Dalla terra alla tavola uno dei prodotti dop più squisiti

Vastedda del Belìce

Le radici della vastedda della valle del Belìce appartengono ai territori dei comuni di Santa Margherita Belìce, Contessa, Sambuca, Menfi, Partanna e Montevago. La valle del Belìce è posta nella parte sud-occidentale della Sicilia e ospita il bacino del fiume omonimo che si estende tra le province di Palermo, Trapani e Agrigento. Proprio il fiume Belìce caratterizza questi territori, fertili e produttivi, che videro nascere e prosperare la civiltà ellenistica.

L’origine di questo formaggio, che senza dubbio è quello più tipico della zona, è legata ad un antico racconto che narra un pastore che dopo aver munto il latte, lo caseificò a Pecorino; ma a causa di un forte vento caldo, la temperatura si mantenne alta e la pasta messa nei canestri, prima della salatura, divenne acida. Il casaro tagliò a fette il formaggio inacidito e lo mise nel “piddiaturi” con acqua calda, come per la ricotta; rimestando con la “viria” ottenne un pastone che cominciò a filare. Grazie a quella particolare tecnica la pasta iniziò a filare, che posta poi in un piatto prese la caratteristica forma a focaccia. Fu così che nacque la prima forma di Vastedda della Valle del Belìce. La pastorizia ebbe un notevole sviluppo in questo comprensorio con l’avvento degli Aragonesi (che regnarono in Sicilia tra 1282 fino al XVIII secolo) ed in particolare con il re Federico II, il Vecchio.

Nel 1497 nella Valle del Belice fu prodotta una “grandissima quantità di formaggi e cacicavalli”, al punto che lo stesso vicerè ordi nò la vendita del formaggio a minuto “.......per il bene della povera gente”,come risulta dai documenti di archivio ritrovati che citano il pecorino fresco e stagionato, la ricotta, il caciocavallo e la vastedda.

Formaggio dal colore bianco avorio e dal sapore dolce, fresco, con un gusto lievemente acidulo ma mai piccante. La sua particolare lavorazione lo rende leggero e digeribile, diminuendo la massa grassa presente e mantenendo invariati i livelli di proteine, vitamine e sali minerali.

Va consumato fresco (dopo almeno tre giorni dalla produzione). Viene prodotto tipicamente nella stagione estiva. È l'unico formaggio italiano di pecora a pasta filata. La Vastedda della Valle del Belice si abbina bene con tutti i piatti della cultura gastronomica mediterranea; per coloro dal palato più delicato è ottima anche se mangiata sola o con insalata di stagione, soprattutto se accompagnata da un buon bicchiere di vino bianco floreale e fruttato come l'Anthilia.

Se, invece, viene consumata in un pasto è meglio se accompagnata da un buon bicchiere di vino rosso come "Mille e una notte".

L'area di produzione della Vastedda ha una fortissima tradizione nell'attività casearia e l'ovinicoltura. Ancora oggi l’allevamento delle pecore è prevalentemente di tipo tradizionale, praticato in ovili a gestione familiare o semindustriale. L'allevamento al pascolo libero e spontaneo ha effetti positivi sulla qualità del latte, che conferisce alla Vastedda della Valle del Belìce le sue peculiarità. I pascoli naturali costituiscono l’alimentazione prevalente della pecora autoctona della valle del Belice per gran parte dell’anno. In alcuni periodi viene integrata con mangime naturale e fieno di produzione aziendale. Il foraggio verde dei pascoli, le erbe aromatiche e i mille fiori arricchiscono il latte utilizzato per la produzione di questo formaggio di elementi nutritivi e di un ricco bouquet di aromi tipici del prodotto stesso.

La Valle del Belice è costituita dal comprensorio entro il quale si estende il corso del fiume Belice. Il fiume è lungo 77 km e si forma dall'unione di due rami, il Belìce destro (45,5 km) e il Belìce sinistro (42 km). La Valle del Belice si trova nella parte occidentale della Sicilia e occupa un'area compresa tra le province di Palermo, Trapani e Agrigento.

La DOP Vastedda della valle del Belìce è un formaggio di pecora a pasta filata che va consumato fresco presenta le seguenti caratteristiche:
- forma: tipica di una focaccia con facce lievemente convesse;
- dimensione: il diametro del piatto deve essere compreso tra 15 e 17 cm e l’altezza dello scalzo tra 3 e 4 cm;
- peso: compreso tra 500 e 700 gr. in relazione alle dimensioni della forma;
- superficie: priva di crosta, di colore bianco avorio, liscia compatta senza vaiolature e piegature; è ammessa la presenza di una patina di colore paglierino chiaro;
- pasta: di colore bianco omogeneo, liscia, non granulosa, con eventuali accenni di striature dovute alla filatura artigianale; l’occhiatura deve essere assente o molto scarsa, così come la trasudazione;
- aroma: caratteristico del latte fresco di pecora;
- sapore: dolce, fresco e gradevole, con venature lievemente acidule; - percentuale di grasso: non inferiore al 35% sulla sostanza secca;
- percentuale di cloruro di sodio (sale): non superiore al 5 % sulla sostanza secca.

Valori nutrizionali ( per 100g di prodotto ) :
- Valore energetico 239 Kcal (999 KJ)
- Umidità 53,15%
- Proteine 26g
- Grassi 25g
- NaCL 0,77g
- Na 0,67g
- Ca 870mg
- CLA 68mg

Il Caseificio aziendale “Ruvettu“ della famiglia Mangiaracina con attrezzatura tradizionale, trasforma il latte crudo prodotto dalle pecore di razza “ Valle del Belice “, allevate in azienda.

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