Giotto di bondonE

"...Credette Cimabue ne la pittura

tener lo campo, e ora ha Giotto il grido,

sì che la fama di colui è sicura". (Dante Alighieri, Purgatorio, XI canto)

ritratto di Giotto, anonimo del XVI secolo, Louvre, Parigi, Francia

"Giotto, che dovrebbe non soltanto essere paragonato agli antichi per lo splendore della sua fama, ma dovrebbe essere posto al di sopra di essi per il suo talento, riportò la pittura all'antica dignità e al vecchio prestigio". (Filippo Villani)

"Boccaccio, Sacchetti, Villani insistono, più o meno, sullo stessi motivo: Giotto ha fatto rinascere la pittura morta da secoli, dandole naturalezza e gentilezza. Il periodo in cui l'arte fu come morta è quello in cui era dominata dall'influenza bizantina; liberandola, Giotto la ricollega alla fonte classica, a un'arte i cui contenuti essenziali erano la natura e la storia. Per gli uomini del Medioevo l'antichità è il mondo della filosofia "naturale": la naturalezza di Giotto non nasce dall'osservazione diretta del vero, ma è recuperata dall'antico attraverso il processo intellettuale del pensiero storico. Storicismo, naturalezza, altezza intellettuale sono, nell'arte di Giotto, una qualità sola. Il modo di pensare storico, che vede le azioni determinate da una finalità che le giustifica, è modo antico e cristiano: per Giotto l'antico non è sopravvivenza, evocazione né modello, ma esperienza storica da investire nel presente". (G.C. Argan, Storia dell'arte italiana, Sansoni, Firenze 1969, vol. II, pp. 3-4)

Secondo la tradizione, fin dall'infanzia mostrò una spiccata passione e inclinazione per il disegno e, ben presto, divenne allievo del maestro Cimabue a Firenze; lo stesso Giorgio Vasari scrisse che il padre di Giotto avrebbe intuito le capacità del figlio osservando alcuni disegni particolarmente realistici di alcune pecore.

Pittore e architetto, le opere di Giotto furono determinanti per lo sviluppo dell’arte italiana ed europea. Egli si emancipa dall'arte bizantina, rifiuta la sua bidimensionalità per concentrarsi invece sulla rappresentazione di azioni concrete in spazi reali, ricollegandosi a quel naturalismo dell'epoca classica romana e dando vita ad un nuovo e rivoluzionario linguaggio occidentale; rappresenta gli spazi e la profondità non affidandosi ad una prospettiva matematica ed esatta ma ricorrendo ad una ricostruzione intuitiva ma comunque efficacie. Le figure e gli oggetti cominciano a possedere volumi propri, i colori utilizzati sono vari e intensi; i personaggi rappresentati presentano una fisionomia ed espressività non idealizzate ma definite, particolari, dalle quali l'osservatore può intuire facilmente i pensieri, le emozioni delle figure rappresentate.

La "O" di Giotto

Giorgio Vasari nelle sue Vite racconta l’aneddoto famoso dell’ "O" di Giotto:

"[...] Sentì tanta fama e grido di questo mirabile artefice Papa Benedetto XII da Tolosa che, volendo fare in San Pietro di Roma molte pitture per ornamento di quella chiesa, mand• in Toscana un suo cortigiano, che vedesse che uomo era questo Giotto e l'opere sue, e non solamente di lui, ma ancora degli altri maestri che fussino tenuti eccellenti nella pittura e nel musaico. Costui, avendo parlato a molti maestri in Siena, et avuti disegni da loro, capit• in Fiorenza per vedere l'opere di Giotto e pigliar pratica seco; e cos_ una mattina, arrivato in bottega di Giotto che lavorava, gli espose la mente del papa et in che modo e' si voleva valere dell'opera sua. Et in ultimo lo richiese che voleva un poco di disegno per mandarlo a Sua Santit…. Giotto, che cortesissimo era, squadrato il cortigiano prese un foglio di carta et in quello, con un pennello che egli aveva in mano tinto di rosso, fermato il braccio al fianco per farne compasso e girato la mano, fece un tondo s_ pari di sesto e di proffilo, che fu a vederlo una maraviglia grandissima. E poi, ghignando, volto al cortigiano gli disse: Eccovi il disegno¯. Tennesi beffato il mandato del papa, dicendo: Ho io <a> avere altro disegno che questo?¯ Rispose Giotto: Assai e pur troppo _ quel che io ho fatto: mandatelo a Roma insieme con gli altri e vedrete se sar… conosciuto¯. Partissi il cortigiano da Giotto, e quanto e' pigliasse mal volentieri questo assunto, dubitando non essere uccellato a Roma, ne fece segno co 'l non esser satisfatto nel suo partire; pure, uscito di bottega e mandato al papa tutti e' disegni, scrivendo in ciascuno il nome e di chi mano egli erano, tanto fece nel tondo disegnato da Giotto e nella maniera che egli l'aveva girato, senza muovere il braccio e senza seste, fu conosciuto dal papa e da molti cortigiani intendenti quanto egli avanzasse di eccellenzia tutti gli altri artefici de' suoi tempi. E perci•, divulgata<s>i questa cosa, ne nacque quel proverbio familiare e molto ancora ne' nostri tempi usato: Tu sei pi— tondo che l'O di Giotto¯. Il qual proverbio non solo per il caso donde nacque si pu• dir bello, ma molto pi— per il suo significato, che consiste nella ambiguit… del tondo, che oltra a la figura circulare perfetta significa ancora tardit… e grossezza d'ingegno. Fecelo dunque il predetto papa venire a Roma, onorandolo grandemente e con premi riconoscendolo, dove fece la Tribuna di San Pietro et uno angelo di sette braccia, dipinto sopra l'organo, e molte altre pitture [...]"