Cristo morto

Andrea Mantegna: 1475 ca

Sin da un primo sguardo si nota come la prospettiva dell'opera differisca dalle altre tele rinascimentali: essa costituisce un unicum nel panorama artistico di quel periodo. Lo spettatore osserva la scena da un piano lievemente rialzato, che consente di cogliere l'intera immagine di Cristo, posto su una lastra di pietra rossastra: probabilmente si tratta della Pietra dell'Unzione, sulla quale Gesù venne spalmato di oli aromatici. Mantegna si era esercitato in questo particolare punto di vista, definito in scorcio, sin da quando frequentava la bottega di Francesco Squarcione. Proprio costui affermò che l'allievo aveva imparato a "intendere una testa d'omo in schurzo per figura de isomatria, zoé d'un quadro perfeto con el soto quadro in scorzo". Sulla tela sono quindi posti in evidenza i buchi sulle mani e sui piedi di Cristo, causati dai chiodi. Infine il volto di Gesù sembra quasi essere contrapposto a Maria e San Giovannipiangenti: infatti appare dormiente, sereno, consapevole che sarebbe risorto.

Staatsgalerie Stuttgart, Stoccarda

Il Cristo morto di Annibale Carracci costituisce una chiara ripresa della prospettiva in scorcio, nonché omaggio ad Andrea Mantegna. Tuttavia l'autore ruota parte del busto della figura, posta sopra il sudario. In questo caso, di fianco ai piedi di Gesù si trovano gli strumenti del suo dolore fisico: i chiodi e la corona di spine. A mio parere, però, non esiste paragone tra i due quadri: Mantegna assegna alla sua opera una grande potenza espressiva e riesce, tramite pennellate dure e spigolose, a coinvolgere emotivamente l'osservatore.