FILIPPO BRUNELLESCHI

Filippo Brunelleschi (1377-1446), nonostante fosse di estrazione sociale insolita per un artista (era un aristocratico), si affermò da subito tra i suoi concittadini fiorentini come l'architetto più importante ed acclamato del primo periodo rinascimentale. Al suo genio si deve l'invenzione della "prospettiva lineare centrica", che fu poi teorizzata da Leonbattista Alberti e diffusa da Piero della Francesca.
Con Brunelleschi nacque la figura dell'architetto moderno, un architetto che, oltre ad essere coinvolto nei processi tecnico-operativi, come poi erano soliti fare anche i capomastri medievali, ha anche un ruolo sostanziale e consapevole nella fase progettuale della propria costruzione: non esercita più un'arte meramente "meccanica", ma è ormai un intellettuale che pratica un'"arte liberale", fondata sulla matematica, la geometria, la conoscenza storica. Riprese gli ordini architettonici classici e l'uso dell'arco a tutto sesto, indispensabili per la razionalizzazione geometrico-matematica delle piante e degli alzati.

Nel 1401 partecipò al concorso fiorentino indetto dall'Arte dei mercanti di Calimala per dare vita alla seconda porta del Battistero (la prima era già stata costruita da Andrea Pisano nel 1330-1336). I candidati al concorso avrebbero dovuto realizzare una formella di stampo gotico (a quadrilobo) raffigurante il "Sacrificio di Isacco": si dovettero fronteggiare Filippo Brunelleschi e Lorenzo Ghiberti, che, secondo i giudici, costituivano, a quel tempo, i migliori rappresentanti della nuova corrente artistica fiorentina.

  • La formella di Brunelleschi. Lo spazio, nella scultura, è diviso orizzontalmente; i personaggi sfruttano tutto il posto disponibile, adattandosi alle linee del quadrilobo. Le figure sono molto in rilievo rispetto allo sfondo, chreando in questo modo delle ombreggiature molto violente e forti. La scena non è particolarmente simbolica o evocativa, ma punta più sull'impatto emotivo: l'angelo ferma con la mano il braccio di Abramo, già proteso col coltello sul collo del figlio. Nella formella di Brunelleschi, come poi anche in quella di Ghiberti, è presente una citazione dell'arte classica, anche se più direttamente rispetto a Ghiberti. In basso a sinistra, infatti, troviamo un'interpretazione fedele dello Spinario, opera ellenistica. La formella di Brunelleschi è quindi più drammatica e più originale nel modo di far rivivere l'azione, mentre quella di Ghiberti è più accondiscendente al gusto tradizionale.

L'opera di Brunelleschi, però, non ebbe la meglio e la giuria, anche se per poco, preferì l'impatto stilistico della scultura di Lorenzo Ghiberti.

Tali erano le differenze rispetto alla formella di Brunelleschi:

  • La formella di Ghiberti. Egli, al contrario del suo "rivale", divise il piano verticalmente, separando le due scene con uno sperone roccioso. Questo elemento naturale permette di creare una maggiore coesione tra lo sfondo e le figure rappresentate, rendendo così l'opera di Ghiberti priva di quei chiaroscuri così drammatici presenti in Brunelleschi. Nonostante alcuni dettagli espressivi, come il volto di Abramo, la narrazione è piuttosto pacata (il volto di Isacco è quasi rilassato e nella scena parallela due servi passeggiano e dialogano pacatamente). Ghiberti è riuscito a fornire alla sua formella un equilibrio stilistico tra elementi del gotico (la roccia spigolosa), del tardo gotico (l'elegante linea del panneggio) e dell'epoca classica, come le proporzioni dei corpi.