IL NASTRO MAGNETICO
la musica dovunque  e comunque

Archiviare il suono

Il primo sistema di registrazione del suono su una sottile lamina d'acciaio risale al 1898 con il telegrafono di Valdemar Poulsen. Nel 1930 Guglielmo Marconi utilizzò un sottile nastro d'acciaio. Il primo registratore con il nastro di materia plastica avvolto in bobine fu il K1 della AEG - Telefunken, prodotto in Germania nel 1935. La registrazione avveniva mediante un microfono.

La possibilità di registrare, e non solo di amplificare e trasmettere il suono, rivoluzionò le trasmissioni radio, che potevano essere preregistrate, diffuse in differita, duplicate e conservate invece che essere trasmesse in diretta una sola volta. Anche i dischi vennero incisi non più direttamente, ma partendo da un nastro magnetico e fu possibile aggiungere una traccia sonora anche alle riprese cinematografiche.
Negli anni 40 e 50 il magnetofono si diffuse anche in altri contesti professionali, ovunque occorresse riprodurre in differita e archiviare materiale sonoro.
L'Italia fu all'avanguardia nel settore grazie ad Arrigo Castelli, che nel 1947 fondò la Magnetofoni Castelli e brevettò il nome magnetofono per i suo sistema di registrazione prima con fili d'acciaio, poi con nastri di plastica.

SOPRA

Il K1 AEG Telefunken, con la sua custodia di pelle e il piatto di bachelite - Particolare di una brochure di uno dei primi magnetofoni Castelli nel 1949 - Manifestazione dei dipendenti della Magnetofoni Castelli nel 1969 - Il magnetofono Studer Revox F36, del 1952

Il magnetofono Geloso

SOPRA Il magnetofono Geloso G257 Silver, uscito nel 1963

Nel 1931 John Geloso fondava la sua compagnia che, su licenza Castelli, ideò un prodotto veramente innovativo, che ebbe un successo enorme. I magnetofoni erano oggetti costosi e pesanti, utilizzati per lo più in ambito professionale. Alla fine degli anni 50 la Geloso riuscì a produrre registratori di plastica, di piccole dimensioni, quindi economici, maneggevoli e molto facili da usare: il suo target non erano più gli studi radiofonici, ma le famiglie, in particolare i bambini e gli adolescenti, con finalità di intrattenimento, ma anche educative. Un maestro ai vostri ordini, diceva la pubblicità del G256.

A riscuotere il maggior successo fu il G257, con la sua linea moderna e gli allegri pulsanti di plastica colorata. Poteva registrare gli auguri per la nonna e le lezioni di inglese, ma anche le canzoni dalla televisione o dal giradischi: si profilava quindi quello che farà poi la fortuna della registrazione su nastro, l'opportunità consumare musica a basso costo.

SOPRA Pubblicità del Geloso G256 - Il magnetofono Geloso G256 con la sua custodia di plastica, il cavo dell'alimentazione e il microfono: fu commercializzato nel 1958 - Pino Castelli, John Geloso, Warren Spector e Edgardo Velicogna negli uffici della Geloso a Milano - Il Bollettino tecnico Geloso della primavera 1959 dedicato al G257

La Compact Cassette e il registratore portatile Philips K7

SOPRA Una cassetta prodotta dalla BASF, specializzata in nastri magnetici fin dagli anni 30

Nel 1962 il team di Philips coordinato da Lou Ottens a Hasselt, in Belgio, inventò un nuovo dispositivo di archiviazione audio che brevettò con il nome di Compact Cassette. Le bobine di nastro magnetico, molto ridotte di dimensione, venivano inserite in un involucro di plastica che ne permetteva la manipolazione e il trasporto senza che il nastro fosse danneggiato o deplacé. Anche se furono elaborati altri sistemi di cartucce a nastro magnetico, la Philips Compact Cassette divenne dominante in seguito alla decisione da parte della Philips di concedere in licenza il formato gratuitamente anche ad altre case di produzione.

Si aprivano per la registrazione su nastro nuove possibilità. Non solo le bobine, chiuse in un apposito package di plastica trasparente, diventavano più leggere e maneggevoli, ma gli apparecchi di lettura e registrazione potevano essere più ridotti come dimensioni e veramente portatili.

La compat cassette fu inizialmente concepita per registrare suoni in ambito professionale o privato, ricordi e appunti sonori, al massimo per registrare musica dalla radio o dal giradischi a bassa fedeltà, non comparabile in ogni caso con quella del disco di vinile. E nasceva per la riproduzione mono, non stereofonica. Questo era l'uso primario per il quale era pensato il primo modello di successo di riproduttore e registratore di cassette Philips, il cosiddetto standard K7 lanciato nel 1963.

SOPRA Il Philips K7 EL 3302 senza e con la custodia, con l'alloggiamento per il microfono, commercializzati nel 1965

Costruito in plastica nera e metallo satinato, molto compatto, le funzioni concentrate in un solo pulsante, il modello più venduto della gamma, il Philips K7 EL 3302, era veramente portatile, anche perché alimentato a batterie alcaline, chiuso in una custodia a tracolla e dotato di un microfono per la registrazione in presa diretta.

La musica portatile

Con i registratori a cassette la registrazione della voce in contesti professionali e privati diventava più agile, ma le conseguenze più importanti si verificarono nel consumo della musica. Per la prima volta era diventato possibile ascoltare un'incisione musicale praticamente ovunque, anche in spiaggia o in auto: tutte le autoradio vennero dotate di un riproduttore di cassette.

SOPRA Pubblicità di un'autoradio Philips - Il mangiadischi Grundig Phonoboy, disegnato da Mario e Dario Bellini nel 1968, in plastica coloratissima e manico di metallo cromato - Un impianto stereofonico ad alta fedeltà Akai composto dai tradizionali giradischi, amplificatore, radio, registratore a cassette e diffusori - Il radioregistratore Grundig C201, con alimentazione sia di rete che con batterie alcaline: univa la radio a modulazione di frequenza al registratore a cassette - La copertina della musicassetta incisa dalla RCA nel 1973 con Space Oddity di David Bowie: il singolo era uscito nel 1969

Già dai primi anni 70 le case discografiche sfruttarono prontamente il nuovo mezzo.

Anche se nel frattempo il giradischi portatile a batterie alcaline, il cosiddetto mangiadischi, aveva permesso la riproduzione mobile di dischi a 45 giri, le cosiddette musicassette, erano più robuste e compatte del disco di vinile, anche se la qualità audio era sensibilmente minore.

Ma c'era un'opzione in più. I radioregistratori compatti e i registratori a cassetta inseriti in impianti ad alta fedeltà (i cosiddetti stereo hi fi) permettevano la registrazione diretta fai da te da trasmissioni radiofoniche e dischi. Insomma, una pirateria musicale che fu ampiamente praticata da giovani e meno giovani: le produzioni musicali potevano essere duplicate e socializzate quasi a costo zero.

Il Walkman Sony

Nei primi anni 70 fu perfezionata anche la tecnica degli auricolari a cuffia esterna, che, oltre a garantire una sempre migliore qualità di ascolto, diventarono anche più leggeri. La giapponese Sony, che era nata proprio per produrre registratori a cassetta, si era specializzata in registratori monoaurali per clientela d'affari, i Pressman.

SOTTO Cuffie Sennaheiser HD410SL, commercializzate nel 1976, con i caratteristici corpiauricolari gialli - Sony Pressman prodotto nel 1978, con la tracolla

Si arrivò così al lancio, nel 1979, di un nuovo riproduttore di cassette (poteva anche registrare, ma si trattava di una funzionalità secondaria) estremamente leggero e poco più grande di una cassetta: ideato da Akio Morita, Masaru Ibuka e Kozo Ohsone, funzionava con batterie alcaline in formato stilo e prevedeva l'ascolto in cuffia. Il primo modello, il TPS-L2, aveva un prezzo di 200 dollari, ma ben presto il Walkman fu accessibile a tutte le tasche. Poteva essere utilizzato in contesti fino a quel momento impensabili, anche in mobilità, in palestra e facendo jogging.

Anche quando la compact cassette venne sostituita dal CD e il Walkman adottò la nuova tecnologia, nessun dispositivo è riuscito a garantire un ascolto della musica in mobilità altrettanto efficace prima dei riproduttori di file digitali.

SOPRA Sony Walkman TPS-L2, in metallo azzurro con la cuffia regolabile - Pubblicità del Sony Walkman WM-2, lanciato nel 1981 - Sohpie Marceau e Alexandre Sterling in una scena del film Il tempo delle mele di Claude Pinoteau (1980), che contribuì all'affermazione del Walkman come gadget giovanile a livello globale

Infografica - History of Portable Music Players