"Cinquant'anni fa, avevo..."

Anche noi possiamo ricevere qualcosa da loro.

Il cancello d'ingresso della struttura

Poco prima del 23 dicembre ci è stato chiesto di realizzare un lavoro di gruppo. Non è la prima volta che insieme abbiamo svolto un reportage da presentare alla classe. Nonostante le due settimane di vacanze natalizie, il tempo per incontrarci e lavorare è stato poco, in parte per i vari impegni, in parte per ciò che dovevamo svolgere. Cercavamo un luogo, un gruppo di persone adatte per il nostro lavoro e ci siamo rese subito conto che non sarebbe stato facilissimo. Abbiamo cominciato con l’idea di una casa famiglia per bambini orfani, “La Cooperativa Alveare” di Città di Castello, non trovando però abbastanza appoggio per via della privacy; lo stesso ci è capitato provando a chiamare la casa di riposo “La Rondine” e la “Caritas”, entrambe a Città di Castello. Purtroppo, non avendo idee migliori, quello che ci rimaneva era poco e, inoltre, eravamo comunque perplesse sulla mancata disponibilità che altri centri avrebbero potuto darci. Abbiamo, in ogni caso, tentato di nuovo, questa volta la casa di riposo “San Lorenzo” di Sansepolcro. Marta ha chiamato i primi giorni di gennaio il responsabile, Paolo Carbonaro, che si è subito mostrato molto disponibile ad organizzare prima un incontro preliminare assieme all’animatrice della struttura, Laura Lucci. Ci disse subito che se avessimo fatto un lavoro carino e ben rielaborato, era felice di poter vedere foto, video e testo, per mostrarli anche ai pazienti della struttura. Così, senza continuare a cercare collaborazione da altre parti, li abbiamo incontrati presso la casa di riposo lunedì 12 gennaio. Abbiamo chiarito meglio ciò di cui avevamo bisogno ed entrambi ci hanno subito rassicurato che non ci sarebbero stati problemi. Ci hanno inoltre fornito utili informazioni sulle persone delle quali si occupano e dei diversi casi presenti, così come dell’organizzazione del centro e degli orari per far visita.

Pochi giorni dopo, giovedì 15, appena uscite da scuola, abbiamo deciso di incontrarci là il pomeriggio stesso. La sera prima, una di noi si era occupata di stampare le liberatorie necessarie per intervistare, fotografare e riprendere alcuni anziani, tra le persone scelte dall’animatrice, raccomandandoci coloro più disponibili a collaborare. Sapevamo, infatti, che non in molti sarebbero stati disposti a raccontarci qualcosa di loro, soprattutto perché diversi pazienti hanno storie tristi oltre la struttura e preferiscono tenere il dolore per sé , forse, inconsciamente, con la volontà di volerlo sotterrare. Via della Fortezza non dista molto dalla stazione, da cui due di noi venivano. Entrando nella stradina , il centro si trova oltre il liceo San Bartolomeo, ma sulla destra. Il centro San Lorenzo è sia una casa di riposo che una casa di accoglienza, un centro diurno per coloro che cercano compagnia e che in qualche modo, non avendo molte persone accanto tra familiari e conoscenti, si sentono sole. L’entrata è un alto cancello che mostra sulla destra il giardino, dove d’estate tutti possono stare all’aperto sotto gazebo bianchi. Abbiamo tentato di immaginarci la scena con tutti fuori insieme, in un giorno caldo, all’ombra dei pochi alberi, grazie anche al fatto che quel giovedì lì era molto soleggiato e per niente freddo. Di fronte al cancello, invece, c’è un piazzale e sulla sinistra l’entrata dell’edificio. Abbiamo subito trovato Laura ad accoglierci e venirci incontro perché sapeva che saremmo venute intorno alle quattordici e trenta. Il suo aiuto ci è stato molto utile, sicuramente per il fatto che ci ha permesso di essere più a nostro agio e di rapportarci meglio con le persone presenti. Laura è una donna giovane molto solare, disponibile e socievole, pronta a coinvolgere anche la persona più triste della sala a far qualcosa insieme agli altri o semplicemente a parlare di sé. Capisce come prendere ognuno a proprio modo con il proprio carattere e si sforza costantemente di tenere meglio possibile attive le persone che frequentano il centro diurno. Si vede che le piace il proprio lavoro, perché impiega tempo in tutto ciò che vede necessario senza tralasciare nulla. Dà spazio e considerazione a tutti nella stessa maniera, e questo è bellissimo anche da osservare solo in un pomeriggio. Abbiamo quasi avuto la sensazione che molti anziani, spesso coloro più riservati, riuscissero a comunicare tra loro e fare attività in compagnia proprio per merito suo, come se Laura fosse l’artista di una fitta rete.

Il giardino.
L'entrata

Dopo una breve presentazione ad alcune persone presso l’ingresso, Laura ci ha condotte nella parte inferiore dell’edificio. Quest’ultima è molto grande, anche se d’impatto dall’entrata non sembrerebbe, dato che ogni piccola sala conduce sempre ad altre più o meno spaziose. Al piano terra si trovano gli uffici e diverse sale comuni con poltrone, televisioni, grandi tavoli, tantissime sedie a disposizione, e la sala da pranzo con le cucine, dove tutti mangiano solo al giorno, in numerosi tavoli circolari, in quanto generalmente il centro chiude all’ora di cena. In ogni sala ci sono finestre con vetrate abbastanza ampie da rendere tutto l’ambiente luminoso. In diverse stanze abbiamo visto più di un volontario e collaboratore, soprattutto gente giovane, ma solo un paio di visitatori parlare con un familiare o un amico. Le visite al centro diurno sono molto rare, mentre nella casa di riposo sono un po’ più frequenti. In quest’ultima, risiedono persone molto più disagiate e malate. Al centro diurno arrivano gli anziani la mattina, portati da un pulmino che attraversa un po’ tutte le zone nei dintorni, come se andassero a scuola, e subito si dedicano a diverse attività tra cui il ricamo, la lettura, l’arte, giochi da tavola, cruciverba, a volte la cucina. Nel pomeriggio, dopo pranzo, dormono un paio d’ore fino verso le due e mezzo/tre, per poi fare uno spuntino. Alcuni di essi sono nonni che ricevono disegni e bigliettini per le feste dai propri nipotini, i cui pensieri sono attaccati alle pareti assieme a qualche quadro, cartellone e foto di gruppo, in ricordo di escursioni e gite al mare organizzate dal centro stesso.

Disegni nella sala più grande.
Foto di gite.
Disegni nella sala più grande.

La prima sala che abbiamo visitato è quella più grande che dà sul piazzale con il cancello; è qui che generalmente stanno la maggior parte di donne e uomini (tra cui portatori di handicap), durante il giorno. Tutti ci osservavano incuriositi, ma solo in pochi si sono avvicinati spontaneamente prima delle presentazioni, per chiederci chi fossimo. Fa un certo effetto notare come persone non necessariamente di mezza età o più anziane, si trovino lì. Ci sono, quindi, anche uomini un po’ più giovani, ed è ancora più triste vedere come persone che potrebbero essere i nostri genitori si trovino lì, sole, senza una vera vita fuori da quelle pareti, in cui trovare gli affetti di un figlio e una famiglia. Una sensazione peggiore però scatta nel momento in cui ci si rende conto che alcuni sembrano trattenere proprio tutto nel silenzio dei loro passatempi e raramente riescono ad aprirsi con gli altri.

Laura nella sala da pranzo e le cucine.

L’attenzione di una di noi è stata colpita quasi subito da un signore anziano che, al contrario di molti, non sembrava nemmeno aver fatto caso alla nostra presenza. Si trovava seduto di spalle rispetto a noi, e rivolto verso la luce della vetrata a leggere. Allora ci siamo avvicinate. Era solo, silenzioso e concentrato, quasi un po’ riservato, ma non potevamo sapere ancora che in fondo era tutto l’opposto. Nella sua pace probabilmente nascondeva tante cose da raccontare, una vita veramente vissuta di cui andare anche fiero. Si chiama Angelo Rosi ed è di Poggio Ciliegio. Asia gli ha fatto una breve intervista e poi, fin quando non ce ne siamo andate, ci è sempre stato vicino aggiungendo di tanto in tanto curiosità sulle sue esperienze. Come gli altri anziani e disabili del centro, si dedica ad attività che secondo lui lo aiutano a mantenere la mente in allenamento, soprattutto la lettura e i cruciverba, e pure il disegno. Non sopporta, infatti, di caricarsi il peso degli anni a livello della mente, che ha bisogno di sentire sempre attiva. Angelo nacque ad Arezzo nel 1920 anche se, a dire il vero, a noi sembrava sull’ottantina rispetto alla vera età, forse per la sua voglia di parlare e ridere sempre. A diciannove anni, venne chiamato per il servizio militare, in guerra contro i nazifascisti, durante la cui esperienza non visse momenti molto felici. Uno dei suoi compiti in quegli anni era quello di sarto per aggiustare le divise dei tenenti, oltre che essere comandante di guardia. Passò un Natale fuori di casa, lontano dalla sua famiglia, lo stesso anno in cui si ammalò di malaria e soffrì molto. Nella vita si è sempre posto degli obiettivi da raggiungere, lavorando duramente per questo, sia in famiglia, sia per i propri doveri di soldato. Durante la propria giovinezza, in generale, non ricorda di aver passato le feste in maniera disagiata, la sua, infatti, non era una famiglia troppo povera, ed era anche molto religiosa. Oggi dei propri parenti non rimane nessuno, se non la nuora e la nipote, perché sia la moglie che il figlio sono morti, ma non abbiamo chiesto in che modo.

Angelo Rosi
Il gruppo con Angelo.

Quest’anno ha trascorso il Natale in parte a casa con le due donne e in parte con il centro San Lorenzo, come molti suoi conoscenti, tra cui le signore Argentina delle Naie, 98 anni, e Annamaria Bellucci, 69 anni, gli altri due soggetti principali del nostro reportage. Argentina non ha passato Natali felici, al contrario di Angelo, per la perdita della madre, del fratello per malattia e, più tardi, quella del marito, tutti lutti che hanno influenzato molto la sua voglia di festeggiare. Ora si sente un po’ meglio, perché ormai sono cinquant’anni che è morto suo marito e, come ha detto a Marta, è riuscita a farci l’abitudine, convivendo con il vuoto. Quest’anno, ha passato tutto il 25 dicembre al centro diurno svolgendo diverse attività, mentre la vigilia di Natale si è divertita con i propri nipotini, aspettando la mezzanotte, un momento bellissimo e speciale che forse le poteva ricordare l’infanzia. Ora per lei la vita è decisamente migliore.

La famiglia di Annamaria non era tra quelle più agiate e riesce a notare bene la differenza con oggi: a quel tempo i bambini non ricevevano tanti regali come ora ma, nonostante questo, l’aria delle feste era diversa, e tutti sapevano apprezzarle meglio di oggi. Vorrebbe, infatti, tornare molto a quei tempi e riviverli. Quest’anno è stata con le figlie, le nipoti e il fratello, oltre che con Laura e gli altri, secondo quello che ha riportato Giulia. Lisa, nel frattempo che noi tre intervistavamo, si è dedicata al video, riprendendo anche la parte esterna dell’edificio, per poi dedicare qualche parte della ripresa al gruppo al lavoro, diversi anziani che erano vicino a noi e l’animatrice.

https://clyp.it/vript2kn  : intervista Angelo.

https://clyp.it/skzt5p5v : intervista Argentina.

    

Interviste.
Marta e Argentina.

Laura, dopo le interviste, ha continuato a farci conoscere persone in tutto il centro e ci ha raccontato che ogni anno al San Lorenzo, lei stessa, il direttore e i volontari organizzano passatempi per gli anziani che frequentano il centro. Il giorno della vigilia o direttamente il 25 dicembre aspettano tutti assieme Babbo Natale che porta ad ognuno pensierini in un sacco. Inoltre, giocano generalmente a tombola aiutati dalle persone più giovani. Quest’anno, oltre ad aver ricevuto doni, coloro che ne avevano la possibilità hanno anche ballato e cantato grazie ad un piccolo complesso di strumenti chiamati da Laura apposta per loro. Per parte del giorno di Natale c’è stata chiusura quest’anno, tranne naturalmente per coloro che soggiornano nella casa di riposo, al piano superiore, che tuttavia noi quattro non siamo riuscite a visitare per ragioni di tempo.

Collage all'ingresso.
Uno degli alberi di Natale.

Dopo la nostra visita, che è durata circa due ore, Laura ci ha riportato negli uffici, dove avevamo lasciato tutte le nostre cose, e lì ci ha proposto di ritornare un venerdì se volevamo, per aiutarla con la tombola settimanale. Sicuramente un giorno torneremo per far loro visita e magari per portare a far vedere le nostre foto. Ci è piaciuta questa esperienza, e tornare per un pomeriggio non ci dispiacerebbe affatto, anzi, ci aiuterebbe sicuramente a capire molte cose che noi giovani forse non riusciamo ancora a comprendere, chissà forse perché presi troppo da noi stessi raramente pensiamo che ci sono posti e persone così. Prima di andarcene, è stato speciale il saluto di Angelo. L’ultima cosa che ci ha detto è stata che in base alle proprie esperienze ha capito che la famiglia è ciò che conta di più nella nostra vita, anche se oggigiorno in molti sono quelli che sprecano e rovinano questo dono, perché non se ne riesce a riconoscere più il valore. Dopo quelle parole, ci sentivamo soddisfatte del lavoro iniziato e, in ogni caso, non ci siamo pentite dell’occasione che abbiamo colto alla fine; così, abbiamo ripreso la via verso casa.

Documentazione tecnica.

Per la documentazione fotografica, audio, video e montaggio abbiamo utilizzato:

  • iPhone 4s
  • Samsung Galaxi s4 mini
  • Samsung Galaxi s3 mini
  • iPhone 5s
  • Tablet Samsung Galaxi tab 3
  • Pc Asus x52j
Giulia

Documentazione sull’esperienza.

  • Il gruppo si è riunito inizialmente per un incontro preliminare con i responsabili del centro, Paolo Carbonaro e Laura Lucci, lunedì 12 gennaio presso il centro diurno, dalle 14:30 alle 15, per la presentazione del progetto e per conoscere informazioni utili per la visita.
  • La visita vera e propria si è svolta giovedì 15 gennaio, dalle 14:30 fino le 17 circa.
  • Per il montaggio, il gruppo si è ritrovato venerdì 31 gennaio dalle ore 15:00 alle ore 17:30.
  • La fine del montaggio è stata svolta individualmente.

I ruoli di ciascuno di noi sono stati i seguenti:

  • Lisa si è occupata del video e della sua rielaborazione, così come del montaggio del reportage.
  • Marta ha pensato ad un’intervista, alle foto e al montaggio.
  • Giulia ha fatto fotografie e un’intervista, collaborando anche caricando foto.
  • Asia si è occupata della stesura del testo, di un’intervista e di alcune fotografie.

Marta e Giulia il 31/01
Liberatorie per il reportage

“Cosa ho imparato dall’esperienza” _ Riflessioni.

“Grazie a questo reportage ho appreso che anche in una piccola realtà, come può essere Sansepolcro, ci sono delle strutture che aiutano persone anziane o coloro che hanno dei problemi di salute più o meno gravi, a poter vivere lì o semplicemente passare delle ore nelle condizioni più agiate possibili, e dove il personale cerca di fare il possibile per non far pensare ognuno alle proprie situazioni. Tutto questo, facendogli trascorrere del tempo in compagnia di altri coetanei o comunque persone che poi automaticamente diventano amici. Un’altra cosa che non mi aspettavo è che dentro la struttura si respira un’aria serena e di pace, dove tutto sembra migliore e dove queste persone, nonostante i problemi o l’età, siano sempre pronte ad insegnarci qualcosa.”

-Marta

“La cosa che più mi ha fatto riflettere e a cui ho subito pensato, vedendo Laura in particolare, è stata questa: ho capito che ognuno ha in sé speranza e fiducia per la certezza che ci sia sempre qualcuno disposto ad accoglierci nel momento del bisogno, qualcuno che comunque non ha bisogno inizialmente di sapere il tuo nome, la tua storia o i tuoi problemi. C’è bisogno di persone così, e mi sono ancor più resa conto di questo quando ce ne stavamo andando e il sole sul giardino ancora splendeva tantissimo, come quando eravamo arrivate. Ho collegato quella meraviglia a ciò che avevo appena visto.”

-Asia

“Grazie a quest’esperienza ho capito l’importanza che posti come San Lorenzo non sono solamente luoghi dove gli anziani posso stare in compagnia ma allo stesso tempo dove rincominciare a vivere. Grazie a persone come Laura che scherzava e parlava con tutti come se fossero i suoi nonni. Quando lei comunicava con gli ospiti del centro si vedeva che nei loro visi segnati dal tempo si stampava un gran sorriso e per un momento si dimenticavano dei loro problemi e della loro solitudine. Alla fine della nostra visita, ho compreso che bisogna ammirare tutti coloro che prestano servizio presso queste strutture , facendo il possibile per alleviare la loro sensazione di dolore e solitudine.”

- Giulia

“Da questa esperienza non ho imparato molto. Fino all’anno scorso ero abituata con mio nonno che passava da una casa di riposo all’altra. Non andavo mai a trovarlo perché mi sentivo impotente nel vederlo sulla sua sedia a rotelle lì, tutto il giorno, ad annoiarsi per non fare niente anche perché la sua mente non glielo permetteva. Ero abituata a mia madre che mi descriveva strutture, infermieri, volontari e assistenti di quei centri, ma soprattutto mi ricordo di quando mi diceva che gli anziani erano soli, non avevano nessuno che andasse a trovarli, perché erano di peso per le loro famiglie. Forse è proprio per questo che non volevo fare questo progetto in una casa di riposo, però mi è piaciuta la serenità con cui venivano affrontate le situazioni e la semplicità delle attività.”

-Lisa

Comment Stream

2 years ago
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Complimenti. Il lavoro è svolto in modo molto preciso. Le fotografie sono in genere accurate e pertinenti; i testi risultano scorrevoli e coerenti tra loro. Il materiale audio è di discreta fattura (e si comprendono le difficoltà di trovare, in quel contesto, un ambiente poco rumoroso). Buono anche il video. Apprezzabile lo scrupolo nell’acquisire le liberatorie. Molto precisa anche la documentazione dell’esperienza. Brave!
**Valutazione finale**
Correttezza formale: 4/5
Originalità del taglio: 4/5
Accuratezza materiale multimediale: 4/5
Esattezza documentazione e rispetto consegne: 5/5
Totale 17/20 (8½)