Masaccio

Le Opere

"Le cose fatte inanzi a lui si possono chiamar dipinte, e le sue vive, veraci e naturali. "
(Giorgio Vasari)

Sant'Anna Metterza (1424-1425, Firenze, Galleria Degli Uffizi)

Dipinta tra il 1424 e il 1425, la “Madonna Metterza”, venne commissionata dai Bonamici, una ricca famiglia fiorentina di mercanti di tessuti, per la Chiesa di Sant'Ambrogio a Firenze. Secondo le fonti, intorno al 1423 Masaccio aveva trascorso un soggiorno a Roma in occasione del Giubileo, e nel 1424, appena tornato a Firenze, si era iscritto alla Compagnia di san Luca, nello stesso periodo in cui iniziò la sua collaborazione artistica con il più maturo Masolino, di cui quest’opera rappresenta l’inizio. Inoltre essa testimonia che la cooperazione fra i due grandi artisti toscani non fu semplicemente occasionale, ma si trattò di una vera e propria società di bottega, sebbene in seguito invece si divisero i lavori, poiché i loro stili rimasero sempre piuttosto differenti. Infatti il gruppo centrale della Madonna col Bambino eseguito da Masaccio si distacca nettamente dal resto del dipinto che è opera di Masolino. Altro particolare di mano di Masaccio sembra essere l'angelo in alto a destra, caratterizzato da plasticità e contrasti di luce più decisi. Inoltre Le figure di Masolino rimangono più appiattite rispetto a quelle di Masaccio che raggiungono invece una piena volumetria e sono tornite dalla luce. In particolare, il Bambino, così agitato, invade lo spazio del primo piano non solo con la sua forte massa plastica, ma anche con il movimento: il Bambino si protende e butta le braccia avanti, come se volesse abbracciare qualcuno che si trova fuori dal quadro,sembra voler sfuggire dalla presa sicura della madre che, senza scomporsi cerca di trattenerlo, e resta tranquilla e impassibile. Masaccio crea anche un contrasto tra la vivacità e mobilità del bambino e l'immobilità silenziosa, dignitosa e severa della madre e di Sant'Anna. Il gruppo centrale si distacca dal resto anche per la costruzione prospettica del trono cubico in cui s'inseriscono la Madonna col Bambino. Il fondo d'oro, invece, residuo della tradizione gotica, chiude lo spazio, come impedisce uno sviluppo in profondità tendaggio piatto sostenuto dagli angeli dietro al trono. Lo spazio, anziché arretrare sembra sfondare in avanti con il gruppo masaccesco sul resto dipinto da Masolino.

I valori di plasticità e solidità sono resi da Massaccio non solo in virtù del disegno e della geometria prospettica, ma anche dall'uso della luce. Viene infatti indivuiduata una precisa sorgente luminosa, che dall'alto a sinistra investe le figure e crea forti contrasti luce/ombra sul trono e sui corpi, aumentandone l'effetto di solidità e concretezza. La luce di Masaccio è usata anche per ottenere particolari effetti cromatici. Il getto intenso porta a trascoloramenti: come nel velo della Madonna, che da celeste diventa di un bianco abbagliante e nella veste verde dell'angelo, che sotto questa "luce divina" è cangiante in rosso.

Rispetto al precedente Trittico di san Giovenale, quest'opera mostra la rapidità con cui Masaccio si è impadronito dei mezzi pittorici, con un'evoluzione stilistica straordinaria.

La Madonna rivela, anche rispetto a quella del Trittico, una nuova emergenza plastica, che corrisponde a una maggiore sicurezza dei mezzi espressivi da parte del giovane artista. Le forme passano dalla costruzione ancora in gran parte basata sul disegno e sulla linea (come nel Trittico di San Giovenale) a una costruzione per masse che permette di giungere a un blocco compatto e unitario che rende le figure più concrete. Il Bambino sembra ripreso dagli esemplari di putti antichi, benedice con un gesto largo e solenne, quasi consolare. Ed è anche una ben riuscita prova di "scorcio" su cui Masaccio, assiduo allievo di Brunelleschi, si esercitava. I volumi in scorcio sembrano come pressati verso l'esterno, per via del punto di vista ribassato che fa aggettare i volumi: questo si nota soprattutto nella curvatura del gradino alla base del trono e nel viso allargato del Bambino.Il rapporto con Brunelleschi è stato segnalato anche da Argan che ha notato la somiglianza tra lo schema formale del gruppo della Madonna col Bambino con la forma a ogiva della cupola brunelleschiana di Santa Maria del Fiore a Firenze, quasi un omaggio del giovane artista verso il più esperto maestro.

Alla base del trono figurano inoltre le parole iniziali dell'"Ave Maria" in caratteri umanistici e disposti in scorcio prospettico.

Sull'aureola della Vergine invece sono incise letere gotiche, mentre in quella di Sant'Anna si legge: "Sant'Anna è di Nostra Donna fast[igio]".

La concretezza formale di Masaccio porta un particolare effetto psicologico allo spettatore: avvicinando le figure verso lo spettatore, fa sentite la loro presenza fisica in modo quasi aggressivo, costruisce una plasticità che assume una concretezza tattile potente, quasi fastidiosa.

Altro rapporto interessante è rivelato dal particolare del velo sulla testa della Vergine: particolare insolito che sembra essere stato desunto dalla Madonna Quaratesi di Gentile da Fabriano. Rispetto a Gentile, Masaccio sembra reagire con una soluzione opposta, analizzabile attraverso un confronto stilistico tra i due artisti.

Dal 1935 al 1954 l'opera è stata sottoposta a un lungo restauro. Sono state rimosse numerose ridipinture dovute a un precedente intervento settecentesco.

Il Polittico Di Pisa - La Maestà (1426)

La Maestà di Masaccio  (Madonna in trono col Bambino e quattro angeli) è il pannello centrale del polittico di Pisa, del 1426. L'opera misura 135,50x73 cm, è una tempera su tavola a fondo oro ed è conservata alla National Gallery di Londra. La Madonna, che indossa un magnifico mantello azzurro con orlo dorato, tiene in braccio il Bambino, reggendolo con la mano sinistra, mentre con la destra gli porge un grappolo d'uva, simbolo dell'Eucarestia.

Attorno al trono si dispongono quattro angeli: due ai lati, in parte nascosti dalla spalliera, e due in basso. Questi ultimi due hanno ali d'uccello e suonano due liuti

Il Bambino con una manina tocca il frutto e con l'altra porta gli acini alla bocca, succhiandosi anche le dita.


Il formato del dipinto è piuttosto insolito, più alto e stretto del normale, ed ha subito un taglio ai lati, ma non si sa se di pochi centimetri o di una porzione più grande. Shearman ipotizzò che l'alone sui gradini in basso a sinistra del trono fosse l'ombra di un altro angelo, o di una figura. Forse lo era dell'elemento che separava il pannello attiguo (un pilastrino o colonna) o forse era una proiezione che unificava lo spazio con il pannello successivo.

La Trinità (1426-1428)

La Trinità è un affresco di Masaccio, conservato nella terza campata della navata sinistra della basilica di Santa Maria Novella a Firenze e databile al 1426-1428. Misura 317x667 cm ed è universalmente ritenuta una delle opere fondamentali per la nascita del Rinascimento nella storia dell'arte. Si tratta dell'ultima opera conosciuta dell'artista, prima della morte avvenuta a soli 27 anni. Masaccio dipinse l'affresco spostato a sinistra rispetto all'asse della parete, verso mezzogiorno, perché il punto di vista dal quale se ne sarebbe avuta una visione complessiva da lontano. Entrando in chiesa da questa parte, infatti, la Trinità viene a trovarsi al centro preciso di questo campo ottico più vasto compreso tra i pilastri che dividono la navata centrale da quella laterale.