Il Gioco dei finali alternativi.
un esperimento di Digital Storytelling

In questo progetto vedremo un'altra declinazione del Digital Storytelling, vale a dire il "gioco dei finali alternativi".

Prenderemo in esame un testo letterario (magari studiato in classe) e proveremo a riscriverne il finale.

Gli obiettivi didattici sono:

- Far conoscere ai ragazzi innanzi tutto la trama reale del testo

- Far comprendere la "Teoria dei Mondi Possibili Finzionali" di Umberto Eco (Lector in Fabula)

- Far capire che ogni testo è anche un contesto in cui il lettore agisce ed interviene in base al suo bagaglio culturale, aspettative, credenze, intenzioni.

Teoria dei Mondi Possibili
Finzionali (U. Eco, Lector in Fabula)

Secondo Eco, ogni testo è una macchina che prevede la cooperazione interpretativa attiva del suo destinatario: «Il testo è [...] intessuto di spazi bianchi, di interstizi da riempire, e chi lo ha emesso prevedeva che essi fossero riempiti e li ha lasciati bianchi per due ragioni. Anzitutto perché un testo è un meccanismo pigro (o economico) che vive sul plusvalore di senso introdottovi dal destinatario (…) E in secondo luogo perché, via via che passa dalla funzione didascalica a quella estetica, un testo vuole lasciare al lettore l’iniziativa interpretativa, anche se di solito desidera essere interpretato con un margine sufficiente di univocità. Un testo vuole che qualcuno lo aiuti a funzionare» (p. 52). Dal gioco tra il mondo finzionale in costruzione e quello originario della propria fonte scaturisce la complessità del significato della riscrittura, significato che, se pure è arricchito dal recupero del nascosto, tuttavia non ne è asservito. In altri termini, se una fan fiction attiva la «nascosta enciclopedia finzionale» del romanzo-fonte (dall’ambientazione ai personaggi originali: è «l’ammobiliamento del mondo possibile finzionale», come lo chiama Eco), tuttavia non ha il dovere di procedere con un contesto e dei personaggi identici a quelli presupposti. Dunque, anche se le proprietà dei personaggi cambiassero, come spesso accade, l’importante è che tali nuovi mondi siano coerenti e non diano vita a mondi finzionali impossibili, tali da essere contraddittori. La riscrittura è come una sfida lanciata alle opere canoniche, che porta il prodotto dell’invenzione, la fan fiction appunto, non a cancellare o a invalidare il proprio canone, ma ad arricchirlo, a espanderne i confini, a «prendere posto accanto al protomondo canonico» con la speranza, perché no, di entrare «a sua volta nel canone». Le fan fiction, frutto dunque di invenzione, sono propriamente atti linguistici performativi, ovvero, atti che, date determinate condizioni di felicità, come le chiamava Austin (cfr. Come fare cose con le parole, Marietti – Genova, 1987), servono a compiere azioni. Anche Roland Barthes (cfr. Il brusio della lingua. Saggi critici IV, Einaudi – Torino, 1988) aveva colto il carattere performativo della letteratura nel senso che l’atto di scrivere non può esaurirsi alle funzioni della registrazione, della rappresentazione o della constatazione. Nello specifico, il testo finzionale è un testo capace di creare (o di distruggere) mondi che non dipendono dalla verità o falsità dei suoi enunciati discorsivi.

Hemingway e i 39 finali di "Addio alle Armi"

In un’intervista alla Paris Review del 1958, infatti, Ernest Hemingway ammise che il finale di Addio alle armi venne riscritto ben 39 volte prima di assumere la sua forma definitiva (secondo altre fonti sarebbero 40, secondo altre ancora addirittura 47).

Ad ogni modo saranno trentanove le varianti le cui bozze, insieme ad altri passaggi scartati, tutti meticolosamente catalogati ed etichettati e finora conservati all’interno dellaErnest Hemingway Collection presso la John F. Kennedy Presidental Library and Museum di Boston, saranno finalmente pubblicati negli U.S.A., in appendice ad una nuova versione del romanzo – si potrebbe dire riveduta e corretta all’incontrario – in cui finanche la copertina riproduce quella originale: un’artistica illustrazione di un uomo e di una donna giacenti entrambi a torso nudo.

Il valore aggiunto è rappresentato dal fatto che il tutto è riproposto nella forma manoscritta dello stesso autore

piena, di conseguenza, di depennamenti, cancellature, annotazioni ai margini; insomma una rara possibilità per i lettori, ma soprattutto per gli scrittori contemporanei, abituati a lavorare con il tasto canc della tastiera del p.c. (grazie al quale, a lavoro ultimato, non resta segno delle centinaia di ripensamenti, revisioni, soppressioni avvenute durante la stesura delle loro opere) di sbirciare da vicino con quanta difficoltà scrivesse uno dei più grandi autori di un passato non poi così remoto.

Prima, tuttavia, di rivelarvi i finali alternativi del capolavoro sulla Prima Guerra Mondialeelaborati dallo scrittore Premio Nobel per la Letteratura nel 1954, ricordiamo brevemente quello canonico, dato alle stampe nel 1929: Frederic Henry, cacciate le infermiere dalla stanza dove giace morta la sua Catherine dopo il disgraziato parto del loro bambino ammette:

Ma quando le ebbi fatte uscire ed ebbi chiusa la porta e spenta la luce non servì a niente. Fu come salutare una statua. Dopo un po’ me ne andai e uscii dall’ospedale e ritornai a piedi in albergo nella pioggia.

Il finale, invece, sarebbe potuto essere uno tra questi (e altri 36 che per ovvie ragioni non possiamo riportare):

Variante N°1 - “The Nada Ending” :

E questa è tutta la storia. Catherine era morta e anche tu morirai, anch’io morirò e questa è l’unica promessa che posso farti

Variante N° 7 - “The Live Baby Ending”:

Non c’è alcun finale eccetto la morte e nessun inizio eccetto la nascita

Variante N° 34 - “The Fitzgerald Ending” (quello suggerito dall’amico F. Scott. Fitzgerald):

Il mondo spezza chiunque, e coloro che non spezza li uccide. […] Uccide i buoni, i miti, i coraggiosi, senza fare alcuna differenza, e anche se non sei tra questi, puoi stare pur certo che ucciderà anche te, solo senza nessuna speciale fretta

Hemingway ha lasciato traccia, oltre che dei finali, anche dei titoli alternativi, pubblicati nella stessa appendice. Tra di essi: Love in War; World Enough and Time; Every Night and All; Of Wounds and other Causes; The Sentimental Education of Frederic Henry; The Italian Experience – quest’ultima, in particolare, se scelta avrebbe, secondo l’ironica opinione diqualcuno, potuto aprire al celebre scrittore la via per l’inaugurazione di una potenziale catena di ristoranti italiani.

Patrick Hemingway, l’unico figlio ancora vivente di Ernest ha affermato di avere dato il proprio consenso alla pubblicazione del materiale inedito perché:

«[…] offre la possibilità di uno sguardo ravvicinato al pensiero di mio padre. Ma è anche vero che non importa quanto si studi un classico [della letteratura N.d.T], non si potrà mai realmente capire da cosa nasce il talento».

Quest’ultima osservazione, personalmente, la sottoscrivo in pieno. Ma giacché ce ne viene dato modo, perché non provare ad esprimere la nostra preferenza su quale altro finale ci sarebbe piaciuto leggere al termine di Addio alle armi? Sempre che al riguardo non siate dello stesso avviso di @altaifland che leggendo la notizia su Twitter ha soavemente cinguettato:

«Ben presto saranno incluse anche le feci evacuate dagli scrittori durante la stesura dei loro romanzi – per un senso di maggiore “autenticità”»

Finale alternativo

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