Natura morta: dai fiamminghi a Caravaggio

Come può la natura essere morta? La natura è viva, ma si tramuta in morte quando viene strappata dal suo ambiente: un fiore reciso dalla pianta è un'immagine di morte. Un tanto affascinante controverso aspetto della realtà non poteva lasciare indifferente l'artista, il quale sceglie di rappresentare il fiore destinato a perire in un'eterna immobilità.

Già anticamente vi erano pittori interessati a questo genere, la cui maestria nel ritrarre fiori e frutti era tale da ingannare non solo gli osservatori ma anche gli insetti che andavano  a posarsi sui loro dipinti.

Nel corso del Medioevo alcuni tipi di piante e animali quali l'ulivo, la palma, l'agnello e il pesce divennero soggetti molto frequenti poiché divennero simboli religiosi legati alla Cristianità.

Con l'epoca rinascimentale si assiste al trionfo dell'uomo; ovviamente anche la pittura predilige soggetti umani e diventano così sempre più rari i dipinti incentrati sulla natura morta. Solo in alcune rappresentazioni sono raffigurati oggetti, anche in primo piano, ma sempre in funzione di una figura umana, vera protagonista dell'opera.

Ma, a cavallo fra Cinquecento e Seicento, la natura morta conosce un successo senza precedenti. In Italia nasce e prende piede un nuovo interesse per l’indagine scientifica del mondo naturale; parallelamente Mentre alcuni artisti si specializzano in un'attenta e pertinente rappresentazione della natura, creando dipinti e disegni che saranno poi utilizzati dagli stessi scienziati per illustrare le loro ricerche.

Ma è soprattutto nell'Europa settentrionale che la natura morta prende piede, diventando uno dei motivi dominanti della pittura fiamminga. Poiché la religione protestante, ampiamente diffusasi in questi paesi, vietava la raffigurazione di immagini sacre, i pittori fiamminghi si dedicarono ai cosiddetti generi minori come il ritratto, il paesaggio e la stessa natura morta. Lo stile di questi pittori, fra i quali Jan Vermeer e Pieter Claesz, così intenso, evocativo e accurato, sembrava del resto nato per ritrarre in modo ingannevole la realtà.

In Italia il primo e più importante autore di nature morte è Caravaggio. Unica sua natura morta di cui siamo in possesso è Canestra di frutta, un dipinto che raffigura diversi tipi di frutta (mele, pere, uva e melograni) con una tale intensità e partecipazione da far apparire la canestra un ritratto umano. In altri dipinti poi Caravaggio inserì vasi di fiori, strumenti musicali e ceste di frutta rappresentati con la stessa cura al particolare riservata alla figura umana, come accade emblematicamente nel Suonatore di liuto.

Numerosissimi furono i seguaci del Caravaggio che imitarono il suo esempio e la natura morta, che fosse accompagnata da altre figure o unica protagonista, si diffuse in tutta Europa diventando un genere pittorico estremamente apprezzato.