Incontro col Fantasma di G. Alessi

di quando durante l'occupazione incontrammo un fantasma

Ritratto di Galeazzo Alessi

Correva l'anno...

In questa sezione gli studenti inseriscono una sorta di racconto di cornice.

Esempio:

A Wilde Street succedevano eventi strani. Tutti in paese parlavano della misteriosa casa che si trovava al centro della città. La gente raccontava che lì aveva vissuto un uomo molto solo, che non aveva amici e, se aveva parenti, si trovavano tutti all’estero. Si raccontava che un giorno quest’uomo a notte profonda venne ucciso: qualcuno di cui non si conosceva il nome entrò nella sua stanza e gli tolse la vita. Si racconta anche che non gli poterono celebrare il funerale perché non sarebbe venuto nessuno e così loseppellirono in solitudine.

Per questo motivo, da quel giorno, in quella casa si aggirava il fantasma di quell’uomo misterioso che non parlava con nessuno.

Dopo moltissimi anni una famiglia, composta da cinque persone, venne ad abitare in questa casa infestata dal fantasma su cui avevano sentito tante storie ma a cui non avevano creduto. In questa famiglia c’erano due gemelli molto disastrosi e combina guai che non avevano paura di niente e di nessuno.

Un giorno entrambi i genitori erano fuori casa per lavoro; loro non erano molto grandi di età ma lo erano abbastanza per stare a casa da soli. All’improvviso videro un'ombra e la seguirono senza timore. Come d'incanto davanti a loro comparve un uomo mostruoso. I gemelli non si misero paura e non gridarono ma rimasero un po' stupiti. L’uomo restò di stucco, non sapeva perché questi gemelli non avessero nemmeno detto una parola ma lo avevano guardato solo con stupore e meraviglia, chiedendogli poi alla fine di andare a giocare con loro. Anche se sembrava un fatto strano, questo fantasma e i gemelli si misero a parlare e infine fecero amicizia. L’uomo gli raccontò che non si era mai sentito così a parlare con amici, quasi non sapeva cosa significasse.

Dopo molto tempo passato col fantasma, i gemelli promisero di andare a trovarlo ogni giorno dopo che i genitori fossero andati a lavorare. Il fantasma capì cosa significasse avere un amico e i gemelli capirono che in fondo non è tanto male aiutare chi si trova in difficoltà come solo un buon amico può fare.

Dopo due anni i genitori vennero a sapere di questo incontro del fantasma con i loro figli. Prima ne furono spaventati poi però alla fine lo ringraziarono perché faceva ai bambini da baby-sitter. All’inizio non riuscivano ad abituarsi a vederlo comparire davanti così all'improvviso ma poi ci si abituarono. Anzi divenne piacevole tanto che cominciarono anche loro a parlare con lui.

Rumori sospetti

Qui inizia il racconto del primo contatto col fantasma di Galeazzo Alessi

In un tempo molto molto lontano in un piccolo paesino vi era un grande castello arroccato su un dirupo nel quale viveva un signore sulla quarantina di nome Lollino il quale da giovane diceva di vedere i fantasmi. Ma nessuno gli aveva mai creduto e così veniva considerato da tutti pazzo. Poiché nessuno lo prendeva sul serio, cominciò a considerarsi lui stesso un po’ fuori di testa e si autoconvinse di avere avuto per tanto tempo delle allucinazioni. Fino al punto che cominciò a non vedere più i fantasmi perché questi, offesi dal suo atteggiamento, non gli si mostrarono più.

Una mattina il signor Lollino scese al piano terra per fare colazione e trovò seduta su una poltrona la vecchia cuoca di casa di nome Linda, terrorizzata perché credeva di aver visto i fantasmi. Il signor Lollino le chiese incuriosito: “Che fantasmi dici di aver visto, donna? Non lo sai che i fantasmi non esistono?”

La signora rispose: “Eccome se esistono! Proprio ieri sera mi sono anche venuti a trovare!”

Il signor Lollino non credeva alle sue orecchie; fino a qualche tempo prima avrebbe creduto alla sua domestica ma la sua insicurezza l’aveva portato a non credere più a cose non reali. Rimase, così, fermamente convinto della sua idea e continuò a ripetersi, quasi per convincersi, che i fantasmi non esistevano. Loro, però, avevano capito tutto… sì, proprio loro i fantasmi, avevano capito tutto e avevano già in mente un piano.

Sarebbero stati lì la mattina seguente e l’avrebbero aggiustato per le feste. Non sopportavano che qualcuno che poteva vederli poi dicesse di non saperlo fare!

Lollino la sera andò a dormire tranquillo nonostante la sua vecchia cuoca fosse ancora terrorizzata. Quella notte sentì degli strani scricchiolii, dei rumori che non provenivano da sopra ma da sotto, delle voci strane, appena sussurrate, ma, pensando che fosse solo frutto della sua fantasia, si addormentò.

Durante la notte come sempre Lollino si alzò per andare in bagno e fu lì che gli apparve il primo fantasma che cominciò a rincorrerlo per la casa. Lollino correva e correva albuio… quello era proprio un fantasma, lo aveva visto bene! Dalla cucina sbucò un altro ectoplasma che si diresse verso Lollino e lo prese per la gola. Davanti ai suoi occhi invece un altro fantasma spinse la cuoca a tagliarsi la gola.

“E tutto questo accade perché non hai creduto alla nostra esistenza!” gridò il fantasma che lo teneva per il collo e che strinse sempre di più quelle dita gelide fino a bloccare il respiro del pover’uomo.

Il mattino seguente Lollino si svegliò in cucina, accasciato su una sedia. La cuoca dormiva per terra serenamente. Fu allora che Lollino concluse che quello che era successo quella notte doveva essere stato solo un brutto sogno. In ogni caso era meglio non sfidare i fantasmi nel caso avessero voluto ritornare a trovarlo. Fu così che dopo questa avventura si riconvinse dell’esistenza di esseri soprannaturali che, a dirla tutta, gli sembravano un po’ troppo suscettibili.

Dopo lo sconcerto... l'intervista!

In questa sezione gli alunni immaginano una intervista col personaggio storico Galeazzo Alessi. E' in questa sezione che inseriscono i contenuti appresi derivanti dai materiali di lavoro. (A titolo di esempio si riporta l'intervista di Umberto Eco a Pitagora)

Eco - Buongiorno Maestro.

PITAGORA - Salute e armonia a te.
Eco - Pitagora ... Mi dà una certa emozione pronunciare questo nome, che fu sacro a molti, poiché Lei, Maestro, fu tenuto dai suoi discepoli in conto di divinità...
PITAGORA - Non a torto.
Eco - Vedo. Ragione di più... Dicevo: una certa emozione. Ma mi chiedo se per molti altri che ci ascoltano il suo nome non evochi soltanto memorie ingrate: la tavola pitagorica, il teorema di Pitagora...
PITAGORA - Perché ingrate? Si tratta di due piccole applicazioni, e mi turba quanto tu dici, che per molti la mia fama si sia identificata con questi artifici secondari. Ma anche in essi risplende l'armonia sublime del numero. Pensa alla tavola: una matrice elementare da cui puoi generare tutti gli sposalizi possibili tra numero e numero, dati una volta per tutte, senza tema di errore, perché la regola di questo quadrato magico è la stessa che regola l'armonia dell'universo, dal cerchio più ampio delle sfere celesti agli abissi dell'infinitamente piccolo.
Eco - La capisco, Maestro. Il suo pensiero è stato così semplice e limpido, che ancora oggi molti lo confondono con quattro banali regole di calcolo ad uso dei geometri o dei contabili.
PITAGORA - Noto una sfumatura di disprezzo nel modo in cui dici "geometri" e "contabili". Vi è forse occupazione più nobile di quella di coloro che misurano le mirabili simmetrie degli spazi o che moltiplicano, sottraggono, dividono e assommano i numeri?
Eco - No certo. Ma è che ai giorni nostri... Ma è difficile da spiegare, non so se Lei può cogliere... Mi chiedo anzi come non sia stupito di trovarsi qui, di fronte a me, a tanta distanza di tempo dai giorni in cui visse, in un mondo così incommensurabilmente diverso.
PITAGORA - Ti prego, uomo ingenuo! Tu stai parlando con Pitagora. Tu sai che la mia anima ha trasmigrato in molti corpi; tu sai che un tempo fui l'eroe Euforbo e che vedendo, secoli dopo, il mio scudo nel tempio di Apollo, lo riconobbi, e piansi. Il corpo, vedi, è come una tomba che trattiene il nostro spirito e 1o sottopone a numerose schiavitù; ma in esse vi è il principio della purificazione purché tu sappia piegare questo corpo al silenzio, all'astinenza, alla pratica del sacrificio, così che la mente possa librarsi nelle delizie della contemplazione. E dopo che di corpo in corpo avrai terminato il tuo cammino di redenzione, potrai contemplare, come ora a me accade, l'armonia del cosmo, e l'ammirevole concatenarsi dei tempi, così che il tuo presente non mi è cagione di gran stupore, come non ne fu il passato, entrambi derivando dalla calibrata e molteplice danza dei cicli cosmici. Ai tempi miei ho visitato l'Egitto, dove vi appresi i misteri coltivati da quei sacerdoti, e la Persia, e le Gallie, e Creta. Come vuoi che mi stupisca e riesca nuovo il tuo mondo?
Eco - E dopo questi viaggi, all'età di quarant'anni, Lei emigrò sulle coste italiche, a Crotone. Eravamo nel sesto secolo avanti Cristo. E qui Lei fondò la sua scuola. Adorato dai suoi discepoli (dicevano persino che Lei, divino, avesse un femore d'oro), accettavano una disciplina rigidissima, e solo gli eletti erano ammessi alla conoscenza dei misteri superiori della sua dottrina. Una comunità di tipo monastico, diremmo oggi, che ha prodotto pensatori che han diffuso le sue teorie in tutto il mondo antico. Cosa insegnava, Maestro, ai più fidi tra i fidi, laggiù a Crotone?
PITAGORA - Il numero, sostanza di tutte le cose.
Eco - In che senso, sostanza?
PITAGORA - Avrai sentito parlare di quei primi filosofi naturali che cercarono la spiegazione dei fenomeni del mondo non nell'immagine mendace degli dei, ma nel principio primo. Non erano sciocchi, avevano capito che conoscere significa trovare un unico principio che spieghi l'origine, il divenire e l'organizzarsi di tutte le cose esistenti. Solo che la loro mente era debole, la loro fantasia pesante, e cercarono questo principio primo negli elementi fisici, l'acqua, l'aria, il fuoco. Fui io che per primo compresi che il principio e la norma delle cose erano una sola forza, e questa forza era una forza matematica. Sono i principi matematici che regolano la vita dell'universo, che ne sono origine, legge, motivo di sussistenza e ragione di bellezza. Il numero è la sostanza delle cose.
Eco - Ma cosa significa questo. Che le cose sono numeri? O che le cose imitano i numeri? O che le cose sono regolate da numeri?
PITAGORA - Tu mi chiedi troppo. Alcuni hanno dovuto vivere all'ombra della mia verità per tutta una vita, per capire. E non sempre hanno capito. Al massimo hanno ripetuto. Dicevano, delle mie parole: "Autòs èfa - Ipse dixit - Lo ha detto il Maestro, non si discute." E nell'obbedienza, nell'umiltà, nasceva la conoscenza. E tu vuoi che di colpo ti sveli la verità? Piuttosto, guarda questa figura.
Eco - La conosco... E la Tetraktys, il triangolo magico composto di punti. Tre lati, di quattro punti ciascuno, e un punto al centro, così che sembra anche composta di quattro file di punti, una di quattro, una di tre, una di due e una di uno.

Video intervista

In questo spazio è possibile caricare una video (da youtube o altri siti) realizzato dai ragazzi. (A titolo di esempio lo Spot del Liceo Alessi)

Audio Intervista

In questo spazio può essere caricato l'audio (mp3 ad esempio) di una intervista realizzata dai ragazzi.

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