La cacciata dei progenitori

(1424-1425)

Tale affresco si trova all'interno della Cappella Brancacci della Chiesa del Carmine a Firenze e ritrae la cacciata dal Paradiso terrestre in modo estremamente tragico. I protagonisti sono Adamo ed Eva, inseguiti dall'Angelo, che, con un gesto perentorio e definitivo, li caccia dall'Eden. A seguito del restauro avvenuto tra il 1984 e il 1990 furono tolte le foglie di fico, inserite durante il periodo della controriforma, che coprivano le nudità dei due giovani (figura 2). I colori prevalenti dell'affresco sono terra scura, terra di Siena bruciata, nero d'avorio, blu di cobalto, bianco gesso e giallo di Napoli. Adamo, singhiozzando disperato, si copre il volto con le mani e, come si vede dalla postura della schiena, si chiude in se stesso per la vergogna. Eva, accorgendosi per la prima volta di esser nuda, tenta di coprire, con un gesto di pudore, il seno e il pube, come una venus pudica. Il suo viso appena accennato, ben visibile nella terza fotografia, e contratto in una terribile espressione di dolore straziante, rappresenta forse il vertice più alto della drammaticità di Masaccio. Si nota come vi siano violenti contrasti chiaroscurali, la cui luce è bianca e l'ombra quasi nera. Prevale tuttavia l'utilizzo di quest'ultima, come appare evidente dalla bocca della donna e dai suoi occhi, che esprimono la sua grande sofferenza. Masolino, invece, raffigurò Il peccato originale, visibile nella prima immagine, a destra. Le due opere, che si fronteggiano ai lati dell'entrata della cappella Brancacci, rappresentano simbolicamente il passaggio dalla pittura gotica a quella rinascimentale. Infatti Masolinoattribuisce alle figure di Adamo ed Eva un corpo molto slanciato ed esile, ma irreale. Anche i loro visi astrattamente belli, sono tuttavia vuoti, privi di espressione.