MASACCIO

la pittura come affermazione della nuova dignità dell'uomo

Considetato oggi il più importante esponente dell'arte pittorica del primo '400, Tommaso di Ser Giovanni di Mòne Cassài, detto "Masaccio", nacque a San Giovanni Valdàrno (Arezzo) nel 1401. Oggi viene riconosciuto, insieme all'architetto Brunelleschi e allo scultore Donatello, come uno degli "inventori" dello stile rinascimentale. La pittura di Masaccio ha influenzato molti artisti non solo del Rinascimento, primo tra tutti Michelangelo, ma perfino quelli appartenenti ad epoche più lontane, fino al '900, come Carrà e De Chirico.

L'origine del suo soprannome è da ricercarsi proprio nell'opinione che di lui avevano i suoi contemporanei. Tale soprannome è infatti l'abbreviazione dell'appellativo "Tommasaccio" (da Tommaso) con cui molti si rivolgevano all'artista - ci dice il Vasari - non per i suoi cattivi modi, ma per la trascuratezza con cui conduceva la sua vita. Il Vasari scrive, infatti, che vestiva male, era sempre intento a dipingere, perennemente a corto di soldi, si dimenticava di passare a ritirare l'incasso alla fine del lavoro. Queste le parole testuali:

"Fu persona astrattissima e molto a caso, come quello che, avendo fisso tutto l'animo e la volontà alle cose dell'arte sola. Si curava poco di sé e manco d'altrui. E perché e' non volle pensar già mai in maniera alcuna alle cure o cose del mondo, e non che altro al vestire stesso, non costumando riscuotere i danari da' suoi debitori, se non quando era in bisogno estremo, per Tommaso che era il suo nome, fu da tutti detto Masaccio. Non già perché e' fusse vizioso, essendo egli la bontà naturale, ma per la tanta straccurataggine; con la quale niente di manco era egli tanto amorevole nel fare altrui servizio e piacere, che più oltre non può bramarsi." (G.Vasari, Le vite, 1568)

BRUNELLESCHI E DONATELLO COME FONTE D'ISPIRAZIONE:

La formazione artistica e culturale di Masaccio avvenne a Firenze; a quel tempo l'ambiente fiorentino era ricco di stimoli artistici di ogni tipo, fornendo al giovane la possibilità di circondarsi di grandi personalità, quali Brunelleschi e Donatello, artisti ormai maturi e formati, e di poter fruire delle loro innovazioni tecniche e stilistiche, innovazioni che influenzarono largamente il percorso artistico di Masaccio, portandolo alla creazione di uno stile moderno e realistico. La tradizione secondo la quale il giovane, nei primi anni a Firenze, avesse frequentato la bottega di Masolino da Panicale, fu smentita dalla critica proprio per il fatto che Masaccio apprese molto di più dall'architettura brunelleschiana e da Donatello piuttosto che dal più anziano pittore. Egli collaborò alla pari con Masolino, il quale, al contrario, si afferma che venne influenzato dal giovane amico (come si può notare, ad esempio, nella realizzazione della Sant'Anna Metterza).

Da Brunelleschi, Masaccio apprese il metodo della prospettiva, basato sul rigore del calcolo delle proporzioni su basi matematiche, metodo che venne da subito applicato alle sue opere, sebbene in un primo momento in modo più impacciato.

Donatello, invece, gli impartì una conoscenza dell'arte classica e gli trasmise una consapevolezza più profonda dell'uomo, della sua essenza e della sua materialità concepite a tutto tondo; tali insegnamenti gli consentirono di allontanarsi dallo stile dominante dell'epoca, ovvero lo stile gotico, fondato sulla bidimensionalità e sul significato allegorico dell'immagine, più che sull'immagine stessa.

Nella "creazione" di un nuovo stile pittorico, egli si riallacciò anche alle grandi intuizioni di Giotto e alla sua sintesi volumetrica, tentando di compendiare tale stile - uno stile che, seppur innovativo, lasciava trapelare tipici tratti del gotico, quali la trascuratezza nell'ambito prospettico - con le innovazioni prospettiche di Brunelleschi e la forza plastica e la profondità psicologica delle statue di Donatello.

"Giotto rinato, che ripiglia il lavoro al punto dove la morte lo fermò"

(Bernard Berenson)

LO STILE:

Alla trascuratezza della realtà nella vita quotidiana di Masaccio fa da contrappunto il realismo della sua opera. Masaccio inaugurò nella pittura un approccio naturalistico alla rappresentazione del reale, attento alla caratterizzazione e allo spessore psicologico dei personaggi piuttosto che al particolare e all'ornamento, e volto alla resa della tridimensionalità ("figure vivissime e con bella prontezza a la similitudine del vero", Giorgio Vasari). Egli, sfruttando le conoscenze prospettiche apprese da Brunelleschi, realizzò nei suoi dipinti architetture e paesaggi credibili, modellandoli attraverso un uso consapevole del chiaroscuro, non più volto semplicemente a sottolineare la tridimensionalità di un oggetto (come fece Giotto), ma specialmente a raggiungere il realismo.

L'individuo assume una presenza fisica, materiale, le forme sono essenziali, le figure pulite, plastiche. Ciascun personaggio nelle sue opere ha una chiara identità fisica e psicologica, l'umanità e lo spessore psicologico sono elementi chiave nella sua produzione artistica, merito anche dell'influenza che sull'artista ha avuto la figura di Donatello. Come lui, Masaccio sceglie come modelli nelle sue opere popolani, poveri, mendicanti: i loro volti si fissano nella loro ansia, hanno espressioni assorte, mute e pensose. Masaccio rifiuta l'idealizzazione e l'abbellimento, ma carica questi personaggi ignoti di riferimenti umani, concreti che fanno sentire la loro presenza fisica e spirituale, attraverso il volume, il peso e l'intensità espressiva.

I bambini, anche quando rappresentano Gesù, sono sempre irrequieti e agitati. Non sono mai colti in posizione tranquilla o di riposo, sono sempre in movimento. La madreè una figura che ritorna spesso nelle sue opere (soprattutto nelle Madonne), carica di umanità e morbidezza femminile, ma sempre dignitosa e solenne.

  • Sant'Anna Metterza. Quest'opera segna l'inizio della collaborazione tra Masaccio e Masolino; si tratta di una pala di altare rappresentante la Madonna in trono col Bambino e Sant'Anna come terzo personaggio (da cui l'appellativo di "Metterza") circondata da cinque angeli, commissionata per la chiesa fiorentina di Sant'Ambrogio dalla famiglia dei Bonamici. A Masaccio si deve la realizzazione della Madonna col Bambino e dell'angelo reggicortina sulla destra: il corpo di Maria è infatti tratteggiato con grande sicurezza e assume una massiccia compattezza piramidale (realizzato, come afferma Vasari "con poche pieghe e facili, come fa il vivo e naturale"), mentre i volti e le espressioni della madre e del figlio non sono idealizzati, ma rispecchiano stati d'animo e psicologie dettagliate (la Vergine è solenne e quasi pensierosa, il Bambino è irrequieto, fissa con uno sguardo curioso e sorpreso un punto preciso del dipinto come se la sua attenzione fosse stata catturata da qualcosa in particolare). A Masolino, invece, è attribuita l'esecuzione di Sant'Anna e dei quattro angeli: egli, verosimilmente colpito dalla nuova e straordinaria concretezza del collega, tentò di imitarne i tratti nella sua Sant'Anna, ma in essa è chiaramente visibile la quasi totale assenza di volume e la convenzionalità dei panneggi tipicamente gotiche.

Un esempio della "copia dal vero", del rifiuto dell'idealizzazione tipicamente donatelliano, si trova nella tavola centrale del Polittico di Pisa, ed è la "Maestà" ("Madonna col Bambino e i quattro angeli").

  • La Maestà. In questa raffigurazione, la Vergine non è rappresentata secondo i consueti canoni di bellezza e giovinezza, e non esprime nè solennità nè distacco: si tratta di una donna ormai matura, dal volto segnato da una stanchezza e da una sofferenza singolari, che possono intendere un presagio sul destino che sarebbe toccato al figlio, ma richiamano anche la natura umana, quella di una donna ormai matura, con i suoi pensieri e le sue fragilità.