LA TEORIA NEOCLASSICA

Johann Joachim Winckelmann

Dopo la metà del 700 si verifica una netta trasformazione del gusto da parte
degli intellettuali e degli artisti, ma anche del pubblico in generale, un
rifiuto del rococo e del barocco per un ritorno a posizioni classiciste.

Anton Raphael Mengs Ritratto di Johann Joachim Winckelmann 1755 circa New York, Metropolitan Museum - VERSIONE DIGITALIZZATA Johann Joachim Winckelmann Gedanken ueber die Nachahmung der griechischen Werke Dresda, 1765 edizione digitalizzata dell'Università di Heildelberg - Apollo del Belvedere copia romana di un originale greco di Leochares, IV secolo a.C. marmo bianco scolpito a tutto tondo Roma, Musei Vaticani

Già nel 1755, in Germania, con i Pensieri sull’imitazione dell’arte greca, Winckelmann aveva delineato gli elementi del suo pensiero:

• le nuove esigenze di razionalità suggeriscono un rifiuto delle espressioni artistiche recenti e un recupero dell’antichità, sia per i suoi contenuti estetici che per quelli etici

• fine dell’arte non devono essere le sensazioni piacevoli, ma il Bello, inteso come conformità sia alla natura che alla ragione (quindi anche intrinsecamente portatore di valori etici) e visto come qualità immutabile che deve rifarsi a modelli assoluti, fuori dal tempo, che l’antichità fornisce

• in particolare la Grecia, come luogo dell’equilibrio tra umanità e natura, ho prodotto un’arte perfettamente conforme al Bello e solo imitando l’arte greca è possibile un rinnovamento

• per essere bella un’opera d’arte deve possedere quindi le caratteristiche della scultura greca: pulizia e semplicità nella forma, sobrietà nell’espressione, equilibrio della composizione, idealizzazione delle forme umane e della natura, rigore morale e ricerca della verità intesa come funzionalità.

Il Bello: edle Einfalt und stille Größe

Per noi l’unica via per divenire grandi e, se possibile, inimitabili, è l’imitazione degli antichi, e ciò che si disse di Omero, che impara ad ammirarlo chi imparò ad intenderlo, vale anche per le opere degli antichi, particolarmente dei Greci... I conoscitori e gl’imitatori delle opere greche trovano in questi capolavori non solo il più bell’aspetto della natura, ma anche più della natura, cioè certe bellezze ideali di essa, che, come insegna un antico commentatore di Platone, sono composte di figure create soltanto nell’intelletto.

.....Infine, la principale e generale caratteristica dei capolavori greci è una nobile semplicità e una quieta grandezza, sia nella posizione che nell’espressione. Come la profondità del mare che resta sempre immobile per quanto agitata ne sia la superficie, l’espressione delle figure greche, per quanto agitate da passioni, mostra sempre un’anima grande e posata.

Johann Joachim Winckelmann, Pensieri sull’imitazione dell’arte greca, 1755

Anton Raphael Mengs

Anton Raphael Mengs Autoritratto 1755 circa Dresda, Gemäldegalerie - Anton Raphael Mengs Il Parnaso 1760 – 61 Roma, Villa Albani - VERSIONE DIGITALIZZATA Anton Raphael Mengs Gedanken über die Schönheit und über den Geschmak in der Malerey Zurigo, 1774

Pittore amico di Winckelmann, nei Pensieri sulla bellezza nella pittura del 1762 Mengs
riprende le teorie di Giovan Pietro Bellori:

• il Bello non esiste in natura, solo l’arte può crearlo e per farlo non può certo riprodurre le forme naturali come si presentano ai nostri occhi, ma esprimere l’Idea, una costruzione della mente umana in cui le cose sono depurate da ogni imperfezione: l’imitazione diretta della natura o l’immaginazione sono svianti per un artista, che deve recuperare l’Idea nelle opere d’arte che l’hanno già espressa

• per farlo concretamente si consigliano ai pittori l’osservazione della natura, certo, ma soprattutto quattro modelli: l’arte greca, Raffaello, Correggio e Tiziano

• la pittura deve essere considerata arte liberale, sottratta alla semplice manualità, un pittore deve avere buone conoscenze teoriche oltre che una buona tecnica: il luogo della formazione di un artista non può più essere la bottega, deve essere l’Accademia

• il pittore deve seguire un metodo e regole razionali: costruire composizioni e forme in maniera chiara e semplice, eliminare elementi contingenti e ornamenti inutili per concentrarsi sull’essenziale, esprimere valori etici

L’imitazione secondo Raphael Mengs

Con l’ideale intendo ciò che si vede solo con l’immaginazione, e non con gli occhi;
così un ideale in pittura si fonda sulla selezione delle cose più belle di natura purificate da ogni imperfezione ... Colui che effettivamente studia e osserva le opere dei grandi artisti con il sincero desiderio di imitarle, si rende capace di produrre opere che ad esse assomigliano, perché considera le ragioni con le quali sono state fatte ... e questo fa di lui un imitatore senza essere un plagiario...
... Ma venuti i tre eccellenti maestri, ciascun di loro si scelse una parte singolare, con far sopra quella tutta la sua applicazione, e far consistere, per così dire, tutta l'arte in quella parte. Raffaello scelse l'espressione, che trovò nella composizione e nel disegno; Correggio prese il dilettevole, e lo trovò in certe forme, principalmente però nel chiaroscuro; Tiziano finalmente abbracciò l'apparenza di verità, che trovò massimamente ne' colori. Il più grande era naturalmente quegli che possedeva la parte più importante: ed essendo l'espressione senza dubbio la più utile e la più importante parte della pittura, Raffaello è incontrastabilmente il più grande di questi tre. Dopo lui segue il Correggio, poiché il dilettevole è come la seconda parte importante della pittura; e siccome la verità è piuttosto un dovere, che un ornamento, Tiziano non è che il terzo nell'ordine; ma tutti e tre sono grandi, poiché ciascheduno era in possesso di una parte principale della pittura.

Anton Raphael Mengs Pensieri sulla pittura, da Opere, Roma, 1787

Francesco Milizia

VERSIONE DIGITALIZZATA Francesco Milizia Principj di architettura civile Venezia,1785

Ispirandosi al razionalismo di Carlo Lodoli
• nei Principi di architettura civile del 1781 esalta la funzionalità e la semplicità dell’architettura greca e romana: un architetto deve seguire principi razionali curando la simmetria, le proporzioni, l’euritmia delle decorazioni, la semplicità dell’assieme, ma anche la comodità, la solidità, la convenienza delle parti di un edificio
• in Dell’arte di vedere nelle Belle Arti del disegno secondo i principi di Sulzer e di Mengs del 1781 ribadisce l’importanza della natura come punto di riferimento, ma scegliendone le parti più belle e ricomponendole in una visione idealizzata, in un Bello ideale che deve essere frutto sia di studio che di immaginazione.

Le Antichità di Ercolano

Chirone e Achille 65 - 79 d.C. affresco staccato dalla basilica di Ercolano Napoli, Museo Archeologico Nazionale _ Chirone e Achille incisione da Le antichità di Ercolano esposte tomo primo Napoli, nella Regia Stamperia, 1757 - Anton Raphael Mengs Giove e Ganimede 1748 – 50 Roma, Museo di Palazzo Barberini - VERSIONE DIGITALIZZATA Ottavio Antonio Bayardi Antichità di Ercolano Napoli, nella Regia Stamperia 1757 - 1792

Con la suggestione delle nuove scoperte archeologiche nelle città vesuviane e nella stessa Roma l’interesse per l’arte antica supera la cerchia degli antiquari e si estende al pubblico colto: il nuovo classicismo infatti, rispetto a quello seicentesco, aggiunge un nuovo modello a quelli tradizionali, l’arte greco-romana.

L'imitazione secondo Antonio Canova

Quando non si faccia meglio di quello che attualmente si fa, la mia reputazione non à apparenza di volersi oscurare, per ora. Vi vuol altro che rubare qua e là de’ pezzi antichi e raccozzarli assieme senza giudizio per darsi valore di grande artista! Conviene sudare dì e notte su’ Greci esemplari, investirsi del loro stile, mandarselo in sangue, farsene uno proprio coll’aver sempre sott’occhio la bella natura ......
Antonio Canova, da una lettera del 1806 all’amico Antoine Quatrèmere de Quincy

Bertel Thorvaldsen Le grazie dalla tomba di Andrea Appiani 1821 Milano, Piancoteca di Brera - Antonio Canova Le Grazie Gessi preparatori della prima (1813) e della seconda versione, Possagno Gipsoteca

Un falso riuscito

Questa moda di contraffare pitture antiche entrò anche in capo a Mengs, e fece un quadro alto più di 6 palmi, e largo poco meno, rappresentante Giove assiso in trono con predella a piedi, baciando Ganimede, il quale è in piedi con un vaso nella sinistra, e con un nappo alla destra. L’immaginazione la più felice non può figurarsi una bellezza più ideale di quella di questo giovane, né una massa sì divina come quella di Giove...L’attenzione con cui imitò il muro antico, gli screpoli che vi finse come se si fosse rotta l’intonicatura nello staccarla dal muro, le scrostature, i ristauri finti per dare ad intendere d’essere stato riaccomodato, e la differenza fra la mano che ha eseguiti i restauri, e quella che fece l’originale: tutte queste cose mostrano che l’arte non può andare più in là per accreditare l’impostura...Winckelmann prese anche questa pittura per antica, e la descrisse con molta erudizione nel suddetto suo libro; né io veggo come si querelasse dell’inganno, come fece per quello di Casanuova. Forse perché costui esacerbò l’amor proprio del Winkelmann, avendo lavorato a bella posta per sorprendere la sua perizia nell’arte; o forse, il che è più probabile, perché credette antico fino alla morte il quadro del Giove.

Giuseppe Nicola D’Azara Opere di Antonio Raffaello Mengs, 1783