CAPPELLA BRANCACCI

     

Il grandioso ciclo di affreschi della Cappella Brancacci fu commissionato da Felice di Michele Brancacci, ricco mercante e potente uomo politico, per la Chiesa di Santa Maria del Carmine di Firenze. Anche questi affreschi sono il frutto di una collaborazione tra Masolino e Masaccio, i quali concordarono preventivamente la distribuzione delle varie scene, in modo che le loro differenti tecniche pittoriche potessero amalgamarsi con un certo equilibrio, senza creare contrasto, come di fatto era avvenuto nella "Sant'Anna Metterza". Il tema del ciclo di affreschi è quello della "Vita di Pietro" (alla quale si aggiungono alcune scene della "Genesi") e presumibilmente la centralità della figura di Pietro allude alla centralità della Chiesa, da lui stesso fondata.

Un'importante innovazione che Masaccio apportò nella sua tecnica pittorica si riscontra per la prima volta proprio in questi affreschi. Nella cappella Brancacci, infatti, incontriamo le prime ombre vere della storia della pittura. Nonostante anche Giotto avesse introdotto la tecnica del chiaroscuro, soltanto Masaccio fu in grado di renderla realisticamente sugli oggetti, come il risultato di un contrasto con una fonte luminosa proveniente da un determinato punto nello spazio, e quindi come il risultato di una riflessione tecnica e una consapevolezza spaziale. Il testo di Atti 5, 15, “perché quando Pietro passava anche solo la sua ombra coprisse uno di loro”, viene storicizzato dalla pittura di Masaccio nell'affresco "San Pietro risana gli infermi con la sua ombra".

Nonostante questa innovazione tecnica possa sembrare una volontà di distacco da una visione cristiana della vita, come pura aderenza alla realtà constatabile dei sensi, che nulla più lascia alla presenza di Dio nella storia, l'uso pittorico dell'ombra nella Cappella Brancacci nasce proprio dal bisogno di aderenza, di fedeltà al testo biblico. E' veramente l'uomo Pietro che cammina e fa ombra, ma, in lui, è il Signore che opera i miracoli di guarigione rappresentati nella cappella Brancacci.

  • San Pietro risana gli infermi con la sua ombra. La scena si trova nel registro inferiore sulla parete dietro l'altare, a sinistra. L'affresco fa riferimento al passo del testo evangelico in cui alcuni cittadini di Gerusalemme portarono i propri infermi nelle piazze, mettendoli su giacigli e barelle, con la speranza che essi venissero sfiorati dall'ombra di Pietro, garanzia di guarigione. San Pietro, seguito da San Giovanni, cammina per la strada e al passaggio della sua ombra guarisce un gruppo di infermi: due sono già in piedi che lo ringraziano (uno aveva il bastone, l'altro la caviglia fasciata), uno si sta alzando e un quarto, con le gambe deformate, è ancora accucciato a terra e guarda con trepidazione il santo. La figura col berretto rosso è stata riconosciuta come ritratto di Masolino.
  • Tributo. L'affresco è il primo in  alto della parete di sinistra. In esso, Masaccio illustra un episodio del Vangelo di Matteo in cui Gesù ed i suoi Apostoli si recano nella città di Cafàrnao e, all'ingresso, li gabelliere chiede loro di donare una somma di dernato come tributo per il Tempio di Gerusalemme. Cristo, non volendo trasgredire le leggi, incarica Pietro di pescare un pesce nella cui bocca, miracolosamente, troverà il denaro richiesto con cui potrà pagare la tassa dovuta. Nell'affresco sono concentrati tre momenti differenti del racconto: al centro del dipinto, troviamo Gesù che, dopo aver ascoltato il gabelliere (rappresentato di spalle) tra lo stupore degli apostoli, preoccupati per non possedere il denaro richiesto, indica a Pietro il mare, a sinistra dell'affresco, e Pietro, quasi per conferma, indica il mare lui stesso. Nella seconda scena, a sinistra dell'affresco, Pietro si trova ranicchiato, intento alla pesca prodigiosa. L'ultima scena, a destra del dipinto, vede raffigurato Pietro che consegna all'esattore la moneta d'argento trovata nella bocca del pesce miracoloso. I volti dei personaggi sono tutti caratterizzati con abilità, e le ombre hanno tutte la stessa direzione; il paesaggio, nonostante l'affresco rappresenti tre momenti diversi, è uniforme, come a voler unificare spazio e tempo, in una visione unitaria della realtà.
  • Cacciata dal Paradiso Terrestre. Questa scena è stata dipinta nel secondo registro del pilastro di sinistra dell'arco di accesso alla cappella, e in essa sono rappresentati Adamo ed Eva nel momento in cui l'Angelo di Dio li caccia dall'Eden. I corpi dei due sono rappresentati nudi (dopo che, con l'ultimo restauro avvenuto tra il 1984 e il 1990, sono state giustamente rimosse le foglie che erano state aggiunte a tempera nella seconda metà del XVII secolo per mascherare il sesso dei personaggi), modellati realisticamente con un uso consapevole del chiaroscuro e possiedono volumetrie massicce, quasi sgraziate. Entrambi i volti sono caratterizzati con grande accuratezza e nelle loro espressioni si possono percepire evidenti segni di sofferenza, di strazio e di vergogna: Adamo, il cui piede desro ancora varca la soglia del Paradiso Terrestre, singhiozza disperato coprendosi il volto per la vergogna, mentre Eva, col volto straziato da un urlo di sofferenza, accorgendosi per la prima volta della propria nudità dopo il peccato originale, cerca, con vergogna, di coprirsi.
  • Trinità. L'affresco si trova nella parete della terza campata, nella navata sinistra. Ultima opera realizzata prima della prematura scomparsa di Masaccio, la Trinità è oggi considerato uno dei massimi capolavori del Rinascimento, quasi un manifesto della "nuova pittura": l'intera opera è infatti una perfetta sintesi tra pittura, scultura e architettura. La struttura dell'affresco e la disposizione dei personaggi sono fondate sulle conoscenze e le innovazioni architettoniche di Brunelleschi e su un uso magistrale della prospettiva matematica, ideata da Brunelleschi stesso. L'opera crea un'illusione perfetta: la pittura dà il senso dello spazio come se realmente si aprisse una nicchia nella parete della navata. Anche gli elementi umani si inseriscono armonicamente in modo quasi prospettico nell'architettura e seguono proporzioni perfette; sono disposti secondo un ordine gerarchico, che culmina con la figura di Dio ma, nonostante ciò, i personaggi sacri non sono più grandi. Essi hanno invece le stesse dimensioni di quelli umani, rappresentati dai committenti (ritratti con grande fedeltà da Masaccio). La sintesi spaziale rispecchia anche la sintesi dei diversi gradi dell'essere: si passa dalla morte (lo scheletro sul sarcofago in basso) all'uomo (i due committenti) ai personaggi santi (Madonna e San Giovanni), a Cristo, a Dio Padre, che è opposto alla morte.