La Firenze Di
Sandro Botticelli

La Rinascita delle CORTI ITALIANE

Vita ed Opere

Alessandro Filipepi, detto Sandro e poi soprannominato Botticelli dal nomignolo con cui era noto il fratello Antonio, nasce a Firenze nel 1445.
Il padre, Mariano Filipepi, è un conciatore di pelli e, nonostante non sia consuetudine per una famiglia come la sua, decide che il figlio compia approfonditi studi letterari. A questa formazione, segue il praticantato pittorico presso la bottega del vecchio Filippo Lippi, dal quale Botticelli si fa guidare per tre anni, assimilandone molte caratteristiche. Al termine di questo periodo, sembra che Sandro vada a bottega da Andrea del Verrocchio o, quantomeno, gli faccia da aiutante per un certo tempo. E’ il 1467: Botticelli dipinge alcune “Madonne con Bambino” segnate da una forte influenza del Lippi, cui esse sono state a lungo attribuite dalla critica. Già nel 1470, appena venticinquenne, Botticelli - grazie all’aiuto di Tommaso Soderini, amico della famiglia Medici - ottiene il suo primo incarico ufficiale importante: la “Fortezza”, figura allegorica destinata al Tribunale di Firenze.
Nel 1472, Sandro è definitivamente indipendente, tanto che s’iscrive all’Accademia di San Luca. In pochi anni, il giovane pittore fiorentino diviene tra i favoriti della corte medicea. Nel 1475 dipinge uno stendardo per Giuliano de’ Medici, in occasione della celebre Giostra del Poliziano. A lui viene anche affidato l’incarico di ricordare la sventurata congiura dei Pazzi, dove ha trovato la morte lo stesso Giuliano: nel 1478, in Palazzo Bargello, effigia i congiurati impiccati. A quest’epoca risale uno dei suoi capolavori: la “Primavera”, commissionato dai fratelli Lorenzo e Giovanni di Pierfrancesco de’ Medici. Botticelli è il prediletto di Lorenzo il Magnifico e partecipa alla fervente vita di corte, dove incontra le personalità più eminenti dell’umanesimo e fa proprie le concezioni neoplatoniche della cerchia d’intellettuali.
Nel 1481, Botticelli parte alla volta di Roma e firma un contratto con Papa Sisto IV. Il pontefice lo vuole, insieme al Ghirlandaio, al Perugino ed a Cosimo Rosselli, per realizzare la decorazione della nuovissima Cappella Sistina, appena fatta costruire. I soggetti assegnati al Botticelli sono tre storie del Vecchio e Nuovo Testamento: la “Giovinezza di Mosè”, la “Punizione di Korah, Dathan e Abiron” e la “Tentazione di Gesù Cristo”. Solo un anno più tardi il pittore rientra a Firenze, di nuovo alla corte medicea per realizzare celebri e splendide opere quali la “Nascita di Venere”, la “Madonna del Magnificat”, la “Storia di Nastagio degli Onesti”, la “Madonna della Melagrana”, la “Madonna Bardi” e le due pale di San Barnaba e di San Marco, di eccezionali dimensioni.
Ormai è il 1492: il periodo di gloria fiorentina del Botticelli volge al termine, muore Lorenzo il Magnifico. In due anni la crisi politica a Firenze si fa sempre più pesante, il frate Girolamo Savonarola instaura una vera dittatura teocratica. Sandro, che, ancora in vita Lorenzo, sembra essere turbato dalle predicazioni del religioso, entra in una profonda crisi spirituale. Ha cinquant’anni ed un carattere introverso: i soggetti profani che ha trattato nel corso della sua attività iniziano a sembrargli sconvenienti, se non addirittura deprecabili. La sua pittura vira in modo deciso verso il sacro e il religioso. Realizza dipinti allegorici, raffigurazioni sacre quali Madonne con bambini, Pietà, Natività e Crocifissioni. Ormai il maestro ha difficoltà a trovare dei committenti, la sua luce è oscurata dai grandi astri del tempo: Michelangelo, Leonardo, Raffaello. Egli, ormai vecchio e stanco, appare superato nella sua concezione pittorica e muore, dimenticato da tutti, nel 1510.