Antonello da Messina

L'Arte dei Fiamminghi in Italia

Antonello da Messina, nato attorno al 1430 a Messina da Giovanni de Antonio e da Garita (verosimilmente Margherita), ricevette con ogni probabilità una prima educazione in casa: il padre, essendo un "mazonus" - ovvero un artigiano specializzato in lavori di scultura, intarsio, intaglio e muratura -, doveva avere una certa dimestichezza con le questioni artistiche e ciò può aver favorito l'accostamento d'Antonello alla pittura. L'ambiente messinese era però piuttosto stagnante e, quindi, intorno al 1450, prende avvio la carriera di Antonello, con un apprendistato alla bottega del pittore napoletano Colantonio. All’epoca Napoli iniziava ad aprirsi al Rinascimento italiano grazie all’opera di numerosi scultori, tra i quali sono da annoverare Donatello, Luciano Laurana e molti altri. Nel campo pittorico le tendenze erano ancora quelle di derivazione provenzali e fiamminghe. Il Colantonio, quotato copista di opere fiamminghe, era solito ricevere anche importanti commissioni; come quella, risalente agli anni Quaranta, di un polittico per la chiesa francescana di San Lorenzo, nelle cui parti laterali è forse possibile rintracciare il primo intervento del giovane pittore. Ben presto, l'artista messinese comincia a concentrarsi su alcuni temi che diverranno caratteristici della sua produzione: le varie redazioni della "Crocifissione", le meditazioni sul busto di Cristo, l'insistenza sul tema della Madonna, l'avvio di un'attraente galleria di ritratti, tutti virili e, purtroppo, anonimi, dato che ci hanno privato di importanti informazioni sui committenti del pittore. Al 1460 circa viene fatta risalire l'esecuzione della cosiddetta "Madonna Salting", di evidente ascendenza fiamminga, e le due tavolette di Reggio Calabria raffiguranti "Abramo servito dagli angeli" e "San Girolamo penitente", esposte presso il Museo Nazionale della Magna Grecia. La formazione d'Antonello si completa negli anni Sessanta con un viaggio a Roma, grazie al quale entra in contatto non solo con la monumentalità dell'arte classica, ma anche con l'umanesimo prospettico di Piero della Francesca e Beato Angelico. Tra il 1465 ed il 1470 realizza il "Salvator Mundi", la sua prima opera firmata e datata, e il "Ritratto d'uomo" del Museo Mandralisca di Cefalù, in cui viene adottata la posizione a tre quarti, tipicamente fiamminga, che consente una più minuta analisi fisica e psicologica. Dopo il 1470 si segnala un ritorno in Sicilia, caratterizzato da dipinti di grandissima suggestione quali il "Polittico di San Gregorio" e l'"Annunciata" di Palermo. Nel 1475 Antonello raggiunge Venezia, ove viene in contatto con la pittura di Giovanni Bellini (i cui influssi sono evidenti nella "Pala di San Cassiano", realizzata tra il 1475 e il 1476), e, nel volgere di due anni, vi lascia opere fondamentali, come il "San Gerolamo nello studio", oggi conservato presso la National Gallery di Londra, l'"Ecce Homo" del Collegio Alberoni di Piacenza, la "Crocifissione" d'Anversa e il "San Sebastiano" di Dresda: dipinti assolutamente decisivi per consentire anche nella città lagunare la diffusione della "sintesi prospettica di forma e colore" che caratterizza l'Umanesimo italiano. Tornato nella città natale, Antonello muore pochi anni più tardi, nel 1479, due mesi dopo aver fatto testamento. Antonello da Messina fu il primo pittore italiano ad usare la pittura ad olio, proprio per la sua conoscenza dei fiamminghi. E dai fiamminghi il pittore siciliano prese anche un’altra tendenza: quella di fare i ritratti a tre quarti, a differenza dei pittori italiani che, in quegli anni, prediligevano il ritratto nettamente di profilo. Ma soprattutto dai fiamminghi Antonello prese l’attenzione per la luce. In pratica Antonello fu un artista straordinario proprio per la sua capacità di sintetizzare le maggiori novità pittoriche del XVI secolo: la costruzione volumetrica e prospettica degli italiani, con la capacità di rendere gli effetti atmosferici di luce e colore dei fiamminghi.