La camera ottica

pittura e dispositivi ottici

Con il termine di camera oscura si intende un ambiente buio, di dimensioni varie (da una piccola scatola a una stanza), su una parete del quale sia stato praticato un piccolo foro, chiamato foro stenopeico: dal greco stenòs/foro e opé/foro. Passando attraverso questo piccolo foro, i raggi luminosi provenienti da oggetti esterni illuminati si incrociano e proiettano sulla parete opposta l’immagine rovesciata e invertita degli oggetti in questione.

Sopra: schema del nervo ottico e dei bulbi oculari di Alhazen, da un manoscritto del XII secolo

Aristotele riteneva possibile proiettare l’immagine del sole in un luogo buio attraverso un piccolo foro. Ne parlò nei Problèmata (libro XV, 6): I raggi del sole che passano per un'apertura quadrata formano un’immagine circolare la cui grandezza aumenta con l'aumentare della distanza dal foro. Osservò inoltre l’immagine a forma di mezzaluna che il sole in eclissi parziale proiettava sul terreno attraverso i fori di un setaccio e le aperture tra il fogliame di un platano: notò che quanto minore era il foro tanto più nitida si formava l’immagine.

Lo scienziato arabo (secondo alcuni persiano) del X - XI secolo Al - Hasan ibn al - Haitham, latinizzato in Alhazen, è il primo, nel suo trattato di ottica tradotto in latino e in ebraico già dall’XI secolo, a dare una descrizione esauriente e un’analisi corretta della camera oscura. Mise in fila tre candele davanti a una parete e collocò uno schermo con un piccolo foro tra le candele e la parete, sulla quale le candele venivano proiettate rovesciate e invertite. Sperimentò personalmente la camera oscura per osservare un'eclissi parziale di sole.

Roger Bacon descrisse il fenomeno della camera oscura nel suo Tractatus de multiplicatione Specierum (1267 - 1268) e ne tracciò una figura schematica esatta.

Questi scienziati si interessarono alla camera oscura come fenomeno fisico, non come mezzo di rappresentazione artistica.

La prima descrizione esauriente della camera oscura in senso moderno si deve a Leonardo da Vinci, che ne parlò, chiamandola oculus artificialis, nel Codice Atlantico, scritto intorno al 1500. Leonardo suggerì anche la necessità di una piccola lente nel foro stenopeico per raddrizzare l’immagine, prendendo spunto da quello che succedeva anche nell’occhio umano. Intuì insomma il dispositivo della camera ottica.
Dico che se una faccia d'uno edifizio o altra piazza o campagna che sia illuminata dal sole arà al suo opposto un'abitazione, e in quella faccia [dell’abitazione] che non vede il sole sia fatto uno spiraculo retondo, che tutte le alluminate cose manderanno la loro similitudine per detto spiraculo e appariranno dentro all'abitazione nella contraria faccia, la quale vol essere bianca, e saranno lì appunto e sottosopra, e se per molti lochi di detta faccia facessi simili busi, simile effetto sarebbe per ciascuno. ...... La sperientia che mostra come li obbietti mandino le loro spetie over similitudini intersegate dentro all'occhio nello umore albugino, si dimostra quando per alcuno piccolo spiraculo rotondo penetrano le spetie delli obbietti alluminati in abitatione fortemente oscura: allora tu riceverai tale spetie in una carta bianca posta dentro a tale abitatione lquanto vicina a esso spiraculo e vedrai tutti li predetti obbietti in essa carta colle loro proprie figure e colori ma saran minori e fieno sottosopra per causa della intersegatione li quali simulacri se nascieranno di loco alluminato del sole saran proprio dipinti in essa carta la quale vuole essere sottilissima e veduta da rovescio e lo spiraculo detto sia fatto in piastra sottilissima di ferro.

Leonardo da Vinci Codice atlantico 1500 circa. Sotto: alcuni disegni che corredano lo scritto

Se al foro stenopeico di una camera oscura vengono applicati una lente e un diaframma per migliorare la luminosità e la nitidezza dell'immagine proiettata, si parla in senso proprio di camera ottica, che può essere allestita in una stanza, in una cabina mobile o essere costruita in piccole dimensioni per essere portatile.
La camera ottica viene descritta per la prima volta nella seconda metà del 500 da Daniele Barbaro e subito se ne suggerisce l'uso per tracciare le linee prospettiche di una composizione, illustrando il meccanismo della messa a fuoco.

Se vuoi vedere come la natura pone le cose digradate…..farai un buco nello scuro d’una finestra della stanza di dove vuoi vedere, tanto grande quanto è il vetro d’un occhiale. Et piglia un occhiale da vecchio…..et incassa questo vetro nel bucco assaggiato. Serra poi tutte le finestre, et le porte della stanza, si che non vi sia luce alcuna, se non quella, che viene dal vetro, piglia poi un foglio di carta, et ponlo incontra il vetro tanto discosto, che tu veda minutamente sopra ‘l foglio tutto quello che è fuori di casa, il che si fa in una determinata distanza più distintamente, il che troverai accostando, overo discostando il foglio al vetro, finché ritrovi il sito conveniente.

Daniele Barbaro La Pratica della perspettiva opera molto utile a pittori, a scultori et a architetti 1568. Sotto: pagine del trattato di Barbaro

Giovanni Battista Della Porta, nel suo fortunato trattato Magia naturalis sive de miraculis rerum naturalium del 1558, sembra essere consapevole delle potenzialità artistiche del principio della camera oscura, ma non ci sono notizie certe di artisti che abbiano usato la camera ottica nel 500.
Se non siete capaci di eseguire il ritratto di una persona o di qualsiasi altra cosa… è questa un’arte che giova imparare. Quando il sole batte sulla finestra, disponete vicino al foro le persone che intendete ritrarre in modo tale che siano illuminate, avendo cura che il sole non cada direttamente sul foro. Dirimpetto a esso collocate un foglio bianco o una tavola, e sistemate le persone sotto la luce allontanandole o avvicinandole fino a che il sole non ne proietti una rappresentazione perfetta sulla tavola: e chi è abile nel dipingere apporrà i colori là dove li vedrà nella tavola, e descriverà le espressioni dei volti; cosicché quando l’immagine scomparirà, il dipinto resterà sulla tavola, e sulla superficie si vedrà come un’immagine allo specchio.....
Sopra: Giovanni Battista Della Porta Magia naturalis sive de miraculis rerum naturalium seconda edizione 1589 e disegno fiorentino del 1600 circa che illustra il funzionamento della camera oscura

Sopra: Jan Vermeer Donna con il cappello rosso 1665-1667 Washington, National Gallery of Art e Il bicchiere d'acqua 1659-1660 Braunschweig, Herzog Anton Ulrich-Museum

You Tube - Jan Vermeer and the Camera Obscura

Nel 1891 Joseph Pennell, litografo e incisore americano, fu il primo a fare l'ipotesi che Jan Vermeer abbia utilizzato la camera ottica. E' vero che il chiaroscuro pittorico di Vermeer suggerisce effetti di sfocatura che non sono stati attribuiti a una scelta stilistica, ma a una caratteristica dell'immagine prodotta dalla camera ottica. Oltre agli effetti pittorici, anche le composizioni di Vermeer, con le loro originali fughe prospettiche e il caratteristico taglio luministico, tradirebbero l'uso della camera ottica, ma non esiste ancora nessun documento che lo provi. Più recente è l'indicazione che anche Michelangelo Merisi da Caravaggio utilizzasse qualche tipo di strumento ottico: risale al 1994 e si deve a Roberta Lapucci, autrice di Caravaggio e l'ottica (2005).

Comunque nel 600 esistevano già camere ottiche portatili reflex, dotate di specchio interno per trattare le immagini ribaltate e di ottime lenti, come quelle descritte già da Johannes Kepler nel 1611 nel trattato Diottrica e da Johannes Zahn in Oculus Artificialis Teledioptricus Sive Telescopium (1685) .
Gli artisti olandesi del tempo conoscevano bene il mezzo e lo apprezzavano. Constantijn Huygens nel 1662 acquistò una camera oscura a Londra e scrisse: Produce effetti mirabili, riflettendo su un muro in una stanza buia. Non posso descrivere la sua bellezza a parole,ma tutta la pittura al suo cospetto sembra morta....

Sotto: camera ottica di Johannes Zahn 1685

E' nel 700 che l'uso della camera ottica si diffonde, sospinto dall'entusiasmo illuminista. Francesco Algarotti poneva come obiettivo principale dell'artista il naturale ed il vero ed è quindi entusiasta di uno strumento che assicurava anche all'attività artistica una base tecnica paragonabile a quella utilizzate dalle scienze naturali.

Significative sono le tavole dedicate dall'Encyclopédie alla camera ottica : non a caso corredano la voce disegno e testimoniano che i dispositivi ottici erano diventati abituali per gli artisti del 700, soprattutto tra i dilettanti e i professionisti che si occupavano di generi commerciali: I migliori pittori moderni tra gli italiani si sono avvalsi di questo espediente .... I pittori dovrebbero fare lo stesso uso della camera oscura che naturalisti e astronomi fanno del microscopio e del telescopio; tutti questi strumenti contribuiscono a far conoscere e rappresentare la Natura.

Francesco Algarotti Saggio sopra la pittura 1764
Sotto: Dessein, Chambre obscure in Encyclopédie, ou dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers di Denis Diderot e Jean le Rond d'Alembert 1751

L'impiego della camera ottica rimase comunque marginale nel 700 nell'ambito della pittura di alto livello: tra i grandi pittori di figura solo Giuseppe Maria Crespi, Joshua Reynolds e Giovanni Battista Piazzetta ne apprezzavano gli effetti. In area veneta era diffusa soprattutto tra i vedutisti, che erano infatti considerati artisti commerciali: se ne servivano per rendere efficacemente (e rapidamente) la composizione prospettica e gli effetti luminosi.

Fondamentale è la camera ottica per il metodo di Giovanni Antonio Canal il Canaletto, che per i suoi scaraboti, gli schizzi preparatori delle sue vedute, usava regolarmente la camera ottica. Abbozzava il soggetto a matita, poi a penna, suddividendo l'assieme in sezioni che poi venivano riunite a panoramica. Canaletto affermava tuttavia che era sbagliato affidarsi eccessivamente la mezzo meccanico.
Insegnò il Canal con l'esempio il vero uso della camera ottica: e a conoscerne i difetti che recar suole ad una pittura, quando l'artefice interamente si fida della prospettive che in essa camera vede.
Anton Maria Zanetti Della Pittura Veneziana libri cinque 1771

Sopra: Antonio Canal il Canaletto Studi e finale della Veduta del campo dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia 1736 - 40 Londra, Royal Collection