Il Deserto dei Tartari:
Quando decisi di arruolarmi

Esperimento di Digital Storytelling

Il progetto: scriviamo un prologo

Stavolta immaginiamo di far scrivere agli studenti un prologo del romanzo.

Incipit del romanzo

Nominato ufficiale, Giovanni Drogo partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione.

Si fece svegliare ch'era ancora notte e vestì per la prima volta la divisa di tenente. Come ebbe finito, al lume di una lampada a petrolio si guardò allo specchio, ma senza trovare la letizia che aveva sperato. Nella casa c'era un grande silenzio, si udivano solo piccoli rumori da una stanza vicina; sua mamma stava alzandosi per salutarlo.
Era quello il giorno atteso da anni, il principio della sua vera vita. Pensava alle giornate squallide all'Accademia militare, si ricordò delle amare sere di studio quando sentiva fuori nelle vie passare la gente libera e presumibilmente felice; delle sveglie invernali nei cameroni gelati, dove ristagnava l'incubo delle punizioni. Ricordò la pena di contare i giorni ad uno ad uno, che sembrava non finissero mai.

Citazioni dal romanzo


  • "Gli parve che la fuga del tempo si fosse fermata, il mondo ristagnava in una orizzontale apatia e gli orologi correvano inutilmente. La strada di Drogo era finita; eccolo ora sulla solitaria riva di un mare grigio e uniforme. […] Gli occhi di Drogo fissavano come non mai le giallastre pareti della fortezza. Lacrime lente e amarissime calavano giù per la pelle raggrinzita, tutto finiva miseramente e non restava più nulla da dire." (p.186)
  • L'ora miracolosa che almeno una volta tocca a ciascuno. Per questa eventualità vaga, che pareva farsi sempre più incerta col tempo, uomini fatti consumavano lassù la migliore parte della vita.
  • Fino allora egli era avanzato per la spensierata età della prima giovinezza, una strada che da bambini sembra infinita, dove gli anni scorrono lenti e con passo lieve, così che nessuno nota la loro partenza. Si cammina placidamente, guardandosi con curiosità attorno, non c'è proprio bisogno di affrettarsi, nessuno preme di dietro e nessuno ci aspetta, anche i compagni procedono senza pensieri, fermandosi spesso a scherzare. (p. 47)
  • Dalle case, sulle porte, la gente grande saluta benigna, e fa cenno indicando l'orizzonte con sorrisi d'intesa; così il cuore comincia a battere per eroici e tenere desideri, si assapora la vigilia delle cose meravigliose che si attendono più avanti; ancora non si vedono, no, ma è certo, assolutamente certo che un giorno ci arriveremo. (p. 47)
  • Ma a un certo punto, istintivamente, ci si volta indietro e si vede che un cancello è stato sprangato alle spalle nostre, chiudendo la via del ritorno. Allora si sente che qualche cosa è cambiato, il sole non sembra più immobile ma si sposta rapidamente, ahimè, non si fa tempo a fissarlo che già precipita verso il fiume dell'orizzonte, ci si accorge che le nubi non ristagnano più nei golfi azzurri del cielo ma fuggono accavallandosi l'una sull'altra, tanto è il loro affanno; si capisce che il tempo passa e che la strada un giorno dovrà pur finire. (p. 47)
  • Gravava ormai nella sala il sentimento della notte, quando le paure escono dai decrepiti muri e l'infelicità si fa dolce, quando l'anima batte orgogliosa le ali sopra l'umanità addormentata. [...] E fuori sempre la pioggia.
  • Così una pagina lentamente si volta, si distende dalla parte opposta, aggiungendosi alle altre già finite, per ora è solamente uno strato sottile, quelle che rimangono da leggere sono in confronto un mucchio inesauribile. Ma è pur sempre un'altra pagina consumata, signor tenente, una porzione di vita.
  • Eppure il tempo soffiava; senza curarsi degli uomini passava su e giù per il mondo mortificando le cose belle; e nessuno riusciva a sfuggirgli, nemmeno i bambini appena nati, ancora sprovvisti di nome. (p. 204)
  • Proprio in quel tempo Drogo si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangono sempre lontani; che se uno soffre il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l'amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita.
  • Nel sogno c'è sempre qualcosa di assurdo e confuso, non ci si libera mai della vaga sensazione ch'è tutto falso, che un bel momento ci si dovrà svegliare.

Explicit del romanzo


La camera si è riempita di buio, solo con grande fatica si può distinguere il biancore del letto, e tutto il resto è nero. Fra poco dovrebbe levarsi la luna.Farà in tempo, Drogo, a vederla, o dovrà andarsene prima? La porta della camera palpita con uno scricchiolio leggero. Forse è un soffio di vento, un semplice risucchio d'aria di queste inquiete notti di primavera. Forse è invece lei che è entrata, con passo silenzioso, e adesso sta avvicinandosi alla poltrona di Drogo. Facendosi forza, Giovanni raddrizza un po' il busto, si assesta con una mano il colletto dell'uniforme, dà ancora uno sguardo fuori dalla finestra, una brevissima occhiata, per l'ultima sua porzione di stelle. Poi nel buio, benché nessuno lo veda, sorride.

Indicazioni operative

Dopo ciascuna sequenza narrativa scritta, cita la pagina o le pagine del romanzo che hanno con essa, a tuo avviso, un legame di qualche tipo (anticipazione, riferimento, allusione, analogia).


Scrivi il "tuo" prologo del Romanzo

Il testo deve avere almeno 5000 battute


Suggerimenti

Dino Buzzati nel 1933 (quindi 7 anni prima de Il Deserto dei Tartari) scrisse un breve romanzo dal titolo "Barnabo delle Montagne" in cui sono presenti alcuni temi che saranno tipici anche del romanzo maggiore:

- la montagna (incantata!)

- l'attesa

- la volontà (frustrata) di riscatto

- la ricerca di un significato della vita


Materiali multimediali su Buzzati


Spettacolo teatrale completo:
Il Deserto dei Tartari


Note sullo spettacolo teatrale

Il Deserto dei tartari di Dino Buzzati adattamento teatrale a cura di Maura Pettorruso con Woody Neri organizzazione Daniele Filosiregia Carmen Giordano in coproduzione con Provincia Autonoma di Trento e Ecomuseo della Valle del Chiesecon il patrocinio di Fondazione Dolomiti UNESCO e Associazione Internazionale Dino Buzzati media partnership Corriere della Sera e Corriere del Trentino

Il deserto dei Tartari è forse il romanzo più noto di Dino Buzzati. Nel 1940, il grande scrittore milanese pubblica un romanzo che lo inserisce immediatamente nel novero dei più importanti scrittori italiani del Novecento. La vicenda narrata ne Il Deserto dei Tartari da Dino Buzzati, ambientata proprio in una fortezza, la Fortezza Bastiani, ormai abbandonata a causa della sua posizione non più strategica all’interno del conflitto, si traduce in un intenso monologo in cui il tenente Drogo, protagonista del romanzo, si confronta con se stesso, i suoi pensieri, i suoi desideri e le sue paure esistenziali. L’adattamento teatrale a cura di Maura Pettorruso è affidato all’interpretazione di Woody Neri, per la regia di Carmen Giordano: tre giovani artisti si confrontano con una messinscena di grande intensità, ricreando sul palco l’atmosfera, i silenzi e le parole del celeberrimo romanzo di Dino Buzzati.


Eventi su Buzzati
"Eppure Battono alla Porta"
Performance d'autore
Diesse Firenze 24 ottobre 2014

IX edizione Performance d'AutoreDino Buzzati “Eppure battono alla porta”

Ente promotore Diesse Firenze e Toscana*

In collaborazione con
Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca
Istituto Professionale di Stato “Sassetti-Peruzzi” di Firenze

Con il patrocinio di
Regione Toscana
Provincia di Firenze
INDIRE
INVALSI
Associazione Internazionale “Dino Buzzati”

Destinatari Docenti e studenti delle scuole secondarie di secondo grado
Periodo di svolgimento 28 novembre 2014
Sede del Convegno Teatro Aurora Via San Bartolo in Tuto, 1 Firenze - Scandicci
Modalità di partecipazione Il termine per l’iscrizione al Convegno è fissato per il 24 ottobre 2014.

Performance d’Autore è promosso dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con Circolare Prot. n° AOODGSC 0002728 del 30/04/2014.

Performance d’Autore ha ottenuto l’esonero dal servizio con Circolare del MIUR Prot. n° AOODGPER 0004589 del 12/05/2014.


* Soggetto accreditato per la formazione del personale della scuola in base alla direttiva n.90/2003. Accredito confermato dal MIUR, in via definitiva, con Prot. N.1004 del 9 giugno 2005.


Dino Buzzati: cenni sulla vita

Dino Buzzati nasce a San Pellegrino, nei pressi di Belluno, il 16 ottobre 1906. Figlio di Giulio Cesare Buzzati, giurista e docente universitario, e di Alba Mantovani, sorella di Dino Mantovani, scrittore molto conosciuto e apprezzato alla fine dell'Ottocento, Dino Buzzati appartiene insomma ad un ambiente borghese e benestante. La famiglia risiede stabilmente a Milano, dove il padre insegnava all'Università Bocconi, oltre che a quella di Pavia, ma trascorre tutte le vacanze estive nella villa di San Pellegrino: i due mondi (la città mlanese e la montagna bellunese) ritorneranno frequentemente nella sua narrativa. Infatti, è nella villa di San Pellegrino che Buzzati scopre e sviliuppa il proprio universo interiore e la sua capacità immaginifica, alimentata dal rapporto con la natura, e dai tomi della fornitissima biblioteca di famiglia. Inoltre durante le lunghe estati montanare, lo scrittore crea un legame inscindibile con le montagne, che lo accompagnerà tutta la vita. Il piccolo Buzzati è un ragazzino dotato di una sensibilità spiccatissima, che esprime nell'amore per la musica e per le arti figurative. Dopo aver frequentato il liceo milanese Parini, viene indirizzato dalla volontà familiare verso la facoltà di Giurisprudenza, che conclude nel 1928 con una tesi sulla natura giuridica del Concordato. La sua vera vocazione è però di carattere letterario e così, sempre nel 1928, ancora studente universitario, inizia a lavorare da praticante al "Corriere della Sera", prima come cronista, poi come redattore e inviato, e con cui collaborerà per il resto della vita, alternando la scrittura giornalistica a quella romanzesca.

Nel 1933 vede la stampa il suo primo romanzo, Bàrnabo delle montagne, su cui Buzzati lavora sin dal 1930 e che vien seguito nel 1935 da Il segreto del bosco vecchio. Entrambi diverranno successivamente dei film, per opera di Mario Brenta il primo e di Ermanno Olmi il secondo. Questo è anche il periodo in cui, anche per la collaborazione con il periodico "La Lettura", Buzzati inizia a scrivere racconti brevi, che contribuiranno alla sua fama di narratore (tra gli altri, Sette piani, 1937; I sette messaggeri, 1939; Eppure battono alla porta, 1940) per la loro commistione di elementi realisticied elementi fantastici e per un forte senso di mistero inquietante.

Nel 1939 Buzzati parte per l'Etiopia come inviato del "Corriere"; da questa esperienza - che segna profondamente Buzzati - nasce il romanzo che lo porta al vero successo e lo trasforma in un autore di fama internazionale: Il deserto dei Tartari, il cui titolo originale era La fortezza, viene pubblicato dall'editore Rizzoli nel 1940.

Mentre continua la collaborazione al "Corriere", Buzzati rimane abbastanza defilato rispetto agli eventi bellici e della Liberazione; nel 1945 pubblica (prima sul "Corriere dei Piccoli" poi in edizione completa in volume) invece La famosa invasione degli orsi in Sicilia, una favola per bambini arricchita di tavole e disegni per mano dello stesso autore. Mentre Il deserto dei tartari conosce molte ripubblicazioni e numerose traduzioni all'estero, Buzzati prosegue sulla linea della narrazione breve, tra fantastico e surreale: i racconti sono ora raccolti in Paura alla Scala, pubblicato nel 1949. Nello stesso anno, Buzzati è l'inviato del "Corriere" al Giro d'Italia, e l'anno successivo è vicedirettore della "Domenica del Corriere", al cui "taglio" di successo Dino contribuisce in maniera determinante. Nel corso degli anni Cinquanta, interessante è pure l'avvicinamento al mondo del teatro, per cui Buzzati scrive alcuni testi.

Nel 1958 vince l'importante Premio Strega con la raccolta Sessanta racconti, che raccolgono il meglio della sua produzione. Nel 1960, con Il grande ritratto, Buzzati si accosta alla tematica della femminilità (e dell'amore) per la prima volta, inaugurando quello che diventerà uno dei temi principali della sua poetica successiva, che culminerà nel 1963 con la pubblicazione di Un amore, nuovo romanzo di natura autobiografica. Se nel 1960 sono stati pubblicati per Mondadaori i testi de Il colombre e altri cinquanta racconti, nel 1965 Buzzati sperimenta l'attività di poeta con Il capitano Pic e altre poesie, che affiancherà a quella di pittore, altra grande passione di Buzzati, che partecipa anche ad alcune mostre ed esposizioni. Nel 1971, ormai stanco e malato, racchiude parte della sua produzione (racconti ed elzeviri) nella raccolta Notti difficili, per poi spegnersi il 28 gennaio del 1972.


Dino Buzzati: cenni sulle opere

Con la pubblicazione del romanzo intitolato Il deserto dei Tartari nel 1940, Dino Buzzati ottiene quel successo di critica e di pubblico che ne hanno fatto uno dei principali scrittori del Novecento italiano. L'ispirazione per le vicende del libro arriva a Buzzati dall'esperienza giornalistica per conto del "Corriere della Sera" in Etiopia nel 1939, e dallo scoppio del conflitto mondiale, cui l'Italia decide di partecipare (10 giugno 1940) proprio in concomitanza con la pubblicazione del romanzo.

Il protagonista delle pagine del Deserto dei Tartari è allora Giovanni Drogo, un tenente mandato in servizio presso un non meglio identificato distaccamento militare ai confini del mondo, la "Fortezza Bastiani", relegata in cima ad un'impervia montagna. Questo scenario - che in parte ricorda quello delBàrnabo delle montagne, e che costituisce una delle costanti dell'autore - ci appare da subito come sospeso tra il sogno e la veglia; la Bastiani è un avamposto ormai abbandonato e pressoché dimenticato, ma che vincola a sé tutti i militari del battaglione non solo attraverso una ferrea disciplina ma per il senso di perenne attesa di un nemico che giungerà dalla frontiera e che rappresenta il sogno di una gloria da conquistare e di un destino su cui riporre la propria fiducia. Quando Drogo giunge alla Fortezza, è un giovane tenente fiero e saldo, che dispone di se stesso e della sua esistenza in piena libertà, convinto di trascorrere in quel luogo desolato solo qualche mese, per poi tornare alla vita normale. Dopo poco però, la pacata e monotona vita della Fortezza Bastiani, scandita dalla disciplina militare, dagli orari dell'esistenza comunitaria e dalla convinzione che di lì a poco il nemico arriverà, fa presa anche sul nostro protagonista che, senza rendersene conto, trascorre in quel luogo remoto tutti gli anni della sua esistenza. Per Drogo, così come per i commilitoni, lasperanza di veder comparire un nemico all'orizzonte si trasforma a poco a poco in un'ossessione metafisica, in cui al desiderio di mostrare il proprio eroismo si sovrappone - con forte simbolismo - laricerca di una verità definitiva sulla propria esistenza.

Mentre trascorrono i decenni (e mentre i compagni alla Fortezza tornano alla vita civile o muoiono, come il tenente Angustina), Drogo rimane fatalmente incatenato a questa condizione irrisolta trasperanza e disillusione; quando, per una breve licenza, potrà rientrare nel mondo reale, percepirà tutto il senso del proprio sradicamento rispetto alla gente comune. L’attesa del nemico, unico moto vitale per Drogo e i per suoi compagni di sventura, si rivela infine un fallimento: quando finalmente i Tartari, a lungo attesi, avanzano verso la Fortezza, Drogo è costretto in un letto, condannato da unmale incurabile. Proprio nell'occasione sperata da una vita, Drogo, frustrato e sconfitto, viene congedato dalla Bastiani, e trascorre la sua ultima notte in un'anonima locanda, sulla via del ritorno. Il momento della morte diventa quindi quello della rivelazione per il protagonista: dopo un'esistenza spesa e sfumata nell'attesa di un evento che dia un senso alla propria vita, Drogo sceglie di affrontare con serena dignità una morte solitaria ed ignota a tutti.


Quiz su Buzzati


Buzzati e i racconti

Se si cerca di definire la parola creatività, si arriva inevitabilmente a incontrare personaggi rari. Come è stato Dino Buzzati, geniale condensatore di visioni, scritture, racconti e fulminee sintesi da copywriter. Oggi ricorrere l'anniversario della morte, avvenuta il 28 gennaio del 1972. Ecco cinque racconti per ricordarlo (e magari scoprirlo).

- La torre Eiffel, pubblicato in La boutique del mistero. Come in una fiaba, c'era una volta un personaggio visionario, che voleva creare una torre speciale, alta come nessun altro edificio di Parigi. Non ha questo tono il racconto di Buzzati, naturalmente, ma ha degli elementi di magia che caratterizzano questa raccolta di racconti, selezionati dallo stesso autore per la pubblicazione. La trama è proprio questa, con tanto di tocco surreale: una nube artificiale copre la parte superiore della torre mentre gli operai lavorano per sfidare le altezze consentite e presentate nel progetto originario. Ma poi, la realtà ha la meglio sulla fantasia: la polizia fa demolire il pezzo supplementare e inaugura una Tour Eiffel "regolamentare".

- Paura alla Scala, in Sessanta racconti. Racconto lungo ambientato nel teatro milanese in cui il maestro Claudio Cottes si cala nel ruolo del presenzialista: non manca mai, accompagnato dal figlio o da solo. Ma un giorno si trova coinvolto in uno dei tanti moti rivoluzionari dei fantasiosi Morzi, che gettano nelk panico il pubblico dell'alta borghesia. Uno spaccato della società dell'epoca.

- Direttissimo, in Sessanta racconti. Forse la summa della filosofia di Buzzati, questo racconto è il reportage di un viaggio. Intimo, però. Perché il protagonista, fermata dopo fermata, passa in rassegna l'intero percorso della sua vita. Il lavoro, l’amore, gli affetti e i riconoscimenti fino all'ultima tappa del viaggio, la morte. Ma tutti gli elementi della scrittura di Buzzati intervengono a rendere questo racconto unico. Ci sono la fantasia mescolata al grottesco, l'introspezione, la paura dell’ignoto, la doppiezza umana, la religione, l'attualità... e soprattutto, lo sguardo disincantato dell'autore.

- Il Colombre. Come un immenso leviatano, il Colombre è un mostro marino che sceglie le sue vittime tra i marinai, perseguitandoli ovunque vadano. Questo vuole la leggenda. Ma Stefano, il figlio di un marinaio protagonista della fiaba metaforica di Buzzati, vive una stranissima vicenda: vede il Colombre. La sua vita sarà segnata per sempre, finché incontrerà il mostro marino, per trovare poi la morte.

-Poema a fumetti. Un'opera di straordinaria attualità, che ha fatto di Buzzati il precursore delle graphic novel contemporanee. La trama ricalca quella del mito di Orfeo ed Euridice, ma Orfi è un cantautore rock e perderà Eura in una misteriosa Milano, per ritrovarla e riperderla più volte grazie alla sua musica. A illustrarla sono i disegni dello stesso autore, che pubblica il suo lavoro di pittore, ma in forma di fumetto. Spettacolare.

Analisi comparativa dei Racconti

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