Il Ponte sorge nel punto dove il fiume Cagnan confluisce nel Sile, il “Canal Grande” di Treviso, creando uno scorcio veramente suggestivo. Nel 1865, sesto centenario della nascita di Dante Alighieri, la città ha innalzato – presso il ponte – una stele che ricorda la presenza del sommo Poeta a Treviso. Dante ha citato questo luogo in un verso della sua Divina Commedia, indicandolo sinteticamente come il punto: “dove Sile e Cagnan s’accompagna” (Paradiso, IX, 49).

Quando fu costruito nell’attuale versione in pietra, il Ponte fu chiamato dai popolani “ponte dell’impossibile”: tutti ritenevano, infatti, che sarebbe stato travolto alla prima piena del fiume, come i precedenti ponti e passerelle, costruiti in legno.

Il duomo di San Nicolò, la chiesa più grande di Treviso, dove ci sono numerosi affreschi di Tommaso Da Modena.

A partire dal 1221 i frati domenicani si erano stabiliti a Treviso, su invito diretto del Comune, che aveva anche stabilito un contributo pubblico di 500 lire per la costruzione della chiesa e del convento.

I domenicani acquisirono il terreno nella zona sud-occidentale della città, all'interno della cerchia muraria appena eretta, dove pare esistesse già una cappella dedicata a san Nicola.

La nuova chiesa era già sicuramente consacrata nel 1282, come risulta da un documento che la descrive come modello per la costruzione della nuova chiesa di Santa Margherita degli Eremitani. Questa prima chiesa era già di notevoli dimensione: lunga 24 pertiche e larga 7 (circa 49 m x 14 m).

la Porta San Tomaso, eretta sotto la podestà di Paolo Nani ai primi del 500, fu chiamata anche Nell’arco della sua storia “Porta Mazzini” e mantenne questo nome per alcuni decenni dopo il 1900, finché non fu ripristinato quello attuale. La porta fu commissionata dal senato di Venezia che ordinò al podestà di Treviso di dedicare la porta all’arcivescovo di Canterbury San Tomaso Becket, ma Paolo Nani fece erigere sulla sommità della copertura della porta la statua raffigurante non San Tomaso, bensì l'apostolo San Paolo.

Nella storia di Treviso la presenza delle mura risale all’epoca romana. Le vestigia attuali sono costituite da una cinta di mura di quasi quattro chilometri, comprendenti soprattutto manufatti medievali (Porta Altinia), quattrocenteschi (Scaligeri), e cinquecenteschi; questi ultimi furono costruiti per difendere Treviso, più importante baluardo di Venezia in terraferma, contro i legati di Cambray.

Secondo la storia, prima di essere città Comunale, Treviso, fu municipio romano arroccato attorno alla parte più alta del centro, nella quale ora si trovano Piazza S. Andrea, Piazza dei Signori e Piazza Duomo entro un perimetro di acque costituite dai Cagnani.

È nel ‘500 che Frà Giocondo da Verona prima e D’Alviano poi, su commissione della Repubblica veneziana ampliano e migliorano le antiche fortificazioni dando loro l’aspetto attuale di terrapieno, rivestito all’esterno da una spessa muraglia di mattoni.

Il Palazzo fu costruito attorno al 1185 come sala per assemblee dei diversi organi del Comune di Treviso (Domus Comunis) sostituendo l'antico edificio nei pressi del Duomo; il suo completamento risale al 1268, anno in cui fu portato a compimento anche un edificio attiguo adibito a carcere.

Nel corso dei decenni il Palazzo fu sede del Tribunale dei Consoli, luogo di pubbliche assemblee (le Concione), luogo in cui il Podestà amministrava la giustizia, sede del Maggior Consiglio, detto anche dei Trecento, che vi si riuniva anche in funzione di suprema assise civica (da qui derivava il nome di Palazzo della Ragione).

Attorno al palazzo, centro della vita politico-amministrativa, sorsero ben presto numerose botteghe. Nel 1546, soltanto sotto il volto del palazzo, se ne contavano ben quarantaquattro, affittate dal Comune di cinque anni in cinque anni e numerate progressivamente[1].

Tra la fine dell’800 e la metà del ’900 il Palazzo ha subito numerose vicissitudini che hanno mutato l'aspetto definito con i lavori del 1552, aspetto a noi noto grazie alle fedeli riproduzioni, tra gli altri, di Medoro Coghetto e Antonio Sala.

I primi lavori di restauro, terminati all'inizio del '900, coinvolsero la Prefettura, la Torre Civica ed il Palazzo che furono liberati dall'intonaco e coronati da merlature di tipo ghibellino. Fu inoltre spostata la scalinata esterna di accesso al Salone, dal lato Ovest (Piazza dei Signori) al lato Est (odierna Piazza Indipendenza).

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