I luoghi dell'arte

Chiaro di luna, studio a Millbank, J.M.W. Turner, 1797, olio su tavola, Tate Britain, Londra

I luoghi dell'arte sono i luoghi che gli artisti scelgono per la rappresentazione delle loro opere.
Essi possono fare semplicemente da sfondo, diventare parte integrante dell'opera per il loro valore simbolico o evocativo, fino a divenirne addirittura il soggetto stesso, nel genere del paesaggio.
I luoghi dell'arte possono essere inventati, frutto cioè della fantasia dell'artista, o prettamente legati alla realtà, al costume del periodo e al gusto dello stile che rappresentano.

Il rococò e le sue ambientazioni

Il rococò è il movimento artistico, nato nella Francia di re Luigi XV, maggiormente diffuso in Europa tra il 1730 e il 1770 circa.
Il rococò non soltanto si esprime nell'arte figurativa del periodo, ma caratterizza l'ambiente, l'architettura e l'arredamento degli interni e provoca la nascita del concetto di moda.

Interno del palazzo Schonbrunn di Vienna

Gli interni di gusto rococò sono molto ornati, ricchi di intarsi, stucchi, maioliche, e decorati da arredi dello stesso stile, porcellane e orologi dalle forme fantasiose e particolarmente elaborate, un cospicuo utilizzo dell'oro.

Questi interni sono lo sfondo tipico dei dipinti di epoca rococò. Essi identificano una classe sociale, quella della più ricca aristocrazia francese, che godeva ancora nel Settecento di potere in campo politico, ma non più in campo economico e che si stava avviando ad un'inevitabile decadenza.

Ritratto di Madame Pompadour, Maurice Quentin de la Tour, 1755, pastello, Louvre, Parigi

Il paesaggio rimane però l'ambientazione preferita dagli artisti rococò. I toni degli ambienti rococò sono delicati e in armonia con quelli degli abiti dei personaggi. L'idea trainante di questo stile è infatti l'estetica della sensazione, cioè la voglia di creare qualcosa di piacevole ai sensi, leggero, armonioso e delicato.

Mr and Mrs Andrews, Thomas Gainsborough, 1750, olio su tela, National Gallery, Londra

L'altalena (I fortunati casi dell'altalena), Jean-Honoré Fragonard, 1767, olio su tela, Wallace Collection, Londra

Sia gli abiti dei personaggi sia l'ambiente nel quale sono collocati sono ben definiti; né il soggetto né l'ambiente devono prevalere l'uno sull'altro. Sono un senso di serenità e pacata allegria a dover pervadere l'osservatore.

WILLIAM HOGARTH: L'AMBIENTE COME RIFLESSO DELLA DECADENZA SOCIALE

Al contrario delle scelte fatte dai suoi colleghi contemporanei, l'intento di William Hogarth è quello di sottolineare i problemi della sua epoca. La denuncia sociale è ciò che lo interessa maggiormente e questo è evidente nelle serie di pitture ad olio che dedica a temi d'attualità, quali Il matrimonio alla moda, La carriera del libertino, La carriera della cortigiana.
L'ambiente ricopre un ruolo molto importante nella rappresentazione della decadenza sociale nella quale vivono i personaggi messi in scena da Hogarth. Le loro case, i luoghi, nei quali si recano, sono sconquassati e disordinati tanto quanto le loro vite.
Il pittore è riuscito a creare questo effetto grazie soprattutto ad una pittura d'ispirazione fiamminga, attenta quindi ai particolari, ed alla disposizione dei personaggi in scena secondo una tecnica quasi teatrale, così da rendere il più chiaro possibile la lettura dell'opera.

La morte di lei (tratta dal ciclo pittorico Matrimonio alla moda), William Hogarth, 1744, olio su tela, National Gallery, Londra

Oggetti a terra, una sedia ribaltata, il cane che, salito sul tavolo, mangia dal piatto, le finestre spalancate e abiti disposti alla rinfusa fanno da sfondo alla scena della morte della giovane sposa e in essa si rispecchia la disperazione del momento, ma anche l'incapacità e noncuranza di una intera classe sociale davanti ai veri problemi della società nella quale vive.

L'essenziale ambiente neoclassico

La Madeleine, Pierre Contant d'Ivry e Alexandre Pierre Vignon, 1764-1842, marmo bianco, Parigi (Champs-Élysées)

I pittori neoclassici, rifacendosi alle teorie di Winckelmann, prediligono uno sfondo semplice e ben definito. I loro ideali sono le grandi architetture del passato, quelle dell'antica Roma e di quella che ritenevano fosse la Grecia ellenistica.
Colonne e archi a tutto sesto, colori neutri e opachi caratterizzano il gusto neoclassico per le ambientazioni.

Giovanni Paolo Pannini, Vedute di Roma antica con l'artista che termina una copia delle "nozze Aldobrandini", 1755 circa, olio su tela, Staatsgalerie, Stoccarda

PIRANESI e la ROMA ANTICA

Per Piranesi, incisore e architetto della seconda metà del Settecento, l'ambiente è il soggetto stesso dell'opera. Con Vedute di Roma, Antichità romane nonchè le Carceri d'invenzione, Piranesi evidenzia un interesse autentico per il genere del paesaggio, fornitogli certamente da un altrettanto profondo interesse per l'architettura.

La maestosità e la potenza delle rovine romane e il loro antico splendore rappresentano il fulcro delle sue opere, nelle quali i personaggi, minuscoli e secondari, sono quasi meramente decorativi.
La denuncia sociale, manifestata da quella malinconia che ci avvolge alla vista di così grandi bellezze dell'architettura abbandonate e rovinate dalle intemperie, utilizzate come magazzini o addirittura discariche, accompagna ogni sua incisione romana.

Tempio della Concordia (tratto dalla serie Vedute di Roma), Giovan Battista Piranesi, 1748, incisione (acquaforte)


Dal momento che i principi dell'arte neoclassica prescrivono che l'artista abbia come obbiettivo principale quello di mandare un messaggio attraverso le sue opere, la retorica neoclassica deve, secondo Wincklemann, sfruttare soprattutto la semplicità e il minimalismo dell'arte antica greca e romana.

La retorica neoclassica è quindi fortemente aiutata da una disposizione artificiosa, quasi teatrale, dei personaggi sulla tela e da un netto minimalismo nella descrizione di ambienti simmetricamente costruiti e lineari. La messa in pratica della teoria neoclassica è in netta contrapposizione con lo stile rococò.

Giuramento degli Orazi, Jacque Luis David, 1784, olio su tela, Louvre, Parigi

Lo sfondo del Giuramento degli Orazi di Jacque Luis David è forse quello che rivela più chiaramente il gusto neoclassico per le ambientazioni. Archi a tutto sesto poggiano su colonne semplicissime, non sono presenti arredi di alcun genere, le pareti sono di mattoni grossi, tra i diversi colori che esse riportano non vi è contrasto, il luogo da cui proviene la fonte di luce non è rappresentato, così da concentrare l'attenzione dell'osservatore solamente sull'atto solenne che stanno compiendo i tre giovani in scena e sulla reazione delle donne.

Incoronazione di Napoleone Bonaparte, Jacque Luis David, 1807, olio su tela, Louvre, Parigi
Nemmeno all'opera che raffigura l'ascesa al potere di Napoleone Bonaparte, David riserva un ambiente ricco e fastoso, ma mantiene la cattedrale di Notre Dame, luogo dell'incoronazione, il più sobrio possibile.

Francisco Goya, grande artista neoclassico spagnolo, predilige invece gli esterni per la rappresentazione delle sue opere. L'ambientazione è sempre comunque molto semplice, spesso addirittura assente.

Streghe nell'aria, Francisco Goya, 1797-1798, olio su tela, Museo del Prado, Madrid

I toni di tutte le opere di Goya, ed in particolare degli sfondi paesaggistici, sono sempre scuri e cupi, le pennellate ampie e veloci. Grazie a questo uso del colore e del pennello, l'artista riesce ad isolare il suo personaggio e a rendere più chiaro il suo intento.

Il romanticismo

Contrariamente alla concezione neoclassica, che concepiva ogni uomo come essere che innanzitutto faceva parte di una comunità e che rappresentava la società in cui viveva, la teoria romantica concepì l'essere umano come singolo, sensibile e unico.

Davanti ad una realtà, rivelatasi deludente, dopo la sconfitta delle idee rivoluzionarie e il periodo della Restaurazione, l'artista romantico e la teoria romantica tutta si contrappongono alle rigide idee neoclassiche attraverso un accentuato individualismo. La reazione soggettiva dell'artista romantico si riconosce nella mancanza di messaggi morali all'interno delle opere, nella tendenza ad inserire un solo personaggio in scena, nella diffusa credenza nel genio artistico e nel ricorrente tentativo di colpire principalmente la sensibilità dell'osservatore.

Viandante sul mare di nebbia, Caspar David Friedrich, 1818, olio su tela, Hamburger Kunsthalle, Amburgo

Gli artisti romantici non si sentono più parte di una comunità e non provano l'obbligo morale di trasmettere un messaggio.
Si sviluppa moltissimo, quindi, in periodo romantico(1810/1815-1848/51) l'interesse dei pittori nei confronti del genere del paesaggio.

IL PAESAGGIO ROMANTICO

Nel genere del paesaggio è ovviamente l'ambiente ad essere il soggetto stesso dell'opera; le figure umane sono secondarie, spesse volte assenti; la bellezza della natura o il modo in cui l'artista la vuole raffigurare sono il vero fulcro delle opere di grandi artisti romantici, quali Turner, Constable, Friedrich.

Joseph Mallord William Turner è probabilmente il più celebre paesaggista romantico. Il suo stile personalissimo, l'uso abilissimo del colore e della luce, la conoscenza approfondita della resa della tridimensionalità rendono le sue opere uniche, evocative e stupefacenti.
Come ogni artista romantico, il suo intento è quello di colpire a fondo la sensibilità dello spettatore; questa volta però, a differenza del rococò, non più con delicatezza e gioiosa frivolezza, ma con sensazioni forti e stupore.

L'incendio alla Camera dei Lord e dei Comuni, J.M.W. Turner, 1834, olio su tela, Cleveland Museum of Art, Cleveland

Il concetto tipicamente romantico del "sublime" è espresso nel migliore dei modi da questo grandissimo pittore inglese.

Capace di estrema delicatezza ed enorme potenza allo stesso tempo, Turner fu anche un grande acquerellista.

Venezia, lo sbocco del Canal Grande, J.M.W. Turner, 1840 circa, acquerello, Yale Center for British Art(Paul Mellon Collection)

Nelle opere di Turner, l'acqua è un elemento ricorrente, che gli permette di sfruttare al massimo la sua abilità nell'uso della luce.

In molti suoi dipinti, egli raffigura paesaggi urbani, dalle antichità romane, alle quali dedicò varie opere risalenti al suo viaggio in Italia, e gli acquerelli di Venezia, alla rappresentazione di città tipiche della nascente Inghilterra industrializzata (con treni, fabbriche, ciminiere, macchine a vapore), che evidenziano uno spiccato interesse da parte dell'artista nei confronti dei temi d'attualità e in particolare di come si stavano modificando i paesaggi a seguito della crescente industrializzazione.

Dudley, J.M.W. Turner, 1832 circa, acquerello, National Museums and Galleries on Merseyside

John Constable è l'artista romantico che si mantiene più fedele alla realtà che lo circonda.

Dedham Lock and Mill (incompleto), John Constable, 1817, olio su tela, Tate Gallery, Londra

Il mulino rappresentato in "Dedham Lock and Mill" era di proprietà del padre di Constable. Questo dimostra quanto questo artista britannico avesse deciso di dipingere ambienti reali, da lui conosciuti molto bene e tipici della campagna inglese, a differenza di Turner, che pur rappresentando luoghi reali e spesse volte di valore storico amava modificarli ampiamente con la fantasia e il suo gusto personale.

Lo stile di Constable si evolse nel tempo: da una rappresentazione paesaggistica abbastanza dettagliata dei primi anni giunse ad una pennellata energica e ampia, che ricorda in parte Turner e in parte quel tocco fuggente che caratterizzerà la pittura impressionista.

Le opere dei suoi ultimi anni di vita sono estremamente personali e non riconducibili ad alcuno stile né passato né futuro.

View of the City of London from Sir Richard Steele's Cottage, Hampstead, John Constable, 1832 circa, olio su tela, collezione privata

Abbazia nel querceto, Caspar David Friedrich, 1810, olio su tela, Alte Nationalgalerie, Berlino

Gli ambienti di Friedrich, i suoi paesaggi, sono sempre molto idealizzati: elementi ricorrenti infatti sono alberi e arbusti dai rami arzigogolati, nebbia o foschia e luoghi vastissimi, illimitati e fantasiosi. Il paesaggio dell'artista tedesco non è realistico, ma anzi esiste e colpisce proprio per il suo accentuato distacco dalla natura reale.

Ophelia, John Everett Millais, 1851-52, olio su tela, Tate Gallery, Londra

In Ophelia, il soggetto, protagonista dell'Amleto di Shakespeare, è dipinto nel momento in cui si lascia trasportare dalla corrente del ruscello e, continuando a cantare, inizia lentamente ad affondare.
La tragicità del momento è rappresentata da Millais in modo del tutto particolare: il paesaggio naturale circostante la donna è infatti vivacissimo, nel verde sgargiante delle piante, e nei colori accesi dei fiori, che galleggiano sulla superficie dell'acqua.

Il mattino, Friedrich Schinkel, 1813, olio su tela, Nationalgalerie, Berlino

IL REALISMO (1845/51-1886)

I dipinti realisti sono ambientati nei luoghi della vita quotidiana: giardini pubblici, campagne, case, caffè, strade cittadine.

L'atelier dell'artista, Gustave Courbet, 1854-1855, olio su tela, Musée d'Orsay, Parigi

Castello di Chillon, Gustave Courbet, 1873, olio su tela, collezione privata

Lezione di danza, Edgar Degas, 1874, pastello, Musèe d'Orsay, Parigi

Lo stupro, Edgar Degas, 1868-1869, olio su tela, Museum of Art, Philadelphia (USA)

Ritratto di Emile Zola, Edouard Manet, 1868, olio su tela, Musée d'Orsay, Parigi

La ferrovia, Edouard Manet, 1873, olio su tela, National Gallery of Art, Washington (USA)

Il Moulin de la Galette, Auguste Renoir, 1876, olio su tela, Musée d'Orsay, Parigi

Il bar delle Folies-Bergère, Edouard Manet, 1881, olio su tela, Courtauld Gallery, Londra

La libecciata, Giovanni Fattori, 1880-1885, olio su tavola, Galleria d'Arte Moderna, Firenze

Claude Monet

Il paesaggio scelto da Claude Monet come soggetto delle centinaia di opere che dipinse nei suoi ultimi vent'anni di vita era una creazione del pittore stesso: Monet dipinse una natura da lui stesso progettata.

Claude Monet nel suo giardino a Giverny, fotografia

Nella primavera del 1883, Claude Monet si trasferì con la famiglia a Giverny, in Normandia. Lì acquistò una vasta proprietà terriera che trasformò in uno splendido giardino botanico, ricco di innumerevoli quantità di fiori da lui accuratamente selezionati.
Monet era infatti intenzionato a creare un giardino "da dipingere", con fiori, colori, luci e trasparenze, con piante scelte per essere accostate in base ai loro colori e poi lasciate crescere spontaneamente, intervenendo il minimo indispensabile, in modo da imitare il più possibile l'esuberanza della natura.

Giardini Giverny di Claude Monet

da in alto a sinistra: Ninfee, Claude Monet, 1919, Metropolitan Museum of Art, New York
Ninfee, Claude Monet, 1917-1919, Honolulu Academy of Arts
Ninfee, Claude Monet, 1920-1926, Museo dell'Orangerie, Parigi
Ninfee, Claude Monet, 1920, National Gallery, Londra

Il simbolismo

Ambienti fiabeschi e immaginari caratterizzano le opere degli artisti simbolisti.

Perseo e Andromeda (2), Gustave Moreau, 1870, olio su tavola, Bristol City Museum and Art Gallery

L'isola dei morti, Arnold Bocklin,1886, olio su tavola, Museum der bildenden Künste, Leipzig

Muse auf Pegasus, Odilon Redon, 1900 circa, olio su tela, collezione privata

Gli artisti simbolisti italiani, a differenza dei loro colleghi europei, preferiscono ambientare le loro opere in paesaggi più tradizionali. Le campagne paludose della Pianura Padana, i monti innevati delle Alpi sono scelti da Giuseppe Pellizza da Volpedo e Giovanni Segantini come  i luoghi in cui ambientare le proprie opere.

Lo specchio della vita, Giuseppe Pellizza da Volpedo, 1898, olio su tela, Galleria d'Arte Moderna, Torino

La morte (da "Il trittico della natura"), Giovanni Segantini, 1896-1899, olio su tela, Museo Segantini, Saint Moritz

Il Postimpressionismo

Terrazza del caffè la sera, Place du Forum, Arles, Vincent Van Gogh, 1888, olio su tela, Museo Kroller-Muller, Otterlo

Notte stellata sul Rodano, Van Gogh, 1889, olio su tela, Museum of Modern Art, New York

Montagna Saint-Victoire vista da Lauves, Paul Cezanne, 1901-1906, matita e acquerello, collezione privata

Riverbanks, Paul Cezanne, 1905, olio su tela, collezione privata

Moulin Rouge, 1889, Parigi

Al Mouline Rouge, Henri de Toulouse-Lautrec, 1892-1895, olio su tela, The Art Institute, Chicago (USA)

Una Domenica pomeriggio sull'isola della Grande-Jatte, Georges-Pier Seurat, 1883-1885, olio su tela, The Art Institute, Chicago (USA)

Manao Tupapau, Paul Gauguin, 1892, olio su tela, Albright Knox Art Gallery, Buffalo, New York (USA)

Il giorno degli dei, Paul Gauguin, 1894, olio su tela, Art Institute, Chicago (USA)

L'architettura degli ingegneri

Parigi, l'Arco di Trionfo e il Grand Boulevards, Felix Nadar, 1868, fotografia, Caisse Nationale des Monuments Historiques et des Sites, Parigi

Tra il 1820 e la fine della seconda metà dell'Ottocento cambiò completamente l'aspetto di molte città europee, prima fra tutte Parigi, che tra il 1852 e il 1870, sotto Napoleone III e il prefetto Haussmann, subì un grande processo di modernizzazione.

L'esposizione universale di Campo di Marte a Parigi, 1900

La Tour Eiffel fu costruita in occasione dell'Esposizione Universale tenutasi a Parigi nel 1889 e da quel momento divenne il simbolo stesso della città e di tutta la Francia.
La sua costruzione durò meno di due anni (1887-1889), grazie alla facilità di assemblaggio e reperibilità del materiale utilizzato, il ferro.

Lo sviluppo della costruzione della Tour Eiffel (Gustave Eiffel), 1887-1889, Parigi

I materiali più utilizzati per le nuove costruzioni erano materiali versatili e dalla lavorazione semplice, nonché resistenti e funzionali (in particolare ferro e cemento). Anche per questo motivo, l'architettura della seconda metà dell'Ottocento viene chiamata "architettura degli ingegneri".

Biblioteca Sainte-Geneviève, Henri Labrouste, 1838-1850, Parigi

Hotel Tassel, Victor Horta, 1892-1893, Bruxelles

Casa Milà, Antoni Gaudì, 1905-1912, Barcellona

Parco Guell, Antoni Gaudì, 1900-1914, Barcellona

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