INTANTO, NELLE FIANDRE...

l'arte fiamminga e il rinascimento messi a confronto

Durante la seconda metà del XIV secolo, il territorio fiammingo, ovvero il territorio della regione delle Fiandre, era molto più vasto di quello attuale: comprendeva infatti gli odierni Paesi Bassi e Belgio. Nel 1369, poi, il matrimonio tra il duca di Borgogna Filippo l'Ardito e Margherita delle Fiandre sancì l'annessione alla regione fiamminga del territorio della Borgogna; in seguito a ciò, le Fiandre assunsero una particolare rilevanza economica e politica, che avrebbe portato questo territorio a diventare uno dei massimi centri culturali del tardo gotico, nonchè la culla di un innovativo stile pittorico che, almeno in parte, si discostò dall'arte bizantrina del XIV secolo, per affermarsi in nuove forme. La diffusione del nuovo linguaggio artistico fu garantita dai rapporti commerciali che legavano le Fiandre a quasi tutta l'Europa; tale diffusione comportò il confronto con un'altra importantissima corrente artistica che si stava affermando proprio in quel periodo in Italia e, in particolare, a Firenze: il Rinascimento.

L’arte europea degli inizi del XV secolo, infatti, si esprime in maniera univoca in un unico linguaggio artistico: quello dell’arte tardo gotica. I fermenti di novità, però, si concentrarono soprattutto nelle due aree geografiche della Toscana e delle Fiandre. Proprio come si era verificato un secolo prima, abbiamo un’arte di tradizione, che egemonizza il panorama artistico, e due nuove proposte che si sviluppano tra l’Italia e i paesi transalpini; agli inizi del Trecento a monopolizzare la scena era stata l’arte bizantina, con la sua quasi millenaria tradizione che aveva attraversato tutto il medioevo, mentre due nuovi stili erano sorti a ringiovanire la visione estetica: l’arte italiana (quella di Giotto), e quella gotica.

Tale confronto portò alla luce alcune caratteristiche comuni tra le due nuove correnti artistiche e altre differenti; oltretutto ne conseguì un'influenza reciproca tra le due arti, nonostante la corrente rinascimentale fosse destinata a prevalere.

  • Innanzitutto, gli ambienti in cui si svilupparono tali correnti, ovvero il contesto sociale ed economico di entrambi i territori, erano di sicuro molto simili: sia Toscana che Fiandre vivevano una situazione di floridezza economica e commerciale, il che stimolava i rapporti di commercio e le influenze artistiche tra le due regioni. La classe politica di entrambi i territori incoraggiava lo sviluppo artistico, anche se in Italia la committenza era ristretta quasi completamente all'ambiente cortigiano, mentre nelle Fiandre la borghesia regnava incontrastata.
  • Inoltre, mentre l’arte rinascimentale rivoluzionò tutte le forme d'arte (architettura, pittura, scultura), creando un nuovo contesto artistico rivoluzionario a tutto tondo, le novità dell’arte fiamminga riguardarono esclusivamente la pittura.
  • Conseguenza di ciò è il fatto che nell'arte fiamminga non troviamo la prospettiva matematica e architettonica rinascimentale: la cultura delle città nordiche era rimasta ancorata alle tradizioni medievali, non condividendo il razionalismo laico italiano e la prospettiva lineare centrica. Gli italiani usavano infatti un unico punto di fuga posto al centro dell'orizzonte, dove tutto è perfettamente strutturato ordinatamente, con rapporti precisi tra le figure. Secondo questa impostazione lo spettatore resta tagliato fuori dalla scena e ne ha una visione completa e chiara. Per i fiamminghi invece lo spettatore è incluso illusoriamente nello spazio della rappresentazione, tramite alcuni accorgimenti quali l'uso di più punti di fuga (tre, quattro) o di una linea dell'orizzonte alta, che fa sembrare l'ambiente "avvolgente". Lo spazio è quindi tutt'altro che chiuso e finito, anzi spesso si aprono finestre che fanno intravedere un paesaggio lontano, o, come nel celebre "Ritratto dei coniugi Arnolfini" di Jan van Eyck, possono essere addirittura presenti specchi che raddoppiano l'ambiente, mostrando le spalle dei protagonisti.
  • Come nella prospettiva, l'arte rinascimentale sfrutta le conoscenze matematiche anche nella rappresentazione della luce: nei dipinti è rappresentato un unico punto da cui proviene la luce, e le ombre sono poste razionalmente come effetto di contrasto con la luce, e convergono anch'esse in un unico punto. La luce dei fiamminghi non è selettiva, cioè illumina con la stessa attenzione l'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande e facendo da medium per unificare tutta la rappresentazione. Vengono sfruttate più fonti luminose, che moltiplicano le ombre e i riflessi, permettendo di definire acutamente le diverse superfici: dal panno alla pelliccia, dal legno al metallo, ciascun materiale mostra una reazione specifica ai raggi luminosi (il "lustro").

La diffusione della corrente artistica fiamminga contribuì anche a riportare alla luce, in Italia, il ritratto, inventando un altro modo di visualizzare il personaggio: a tre quarti. Questo cambiamento nella rappresentazione del punto di vista, permette all'osservatore di cogliere maggiori informazioni della fisionomia di uno stesso volto.