Pittura nella Firenze della metà del "400

I Protagonisti del Disegno toscano

Filippo Lippi


"Filippo è grande come il suo maestro e compagno di strada"
(Antonio Paolucci, paragonandolo al Botticelli)

Quale grande personalità del disegno fu sicuramente, con la sua linearità aggraziata e penetrante, incorniciata da atmosfere fuori dal tempo, in una visione quasi spirituale della figura umana, si colloca indubbiamente Filipp Lippi, nato a Firenze nel 1406 figlio del macellaio Tommaso di Lippo e di Antonia di ser Bindo Sernigi, che morì di parto, dandolo alla luce. Egli trascorse parte della sua vita come Monaco nel convento di S. Maria del Carmine, dopo aver preso i voti l'8 giugno del 1421, ma questo non gli impedì certo di viaggiare e di rimanere in contatto il clima, così fertile di idee ed innovazioni, della Firenze del Rinascimento. Intorno al 1424 fu a Pistoia e a Siena, mentre nell'Agosto 1426 viaggiò a Prato, poi a Padova. Tornò a Firenze solo nel 1437, dove aprì una fiorente bottega, la cui attività andò avanti sino al 1451, anno in cui si trasferì a Prato sotto la protezione dell’influentissima famiglia dei Medici, sotto la cui ala rimase fino al 1465. Fu proprio sull’esempio del Masaccio che si fondò la prima fase della sua produzione artistica, costituita, ad esempio, da un grande numero di icone sacre, come la Madonna Trivulzio, oggi conservata a Milano nel Museo del Castello Sforzesco, e la Madonna, ora a Roma nella Galleria Nazionale d'Arte Antica. Le opere della produzione giovanile, ne rivelano il gusto per la concreta e plastica volumetria tipica dello stile del Masaccio, a cui lui fonde, in maniere del tutto nuova, la luce e le innovazioni dei fiamminghi, racchiuse entro contorni lineari morbidi e tondeggianti, tipicamente fiorentini. ma del tutto nuova appare la luce che, forse sull'esempio della pittura fiamminga, materializza le immagini con il suo naturale e delicato variare sui volti larghi e pieni e sui panneggi morbidi delle vesti. Nella Madonna, nel sobrio interno sullo sfondo, la definizione prospettica degli spazi è subordinata alla luce dorata e naturale che dal fondo trascorre fino a illuminare con un fascio radente la figura della Vergine in primo piano. Invece, per quanto riguarda le opere della maturità, appare chiaro come egli abbia tentato di conciliare le cifre stilistiche della ricchissima cultura figurativa della sua giovinezza, che non solo comprese personalità come Masaccio, Paolo Uccello, Beato Angelico, Masolino, e l’intramontabile Donatello, all’interno di uno stile più compatto ed uniforme, che mantenne sempre la sua personalissima unicità e freschezza, caratterizzato da una luce mobile e mutevole, che si spande sulle pieghe delle vesti e dei veli, dai gesti eterei delle figure e dalle espressioni quasi assenti dei volti. Sono classificate come sue opere della maturità la “Madonna col Bambino”, “l'Annunciazione della chiesa di S. Lorenzo a Firenze”, l’“Incoronazione della Vergine e alla Madonna col Bambino e angeli Adorazione del Bambino di Berlino”. Nel 1466 Filippo si trasferì a Spoleto, dove morì tra l'8 e il 10 ottobre del 1469 e fu sepolto nella Cattedrale, dove l’illustrissimo umanista Angelo Poliziano scrisse l'epitaffio:

"Conditus hic ego sum picturae fama Philippus,

Nulli ignota meae est gratia mira manus.

Artifices potui digilis animare colores,

Sperataque animos fallere voce diu.

Ipsa meis stupuit natura expressa figuris,

Meque suis fassa est artibus esse parem.

Marmoreo tumulo Medices Laurentius hic me

Condidit, ante humili pulvere tectus eram."

Dall'unione dell'artista con una suora di Prato, che sposò solo successivamente dopo aver ottenuto la dispensa dai voti, nacque nel 1457 Filippo Lippi, che seguì la carriera del padre, attendendo tra il 1452 e il 1464 agli affreschi nella cappella maggiore del duomo di Prato con le Storie di san Giovanni Battista e di santo Stefano.

Beato Angelico

Il Beato Angelico nacque nel 1395 circa nel villaggio di Vicchio di Mugello, presso Firenze. Ancora giovanissimo, a vent'anni circa, entrò nell'ordine domenicano presso il convento di Fiesole. La sua data di nascita è stata molto dibattuta nel corso della la storia dell'arte, che per lungo tempo la fissò intorno al 1387, che venne poi confutata in seguito al ritrovamento di un documento del 1417, che lo vede "dipintore" nel "popolo" di San Michele Visdomini, a Firenze. In quel periodo egli non era infatti ancora un uomo di chiesa, ma era ormai divenuto un abilissimo pittore. Nato Guido di Pietro, prese i voti nel 1423 divenendo Fra’ Giovanni da Fiesole, e in seguito, negli anni successivi alla sua morte, data la sua impeccabile vita d'uomo di chiesa, la sua devozione all'arte di tematica prettamente religiosa, venne definito dai posteri a definirlo prima “Angelico” e in seguito “Beato”, fino ad essere canonizzato nel 1983. Egli formò il suo stile pittorico in pieno e maturo ambiente fiorentino, nel periodo delle discussioni riguardanti la prospettiva del Brunelleschi e del Donatello. Nonostante la su innegabile importanza nella produzione artistica del o tempo, la prima notizia dell'attività sua di pittore è risalente al 1418, in seguito al pagamento d'una tavola affrescata per la cappella in Santo Stefano al Ponte. Il Vasari, nella sua biografia, loda con fervore la vita esemplare ed il disinteresse che sono colonna portante e che animano la sua arte, tanto che l’artista devolvette ogni guadagno a favore del convento, all’interno del quale fu incredibilmente attivo. Nel corso della sua opera pittorica dipinse assiduamente con l'aiuto di scolari, tra i quali anche Zanobi Strozzi. Ancora oggi molte delle sue impareggiabili opere abbelliscono le maggiori chiese fiorentine, ma, oltre alle numerosissime committenze pubbliche, una quantità notevole di tele gli vennero commissionate da privati. Siamo inoltre pressoché certi che nel 1433 alloggiò a Brescia, dove attese alla realizzazione di una "Annunciazione" per Sant'Alessandro, lo stesso anno in cui gli viene commissionata, per 190 fiorini, la realizzazione di un tabernacolo per l'Arte dei Linaioli. Sembra poi che nel abbia realizzato la "Deposizione" per Santa Maria al Tempio, mentre l'anno seguente fu la volta di un trittico in una chiesa di Perugia. Agli stessi anni si è soliti far risalire la decorazione con affreschi della chiesa di San Marco, passata al convento dei Domenicani e consacrata da Papa Eugenio IV nel 1443, mentre i lavori erano ancora in corso. L'opera finisce probabilmente nel 1446, anno nel quale fra' Giovanni viene chiamato dal papa a lavorare a Roma, ove dipinse una cappella in Vaticano, oggi perduta, e - sotto il successore di Eugenio IV, Niccolò V - la Cappella Niccolina. Prima di rientrare a Fiesole, con l'importante incarico di priore, trascorse del tempo ad Orvieto, dove iniziò i lavori nella Cappella di San Brizio nel Duomo, lasciati purtroppo incompiuti. Tra il 1449 e il 1451 fu, dunque, priore di San Domenico a Fiesole. Il Vasari riferisce, inoltre, che gli fosse stato prospettato l'incarico di arcivescovo di Firenze, declinato dall'Angelico per modestia. E' probabile che, pochi anni prima di morire, si ritrasferì a Roma per altre committenze. Ivi difatti si spense, nel convento di Santa Maria sopra Minerva, nel 1455. II Beato Angelico mori a Roma e tu sepolto nella chiesa del convento di S Maria sopra Minerva, che l'aveva ospitato durante i suoi soggiorni nella città. Scrisse sempre il Vasari “Morì d'anni sessantotto(la data di nascita è stata corretta dalla critica più recente) nel 1455, e lascio suoi discepoli Benozzo fiorentino che imitò sempre la sua maniera”.

Domenico Veneziano

Domenico di Bartolomeo, soprannominato Domenico Veneziano, nacque nella capitale veneta intorno all’anno1410. In realtà poco si conosce riguardo la sua formazione giovanile, ma sicuramente venne subito a contatto con la pittura fiamminga. Fu allievo prima a Firenze di Gentile da Fabriano tra il 1422 e il 1423, poi si trasferì a Roma, dove lavorò con Pisanello, tra il 1423 e il 1430. A Roma, inoltre, in quegli stessi anni erano presenti Masolino e forse Masaccio (affreschi di San Clemente) e forse Paolo Uccello. Con Masolino avrebbe collaborato al perduto ciclo degli Uomini illustri di palazzo Orsini. Il rientro a Firenze viene ipoteticamente fissato al 1432. Le sue prime opere a Firenze sono la Madonna col Bambino della Villa I Tatti a Settignano, la Madonna del Roseto a Bucarest e il Tabernacolo Carnesecchi, oggi conservato frammentariamente alla National Gallery di Londra. Si tratta di lavori in cui si notano stimoli diversi, dal tardogotico ai primi maestri del Rinascimento fiorentino.

Nel 1439 gli venne affidata la decorazione della chiesa di Sant'Egidio a Firenze con un ciclo di affreschi sulle Storie di Maria, opera capitale della seconda generazione di pittori rinascimentali fiorentini a cui parteciparono anche Piero della Francesca, Andrea del Castagno e Alesso Baldovinetti, purtroppo andata distrutta e oggi conosciuta solo attraverso le descrizioni e qualche frammento, peraltro poco significativo, ritrovato sotto le pareti e oggi esposto nel Cenacolo di Sant'Apollonia a Firenze. Allo stesso periodo risale il tondo con l'Adorazione dei Magi, riferita generalmente a una commissione di Piero de' Medici, in cui il mondo fiabesco del tardogotico e la nuova costruzione prospettica sono perfettamente integrati in un ampio paesaggio di origine fiamminga. Alcuni datano a questo periodo anche il Tabernacolo Carnesecchi.

Tra il 1445 e il 1447 circa eseguì il suo capolavoro, la Pala per la chiesa di Santa Lucia de' Magnoli a Firenze, in cui rappresentò una Sacra Conversazione, con la Vergine col Bambino in trono attorniata dai santi Francesco, Giovanni Battista, Zanobi, protovescovo di Firenze, e Lucia. I personaggi sono ambientati in un loggiato aperto, strutturato in un impianto prospettico a tre punti di fuga. Nel fondo, attraverso tre aperture, si intravedono le fronde di un grande arancio (o più aranci) contro l'azzurro del cielo. Nella predella sono raffigurati cinque episodi: "San Francesco riceve le stigmate" e "San Giovanni Battista nel deserto" (entrambi nella National Gallery of Art di Washington), l' "Annunciazione" (Fitzwilliam Museum Cambridge), il "Miracolo di S. Zanobi" (Galleria degli Uffizi) e il "Martirio di Santa Lucia" (Staatliche Museen, Berlin). Nel 1447 partì per le Marche, chiamato a decorare con Piero della Francesca la volta della chiesa del santuario di Loreto, ma un'epidemia di peste costrinse i due a lasciare in fretta le Marche. Della decorazione per la cappella Cavalcanti in Santa Croce, realizzata nel 1454, rimangono il S. Giovanni Battista e il S. Francesco, staccati dal supporto murario nel 1566 ed attualmente custoditi nel museo della basilica. Un documento testimonia il pagamento per gli affreschi nel 1454. L'artista morì a Firenze nel 1461.

#P