Bernini & Bonarelli... Love Affair!


Storia di un amore passionale


Chi era Gian Lorenzo Bernini?

Gian Lorenzo Bernini, nato a Napoli il 7 dicembre 1598, qui in un autoritratto a 25 anni, si impose nella scena artistica barocca, diventandone il protagonista assoluto. Figlio d'arte, il suo primo maestro fu proprio il padre scultore Pietro Bernini, che, trasferitosi a Roma, portò con sé il figlio. Lì, Gian Lorenzo rivelò un enorme talento e si dedicò dunque allo studio dell'arte classica, fino a diventare un maestro dall'indiscusso successo.
Scultore, architetto e pittore, attirò l'attenzione del cardinale Scipione Borghese che gli commissionò quattro opere statuarie, create tra il 1616 e il 1624 : Enea e Anchise, il David, il ratto di Proserpina e Apollo e Dafne. Con queste straordinarie opere, Bernini  ora conservate nella Galleria Borghese a Roma,

Nel 1624 papa Urbano VIII gli commissiona il Baldacchino destinato alla Basilica di San Pietro. Bernini sbalordisce il committente e il pubblico con un'opera che fonde scultura e pittura. Considerato l'artista ufficiale della corte papale e della nobile famiglia Barberini, Bernini è all'apice del successo. Ma Nel 1643 alla morte di papa Urbano, la fortuna dei Barberini e del Bernini subisce un certo declino, superato nel 1646 con la creazione del capolavoro scultoreo di Gian Lorenzo Bernini dell'Estasi di S. Teresa, posta nella cappella Cornaro, in S. Maria della Vittoria, capolavoro della tecnica scultorea barocca. Bernini matte in evidenza ancora una volta il suo talento con lo splendido emiciclo di Piazza S. Pietro, in stile classicheggiante e con forma ellittica, tipicamente barocca.
Muore a Roma il 28 novembre 1680 per una terribile paralisi, più che ottantenne.


Chi era Costanza Bonarelli?

Costanza Piccolomini Bonarelli, qui ritratta dal Bernini, era una discendente della famiglia nobile dei Piccolomini (ramo viterbese), da cui discendeva forse anche Papa Pio Piccolomini. Costanza era moglie di Matteo Bonarelli, uno scultore, allievo del Bernini, che prese parte ai lavori di piazza San Pietro. Dotata di grande intelligenza e gusto artistico, ella collaborava nella gestione della bottega del marito, interessandosi al commercio d'arte.

Bernini si dedicò al busto in marmo dell'amata nel 1337, nonostante fosse occupato da prestigiosi ma impegnativi incarichi: il cantiere di San Pietro, il busto di Carlo I d’Inghilterra e il monumento della Contessa Matilde. Ma nonostante i suoi impegni, decise di raffigurare Costanza, con un busto di 72 cm che ora si trova al Museo del Bargello a Firenze.

Dall'opera possiamo avere la testimonianza della relazione tra i due. Bernini infatti la ritrae con i capelli disordinati, le labbra socchiuse, l'abito aperto sul seno, e lo sguardo leggermente sorpreso, come se fosse stata colta in un momento di intimità. Costanza doveva essere una donna estremamente bella e sofisticata, ma allo stesso tempo spregiudicata sia negli affari che in amore.


Una relazione clandestina finita quasi in tragedia

La storia d'amore tra Gian Lorenzo Bernini e Costanza Bonarelli, già sposata, fu tormentata sempre da tradimenti, ma fu duratura e passionale, fino a quando Bernini non scoprì che Costanza lo tradiva con suo fratello minore, Luigi Bernini. Questo fu un durissimo colpo per l'artista, che reagì con estrema violenza.
L'ira di Gian Lorenzo si sfogò prima sul fratello, a cui ruppe due costole e che tentò anche di uccidere, inseguendolo a cavallo armata di spada, poi su Costanza, incaricando un servitore di sfregiarla. Tuttavia, il piano di Bernini fu sventato poiché il servitore fu fermato e arrestato prima di colpire la donna, che in seguito finì in carcere con l'accusa di adulterio. La reazione di Bernini fu tanto violenta e spietata da spingere sua madre a chiedere al papa Urbano VIII di esiliarlo per un certo periodo, ma il papa si schierò dalla parte dell'artista. Mandò infatti al Bernini una pergamena, in cui il papa lo assolveva e motivava l'assoluzione non per la sua bravura artistica o per i titoli che gli appartenevano, ma per la sua straordinaria intelligenza e poiché era, a parere del papa, destinato a un enorme successo.
Successivamente Luigi partì per Bologna, Bernini fu  condannato a pagare un'ammenda che però, grazie all'intervento del papa, fu revocata.

Medusa, la nuova immagine di Costanza

Tra il 1644 e il 1648 Bernini si dedica alla realizzazione del busto di Medusa, ora conservato ai Musei Capitolini di Roma.
Ovidio nelle Metamorfosi ci racconta che ella era la più bella delle tre Gorgoni, e che aveva la capacità di pietrificare chiunque la guardasse. Tuttavia, Perseo riuscì a ucciderla, guardandola dal riflesso dello scudo regalatogli da Minerva.

Bernini non si sofferma sul tratto mostruoso e violento della vicenda, come si era fatto nella cultura classica, rinascimentale e manierista, ma predilige il tratto psicologico della vicenda. Ritrae infatti Medusa nel momento della terribile trasformazione, scolpendo un volto dolorante e disperato.

Uno dei tratti interessanti dell'opera consiste nel fatto che la Medusa di Bernini presenta gli stessi tratti di Costanza Bonarelli, ricollegandosi alla vicenda amorosa tra i due. Dopo la scoperta del tradimento e dopo la violenta, ma sventata, vendetta, Bernini trasforma la donna amata in un "mostro" del mito dai tratti morbidi e dall'espressione angosciante e sofferente, cogliendola proprio nel momento della metamorfosi.

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