Piero dell Francesca:
una nuova prospettiva artistica

Battesimo di Cristo Conservato alla National Gallery di Londra, questo fu uno dei primi dipinti di Piero. L'opera venne realizzata per la Chiesa di Santa Maria della Pieve a Sansepolcro. La figura di Cristo domina la scena; alla sua destra San Giovanni Battista gli versa l'acqua sul capo per il battesimo, nel fiume Giordano, mentre tre angeli, simbolo della Trinità, assistono alla cerimonia, alla sua sinistra. Anche se il paesaggio circostante dovrebbe essere la Palestina, quella che vediamo è in realtà la valle del Tevere con una piccola cittadina, Sansepolcro. L'albero accanto a Gesù è una chiara allusione al legno della croce, mentre la colomba simboleggia lo Spirito Santo. Dietro a San Giovanni si intravede un giovane che potrebbe svestirsi come vestirsi, in entrambi i casi assumerebbe un profondo significato religioso: l'atto di spogliarsi rimanderebbe alla purificazione dei peccati, quello di vestirsi alla nuova vita dopo il battesimo. Sullo sfondo si scorgono poi dei sacerdoti bizantini, che richiamano il Consiglio dei Greci. Sui corpi si distribuisce in modo equilibrato una luce che non crea un chiaroscuro potente ma unifica in un'atmosfera suggestiva e sospesa.

Dittico degli Uffizi Protagonisti assoluti di questo dittico sono i ritratti del duca Federico da Montefeltro e della moglie Battista Sforza. In queste due tavole, realizzate dopo la morte della duchessa, tra il 1472 e il 1474, i due coniugi sono rappresentati, secondo i canoni della ritrattistica tardo-gotica, di profilo, come se si guardassero a vicenda, in un immortale incrocio di sguardi, sottolineato dalla continuità del paesaggio sullo sfondo, le colline del Montefeltro. Federico, in rosso, ha il volto segnato da rughe e varie imperfezioni, Battista è diafana e algida, impreziosita da un abito e gioielli di grande pregio. Le tavole sono dipinte anche sul retro con i trionfi allegorici dei duchi; in quello di Federico il duca, incoronato dalla Fama, è raffigurato su un carro trainato da cavalli bianchi ed è accompagnato dalle quattro virtù cardinali, ovvero Giustizia, Fortezza, Prudenza e Temperanza; Battista è rappresentata su un carro trainato da unicorni, simboli di castità, e anch'essa è accompagnata dalle sue virtù, Fede, Castità, Modestia e Carità.

Sacra conversazione L'opera, nota anche come Pala Montefeltro, venne realizzata tra il 1472 e il 1474 per la Chiesa di San Bernardino a Urbino. Essa voleva essere un ricordo di alcuni importanti fatti dell'epoca: la nascita di Guidobaldo da Montefeltro, la conseguente morte per parto di Battista Sforza e la presa di Volterra da parte di Federico. Al centro della pala siede sul trono la Vergine col Bambino, addormentato sulle ginocchia di lei; la Madonna è circondata da sei santi e quattro angeli, mentre alla sua destra è raffigurato Federico da Montefeltro, in ginocchio. L'immagine della Vergine con Gesù addormentato allude al tema della pietà, ovvero di Maria, madre di Cristo, che tiene in grembo il Figlio morto dopo la Croce; la stessa catenina con il corallo che pende al collo del Bambino, oltre che essere un simbolo positivo, di buona sorte, vuole rimandare anche alla lancia che avrebbe ferito Cristo sulla Croce. Dal dipinto traspare poi una certa malinconia, un motivo penitenziale dovuto probabilmente all'improvvisa morte di Battista, di fatti assente nel dipinto, San Gerolamo si colpisce al petto con un sasso, il capo di San Pietro martire sanguina, San Francesco, spostando la veste, mostra una ferita al petto. Emblematica è anche la figura di Federico, l'armatura allude alla conquista di Volterra mentre la sua posizione (in ginocchia e accanto alla Vergine) vuole simboleggiare l'umiltà e il grande rispetto che ha nei riguardi della madre di Cristo; Federico ha poi posto ai piedi di Maria il bastone del comando affidandole così la protezione della città. Elemento su cui è importante concentrarsi è la corazza del duca, sulla quale si riflettono la veste della Madonna e la finestra da cui proviene la luce che illumina la scena, e il suo elmo dove invece si riflette lo stesso Federico. La scena si svolge poi all'interno di un edificio classicheggiante, costituito da presbiterio, coro, abside, archi laterali e una volta a botte decorata da un soffitto a cassettoni; il catino dell'abside è occupato da una grande conchiglia a cui è appeso un uovo di struzzo, simbolo di vita e rinascita. E' nella realizzazione dell'architettura che Piero mostra la sua profonda conoscenza della tecnica della prospettiva e degli effetti della luce.

Flagellazione di Cristo La tavola è formata da due scene distinte, una ambientata all'aperto, in una strada con edifici antichi e rinascimentali, l'altra in un ambiente chiuso e misurato. Protagonisti della prima sono tre uomini, la cui identità incerta è stata oggetto di varie ipotesi e congetture; l'interpretazione più argomentata, e anche la più probabile, è che i tre individui siano il cardinale Bessarione, Buonconte da Montefeltro, figlio di Federico, e Giovanni Bacci. E' probabile infatti che la tavola fosse stata donata al signore di Urbino da Bacci, al fine di persuaderlo a sostenere la crociata promossa da papa Pio II, appoggiata dallo stesso Bessarione per liberare Costantinopoli dai Turchi. La scena di sinistra sarebbe quindi un'evocazione, ossia l'argomento di cui starebbe parlando il cardinale. In questa è rappresentato invece Gesù, legato a una colonna ionica su cui poggia un idolo dorato, mentre viene flagellato da alcuni uomini; alla sua destra, seduto, vi è Ponzio Pilato. La tavola, nonostante le piccole dimensioni, raffigura spazi ampi grazie alla grande abilità di Piero nel ricorrere alla tecnica della prospettiva. La luce, con la sua doppia direzione (la porzione di destra è illuminata da sinistra, quella di sinistra da destra), allude a una separazione fisica piuttosto che temporale fra le due scene. Le figure sono rappresentate in una sorta di immobilità, secondo una peculiarità tipica di questo artista.