ufficio, piuttosto che come operaia, molte cose che facevo lì, le faccio adesso nel mio lavoro.

-Qual’è il tuo titolo di studio?

Perito aziendale, corrispondente in lingue estere.

-Quindi hai abbandonato gli studi dopo le superiori?

Si perché avevo la possibilità, a differenza di tutti i miei amici e coetanei, di avere immediatamente un posto di lavoro. Negli anni ho aiutato qualche volta, durante l’estate, i miei genitori in azienda quindi sapevo più o meno di cosa si trattasse. Quindi ero consapevole di cosa sceglievo. In più non avevo nessun desiderio di continuare gli studi e soprattutto non avevo le idee chiare su quale facoltà scegliere all’università.

-Vivi da sola o con i tuoi?

Vivo attualmente con i miei genitori ma sto già progettando, con il mio ragazzo, di sistemare la nostra futura casa dove, incrociando le dita, andremo a vivere entro 2 anni. Non lascerei comunque i miei genitori dato che la casa è accanto a quella in cui vivo adesso.

-Quali sono i tuoi progetti e le aspettative che hai per il futuro?

Vorrei continuare a lavorare nell’azienda famigliare e a livello personale, come ho detto, vorrei andare a convivere con il mio ragazzo e magari, tra qualche anno, crearmi una famiglia.

-Cosa pensi della situazione lavorativa in Italia?

Mi sento estremamente fortunata ad aver avuto un posto di lavoro sicuro appena finiti gli studi perché, attraverso le mie amicizie, mi sono resa conto di quanto sia difficile trovare un lavoro oggi.

-Consideri l’idea di andare all’estero?

No perché sono molto attaccata alla mia famiglia e a questo posto e non me la sentirei di lasciare tutto e tutti.

-Se potessi tornare indietro, faresti scelte differenti?

Onestamente non continuerei gli studi perché a mio parere l’università è per chi davvero ha voglia di studiare e io non sono una di quelle persone. Di certo cercherei un posto come dipendente o un posto statale perché ha più garanzie. Lavorando come socia di un’azienda mi sono resa conto di quanto un semplice operaio viva la sua situazione meglio del datore di lavoro. Gli operai della nostra azienda non hanno mai avuto problemi economici mentre io e i miei genitori siamo i più colpiti appena qualcosa va storto.

Manuel davanti all'azienda Molino di Catorcio s.n.c

Manuel che intervista Gessica Acquisti nel suo ufficio

…gente che se ne va.

Filippo Mazzoni, 21enne originario di Pistrino, ha trascorso, e come lui molti altri, un anno in Australia dove ha avuto tre lavori diversi.

- Raccontaci un po’ della tua esperienza. I primi tempi, le prime difficoltà, la lingua e il tuo modo di ambientarti.

Era il 1 Novembre 2013 quando sono partito per l’Australia. La mia esperienza ha avuto inizio a Melbourne. Ho trascorso le prime notti in ostello, subito dopo sono riuscito a trovare un posto letto in un appartamento con altri ragazzi da diverse parti del mondo. Il mio livello iniziale di inglese era molto basso e l’accento australiano non migliorava di certo la situazione.

Ho passato la prima settimana a consegnare curricula, fare colloqui e cercare annunci di lavoro online, finché non ho trovato il mio primo lavoro in un piccolo caffè nella periferia della città.

Il mio ruolo sembrava quello di un tuttofare: servivo i caffè, pulivo il locale, sistemavo le consegne nel magazzino e aiutavo i miei colleghi quando ne avevano bisogno. In un certo senso, essendo un piccolo locale, era un ambiente accogliente: gran parte dei clienti erano abituali e amichevoli.

Ascoltando gli altri e parlando con tante persone differenti, in pochi mesi ho fatto grandi progressi sia dal punto di vista lavorativo che linguistico.

Essendo quindi in grado di comunicare piuttosto bene, in poco tempo mi sono trovato un lavoro full-time. Si trattava sempre di caffè ma questa volta nel centro di Melbourne. Il ritmo di lavoro era molto intenso. Tra coloro che lavoravano con me c’erano molti ragazzi e questo rendeva più piacevoli le giornate.

Inizialmente ebbi dei problemi con la madre del proprietario che spesso si trovava sul posto di lavoro. Dopo la prima settimana, in cui lavorai circa 40 ore, vidi l’orario della seconda settimana dove non era prevista nessuna ora lavorativa per me. A quel punto chiesi chiarimenti al proprietario e ottenni due giorni di lavoro per quella settimana. Ovviamente lavorare solo due giorni a settimana non mi faceva guadagnare abbastanza ma fortunatamente le cose sono migliorate.

Ho trovato un terzo ed ultimo lavoro come cameriere per tre sere a settimana. Per circa tre mesi ebbi due lavori finché, all’inizio di Luglio, decisi di lasciare entrambi i lavori e cominciare a viaggiare per un mese alla scoperta dell’Australia.

-Quindi sei felice della tua esperienza, giusto? Se tornassi indietro cambieresti qualcosa?

Tornato in Italia mi sono reso conto di quanto giusta sia stata la scelta di partire. Non mi sono mai pentito di ciò che ho fatto, sperimentato e vissuto in otto mesi all’estero.

-So che è impossibile da descrivere ma potresti dirci, in generale, cosa ti ha dato questa esperienza?

Questa esperienza mi ha fatto crescere come persona, mi ha reso estremamente responsabile e indipendente dalla mia famiglia in Italia. Inoltre ho appreso moltissimo grazie anche al confronto con persone provenienti da tutto il mondo con cui ho stretto amicizia.

-Perché hai deciso di passare un anno in Australia? Cosa ti ha indotto a prendere questa decisione?

In realtà il progetto che avevo in mente dopo il liceo era quello di andare subito a studiare a Torino. Mentre frequentavo il quinto anno, passai il test al Politecnico. Ma, una volta finiti gli esami di maturità, vidi l’Australia come la scelta più giusta per me in quel momento e non volevo farmela scappare.

-Cosa pensi del mondo del lavoro in Italia? Quali sono le principali differenze con quello australiano?

La situazione economica dell’Australia, seppur con i suoi problemi, è migliore di quella italiana. Infatti ci sono molte opportunità di lavoro per i giovani che sono agevolati, nel mondo del lavoro, da leggi del governo australiano. I ragazzi come me, hanno un’immediata possibilità di crescere dal punto di vista lavorativo e possono ottenere posizioni più ambite. In Italia è davvero difficile per uno della mia età trovare lavoro con tanta velocità come è successo a Melbourne.

-E adesso? Cosa fai nella vita?

In seguito alla mia esperienza all’estero ho deciso di frequentare l’università e ho mantenuto la mia idea. Ora frequento il primo anno al Politecnico di Torino e studio ingegneria meccanica.

-Per quanto riuarda il futuro, anche se forse è un po’ prematuro fare pronostici, hai idee?

Le mie idee sul futuro al momento non sono molto chiare anche se mi piacerebbe molto studiare o vivere all’estero. Per adesso voglio concentrarmi sugli studi con consapevolezza e responsabilità.

In conclusione, possiamo dire che, nel suo piccolo, la zona dell’Alta Valtiberina presenta diverse sfaccettature nel modo in cui gli under 25 vivono e affrontano il mondo del lavoro. I soggetti intervistati hanno, come abbiamo visto, punti di vista differenti su alcune questioni determinati anche dal loro contesto sociale e famigliare ma tutti hanno espresso sentimenti di incertezza e a volte paura del futuro, sfiducia e a tratti disgusto per il sistema lavorativo italiano e un forte attaccamento al lavoro che hanno, se ne hanno uno.

Speriamo che la situazione possa migliorare al più presto in modo da cambiare questo sentimento comune di negatività e instabilità che, in modo più o meno sentito, è presente in tutti i giovani della zona.

Strumentazione

Iphone 5s

Iphone 5

Computer Acer

Computer Asus

Organizzazione

Il gruppo formato da Chiara e Manuel si è incontrato un totale di 4 volte

-Lunedì 9 Febbraio 2015 dalle ore 15:00 alle ore 17:00: incontro preliminare;

-Martedì 10 Febbraio 2015 dalle ore 15:00 alle ore 19:00: REPORTAGE (foto, interviste);

-Mercoledì 11 Febbraio 2015: sistemazione dei materiali (foto, interviste, liberatorie);

-Venerdì 13 Febbraio 2015 dalle ore 14:00 alle ore 20:00: stesura testo e creazione del reportage su tackk.com.

Manuel ha curato la prospettiva dell’esperienza, alcune interviste, i testi, le titolazioni e le didascalie;

Chiara ha realizzato la fotografia, la messa online, alcune interviste e le liberatorie;

Chiara e Manuel alla fine delle interviste

Manuel che trascrive un'intervista al computer

Manuel mentre sistema il reportage su tackk.com

Chiara che carica le foto sulla presentazione tackk

Chiara e Manuel in un momento di pausa

Cosa ho imparato dall’esperienza

Questo progetto mi ha messo in contatto con il reportage, una genere di scrittura giornalistica che mi piace e che di solito leggo in alcune riviste. Lavorare in gruppo è stato abbastanza facile e quindi ho capito di essere in grado di collaborare con persone i cui pensieri sono diversi dai miei. È stato importante dividersi i lavori per poter sviluppare al meglio ogni parte del reportage. Inoltre non avevo mai utilizzato prima tackk.com che invece adesso riesco a padroneggiare. Infine, posso dire di apprezzare la forma e struttura del reportage perché lascia spazio ad una visione ed opinione personale sul tema trattato.

Manuel

Credo che quella del reportage sia stata un’esperienza davvero utile in quanto ho imparato un nuovo modo di concepire l’attività giornalistica. Credo che sia un lavoro molto impegnativo e difficile in quanto non sempre trovi persone disposte a collaborare. Per quanto riguarda gli aspetti tecnico-pratici, ho imparato ad utilizzare tackk.com che è un software nuovo per me e le norme da seguire per pubblicare materiali che ritraggono persone e luoghi. In generale posso dire che ho trovato l’esperienza positiva e costruttiva.

Chiara

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2 years ago
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Il lavoro è svolto in modo interessante, specie sotto il profilo delle interviste, numerose e bilanciate. Il titolo, anche se piuttosto lungo, è coerente con lo sviluppo del lavoro e desta la curiosità del lettore. Dal punto di vista della titolazione sarebbe stato forse opportuno usare maggiormente la funzione “headline” per poter meglio evidenziare le singole parti. Preciso invece l’uso del grassetto nella trascrizione delle interviste, agevola la lettura e rende chiaro il susseguirsi delle domande. Il video realizzato risulta in alcuni momenti di difficile comprensione, dal momento che ci sono forti voci in sottofondo e, più in generale, l’audio dell’intervistatore e intervistata è piuttosto basso. Sarebbe stato più comodo integrarlo all’interno del reportage piuttosto che inserirlo come link a google plus. Le due foto a Giulia Migliorati sono piuttosto simili tra loro; è vero che nella seconda è presente l’intervistatore, tuttavia è ripreso un fotogramma/foto identico alla posa del video. Più equilibrati gli scatti presso Bottega Verde, solo due ma ben distinti tra loro. La prima foto presso Molino di Catorcio, oltre ad essere tecnicamente difficile poiché in ambiente notturno, non è molto significativa poiché non riesce a cogliere un dettaglio rappresentativo dell’azienda, ci sono, in altri termini, particolari “tagliati” (cfr. bordi foto). Più felice la foto dell’interno.
La documentazione dell’esperienza è piuttosto precisa, anche se mancano le sigle dei modelli dei computer. Più accurato il dettaglio dell’organizzazione. Le foto finali del team di lavoro rendono piuttosto bene l’idea (e comunicano indicibile… “entusiasmo”!)

**Valutazione finale**
Correttezza formale: 4/5
Originalità del taglio: 4/5
Accuratezza materiale multimediale: 4/5
Esattezza documentazione e rispetto consegne: 3/5
Totale 15/20 (7½)