ARTE GRECA

PERIODO DI FORMAZIONE

Fondamentale nel periodo di formazione è l'arte vascolare. I vasi greci venivano realizzati in argilla, infatti era una materia prima di basso costo e di facile lavorabilità e venivano dipinti con decorazioni geometriche poste su vari registri.

L'anfora del Dipylon, ritrovata nella necropoli ateniese del Dipylon (750 a.C.), è detta "del lamento funebre" e si tratta di un'anfora a collo distinto, in quanto la lunga imboccatura si connette alle spalle senza raccordi curvi. E' alta 155 centimetri e la sua funzione era quella di segnalare la presenza della tomba. E' decorato con sessantacinque fasce sovrapposte dipinte a motivi geometrici. Le decorazioni sono nere su fondo color rosso-terracotta e sono costituite da un fantasioso succedersi di greche, meandri e altre figure geometriche. L'anfora era verosimilmente destinata ad individuare la sepoltura di una ricca signora. Fra le anse, infatti, si sviluppa un registro decorato, più alto, che reca una serie di figure in vari atteggiamenti. Si tratta della scena di una lamentazione funebre. E' considerato il capolavoro del Maestro del Dipylon e ora è conservato presso il Museo archeologico nazionale di Atene.

  • CRATERE DEL DIPYLON

Il Cratere del Dipylon, risalente anch'esso circa al 750 a.C., era, come tutti i crateri, un grande vaso con corpo a bicchiere e bocca larga, dotato di due anse simmetriche generalmente orizzontali, ma talvolta anche oblique e verticali. Veniva usato per mescolare l'acqua e il vino da bere durante i banchetti. Ora è conservato al museo del Louvre di Parigi

  • CAVALLINI DI BRONZO

Nei santuari i Greci erano soliti lasciare offerte votive. Ne sono rinvenute parecchie dal tempio di Zeus ad Olimpia. Alcune di queste rappresentvano cavallini, risalenti circa al IX- VIII sec a.C. I cavalli nella società greca erano un segno di distinzione sociale. E' da notare che nell'arte Minoica non troviamo mai alcun cavallo.

  • APOLLO DI MATIKLOS

L'Apollo di Mantiklos è una scultura alta 20 cm in bronzo, risalente circa al VII sec. a.C. ed è stata ritrovata a Tebe. Si pensa sia dedicato ad Apollo, anche se non se ne è certi. Oggi è conservato al museo di Boston, Arts Fine.

E' composto secondo un modulo geometrico preciso, infatti i Greci erano molto precisi, geometrici, misuravano matematicamente. Si può notare che l'opera è praticamente un insieme di triangoli: la testa, il busto e le gambe, le quali purtroppo ci sono rinvenute spezzate. Questo è il tipico corpo greco: tonico, forte, longilineo, snello, scattante. La bellezza esteriore infatti per i Greci rispecchiava la bellezza interiore.

  • DAMA DI AUXERRE

La Dama di Auxerre risale al VII sec. a.C., è di pietra calcarea ed è alta 75 cm, oggi è conservata al museo del Louvre di Parigi.

La scultura rappresenta una figura femminile raffigurata in piedi, con i piedi uniti, con la mano destra al petto in un gesto di preghiera e la sinistra distesa lungo il fianco. Indossa il peplo con le spalle coperte da una mantellina e stretto in vita da un'alta cintura. Il volto si presenta di forma triangolare, incorniciato dai due simmetrici triangoli della capigliatura, con grandi occhi spalancati. Conserva la vita sottile delle sculture minoiche, mentre la forma della capigliatura rivela influssi della scultura egizia. Di quest'ultima mantiene anche la perfetta simmetria, la frontalità e la chiusura nel blocco iniziale.

  • KLEOBI E BITONE

Kleobis e Biton sono una coppia di sculture in marmo pario (h 216 cm, con la base h 235 cm) risalenti al 585 a.C. circa e conservate nel museo archeologico di Delfi. Si tratta di uno degli esempi più antichi della statuaria arcaica greca, alle origini dell'iconografia del Kouros ("ragazzo")

Nella mitologia greca, Cleobi e Bitone erano i figli di Cidìppe, una sacerdotessa di Hera della città di Argo. Quando la loro madre si apprestava a celebrare i riti della dea, i due trainarono il carro al posto dei buoi per cinque miglia. La madre, commossa per tanta devozione mostrata, pregò la dea di elargire ai figli il dono più grande che si potesse dare a dei comuni mortali. Per tutta risposta la dea li fece cadere entrambi in un sonno piacevole ed eterno.

Anche questi, come la Dama di Auxerre, hanno notevoli somiglianze con la scultura egizia. Infatti sono realizzati geometricamente, sono frontali, hanno il piede sinistro in avanti. Riguardo a quest'ultimo particolare è da notare che, nonostante la gamba sinistra sia spostata in avanti, la pianta del piede tocca completamente per terra, mentre nella realtà questo sarebbe impossibile. Inoltre la loro testa è sproporzionata rispetto al resto del corpo, infatti è troppo grande. Questo perchè la testa doveva essere proporzionata in base a una geometrica divisione degli spazi sul corpo. Vi è però una caratteristica comune tra le sculture greche dell'età arcaica e quella classica: lo scopo. I Greci infatti nelle loro sculture volevano mostrare il meglio, la perfezione, quindi sia la bellezza esteriore e fisica, che quella interiore, infatti una rispecchia l'altra. Il koùros greco era kalòs kaì agathòs, ovvero "bello e buono".

  • EFEBO DI KRITIO

La statua frequentemente denominata Efebo di Kritio è un'opera in marmo alta 116 cm, realizzata e dedicata sull'acropoli di Atene intorno agli anni ottanta o settanta del V sec. a.C. L'opera, fin dal suo rinvenimento, è stata accostata, su base stilistica, alla bottega di Kritios e Nesiote, e la sua importanza consiste nell'essere la più antica testimonianza (la sua posa non è attestata prima del 480 a.C.) del passaggio stilistico che determinò l'abbandono, nella scultura greca, degli stilemi arcaici in favore di una struttura maggiormente organica della figura umana, convenzionalmente indicato nel passaggio dal tardo arcaico allo stile sevro, e che sarebbe giunto, nell'arco di qualche decennio, agli esiti canonici policletei. L'Efebo di Kriotios è conservato al Museo dell'Acropoli di Atene con il numero di inventario 698.

Comparandola a Kleobi e Bitone si possono notare notevoli cambiamenti. La statua non è più geometrica, ma è realizzata in modo più naturalistico; la testa è proporzionata al resto del corpo; se potessimo vedere il piede della gamba che avanza, infatti questa non ci è pervenuta intatta, vedremmo che non tocca completamente il suolo; infine la vista della statua non è frontale, ma è possibile godere della sua bellezza da tutti i lati;

Se il marmo era stato il materiale più utilizzato dagli scultori arcaici, quello che meglio si prestava a interpretare le idee degli artisti dello stile severo fu il bronzo. Questo materiale permetteva di realizzare statue molto più espressive, con posizioni aperte, disinvolte. Se infatti una statua del genere fosse stata realizzata in marmo, le braccia cosi aperte si sarebbero spezzate molto facilmente. Il bronzo però è stata la causa della perdita di quasi tutte le statue realizzate in questo materiale, infatti spesso venivano rifuse e il bronzo riutilizzato.

La statua rappresentata sopra è lo Zeus di Capo Artemisio , cosi chiamato perchè rinvenuto nei fondali del mare di Capo Artemisio. Risalente circa al 460 a.C., di un'altezza di circa 209 cm ed è conservato ad Atene, nel Museo Archeologico Nazionale.

Nel 1972 furono ritrovati nel Mare Ionio, al largo della località di Riace, due sculture bronzee. Vengono indicate come Bronzo A e Bronzo B. Ambedue hanno gli occhi in pietra e avorio, mentre le labbra e i capezzoli sono di mare rosso. Il bronzo A è inoltre l'unico dell'antichità ad avere i denti (realizzati in argento).

Entrambi sarebbero stati realizzati attorno al 450 a.C. e hanno un'altezza di 198 cm. Probabilmente sono stati eseguiti per l'agorà di Argo. Oggi sono conservati nel museo nazionale di Reggio Calabria.

Il Discobolo è  una scultura realizzata intorno al 455 a.C. da Mirone. La statua originale era in bronzo, ma è andata perduta e a noi sono pervenute moltissime copie romane in marmo. Ha un'altezza di circa 124 cm e oggi è conservato a Roma, presso il Museo Nazionale Romano

Mirone diede una svolta importante all'arte greca, infatti fece convergere la sua ricerca sul movimento anzichè sulla stasi. Infatti Discobolo significa "lanciatore del disco" ed è colto proprio nel momento della massima contrazione che precede il lancio. Da questa statua si può perfettamente percepire la grandissima abilità dell'arte greca di dosare tutti i pesi e contrappesi in maniera straordinaria.

Policleto, grande bronzista di Argo, riuscì a riunire in una sola statua sia il senso del  movimento, che quello della stasi. E' proprio con questo artista che si può dare inizio all'arte classica.

L'opera nell'immagine è il Doriforo. Policleto, per realizzarla ha calcolato una misura media di uomo, perciò le proporzioni della scultura si avvicinano molto alla realtà.             Policleto raccolse i suoi studi sulle perfette proporzioni in un'opera scritta: il Canone.         Secondo il canone policleteo ogni elemento del corpo umano doveva essere rappresentato proporzionalmente a tutti gli altri.

Il Doriforo  fu creato attorno al 445 a.C.ed era originariamente in bronzo, ma noi possediamo solo copie romane in marmo. Questo il motivo del sostegno sul polso destro della scultura, infatti la statua originale in bronzo non ne aveva bisogno. Era alto circa 212 cm ed oggi è conservato a Napoli, nel Museo Archeologico Nazionale

Una delle più celebri e affascinanti opere dell'arte ellenistica greca è il Laocoonte, realizzato nella seconda metà del I sec. a.C., realizzato in marmo. E' alto circa 242 cm ed è conservato nei musei Vaticani.

L'arte greca con le numerose conquiste di Alessandro Magno esce dal contesto della "polis" e cambia, poichè si deve adattare ad altri contesti sociali. Nasce così l'arte delle grandi metropoli ellenistiche. Possiamo dire che, dopo la formazione dei Regni Ellenistici, l'arte greca abbia perso la sua purezza, ma abbia comunque conservato le sue caratteristiche fondamentali.

L'Arte Ellenistica vuole evidenziare l'uomo non solo come un modello, ovvero nel suo stato di massimo splendore e perfezione, ma anche nei momenti di debolezza umana.

Un altro esempio spettacolare di opera ellenistica è il Fauno Barberini. Ha una posizione sguaiata, scomposta, meno integra dal punto di vista morale e filosofico. Risale circa al 220 a.C. ed è attualmente conservata presso la Gliptoteca di Monaco.