Una vita da "SenzaTetto"

Sempre più persone,italiane e straniere,si ritrovano a vivere per le strade,a volte costrette ad abbandonare la propria famiglia.

La sofferenza più grande per i senza fissa dimora non è la mancanza di un letto per riposare o di un pezzo di pane, ma è l'umiliazione di essere sfuggiti come cani randagi, di essere evitati, di non avere nessuno che dia la buona notte! Di non essere considerati uomini, con una dignità e un ruolo proprio nella società. L'umiliazione della scocciatura visibile che provocano in coloro ai quali chiedono l'elemosina. L'umiliazione di ricevere una fetta di pane, anziché di essere invitati a mangiarla. L'umiliazione di dovere andare alla mensa dei poveri, quando gli altri non vanno a quella mensa perché sono ricchi.

Un numero considerevole di persone si trova in una condizione di emarginazione, di inferiorità rispetto alla comunità organizzata, escluso da una vita dignitosa e serena, privo del lavoro necessario alla sua sicurezza materiale. La ricchezza e la povertà sono i due volti della nostra realtà sociale e coloro che non hanno paura di vedere, che non si nascondono dietro l’indifferenza ne sono consapevoli. Servizi televisivi, indagini statistiche, riviste e quotidiani sono sempre più spesso indirizzati verso questo argomento.

Anche noi abbiamo voluto approfondire l'argomento, rendendoci conto che, pur vivendo in un piccolo paese le problematiche sono molte e i così detti "senzaTetto" sono numerosi anche qui.Poniamoci alcune domande:

Che cosa sono i senza tetto?
I senzatetto sono persone che oltre a non godere di un benessere necessario per potersi procurare cibo per vivere,hanno anche perso la loro casa e sono costretti a vivere nelle strade,nelle stazioni o nei luoghi piu nascosti delle nostre città.Sono donne rimaste vedove, senza figli o rifiutate dai figli, impossibilitate a pagare l'affitto o sfrattate. Sono anche donne abbandonate dal marito e senza alimenti o senza casa. Sono prostitute anziane, che non hanno più clienti e quindi senza mezzi di sussistenza.Sono i dimessi dal carcere, senza famiglia o rifiutati dalla famiglia, senza casa, senza lavoro. L'impossibilità di trovare lavoro è una delle cause più frequenti che spingono le persone a girovagare. Sono drogati cronici o metadonizzati, che fanno uso anche di altre droghe e che non vogliono entrare in comunità di recupero.Sono giovani disturbati psichicamente, abbandonati a se stessi. Sono anziani che riscuotono la pensione sociale, ma senza casa. Ci sono anche coloro che, pur avendo una casetta dove abitare, preferiscono girovagare. Oggi i barboni per libera scelta sono veramente pochi.I senza dimora non costituiscono una categoria sociale speciale. Non sono una fatalità. Sono la conseguenza della spietata organizzazione della società del profitto. Sono vere vittime di una società organizzata solo per alcuni, non per tutti. Sono vittime dell'organizzazione del lavoro creata solo per il profitto. Sono vittime dei ricchi, che fanno spese che sono un insulto ai poveri. Sono vittime dei partiti, prigionieri di chi li vota. Sono vittime dell'assistenzialismo, che non rimuove le cause che creano i poveri, che fabbricano i poveri. Sono vittime di quella carità che si limita a coprire l'ingiustizia e che non promuove la giustizia distributiva e la condivisione.

Cosa causa la povertà in queste persone?

Sono persone che hanno problemi: dal disagio psichico, all'alcolismo, alla tossicodipendenza, problemi familiari, come cause ed effetto.È gente che non riesce a reinserirsi nella società né con il lavoro, né con la famiglia. Spesso si pensa al barbone come fosse un filosofo della vita, uno che ha scelto la piena libertà da ogni tipo di condizionamento, persino dalla famiglia e dalla casa, ma non è così sono costretti ad abbandonare tutto ciò che hanno di più caro,a volte sono in qualche modo obbligati persino a cambiare città per timore dei giudizi della gente o semplicemente in cerca di un lavoro, in cerca di più fortuna e nel caso vada male rischiano davvero di tutto,dal non poter più vedere i propri figli al sentirsi chiamare "barboni" perdono tutta la loro dignità, il loro orgoglio e in qualche modo la speranza di un domani.

Abbiamo voluto entare nei fatti,nella vita quotidiana di queste persone meno fortunate.Vivendo in un piccolo paese,non vediamo questa realtà molto vicina a noi,ma in verità è bastato spostarsi di soli 30 Km per capire  in prima persona quanta sofferenza si cela dietro i così detti "senza tetto".Ci siamo recate ad Arezzo, ed essendo una città non troppo grande , non è stato difficile individuare i luoghi che probabilmente utilizzavano come dimora.

Lungo il corso diversi uomini,raggomitolati tra coperte e stracci , stavano seduti a distanza non troppo ravvicinata con un cappello o semplicemente un piccolo bicchiere , dove chi avesse voluto poteva lasciare delle monete. Saranno stati tre in tutto il viale , abbiamo lasciato qualche euro ad ognuno di loro e poi ci siamo avvicinate ad un uomo che aveva accanto a sè un cane. Abbiamo chiesto come si chiamava il cane e con molto stupore ci ha risposto dicendoci che raramente le  persone gli rivolgono la parola , specialmente chiedendo informazioni su una cagnolina così apparentemente "vecchia e spelacchiata" , la descrive così Sam. Iniziamo a parlaci apertamente e lui ci rispondeva con altrettanta tranquillità. Volevamo farlo sentire a suo agio e abbiamo preferito non fare nessuna ripresa. Viene dalla Croazia, da un piccolo paese che si chiama Orasac, nell'età adolescenziale non era ben accetto nella sua famiglia perchè era un ragazzo scatenato e un pò problematico . " Volevo fare i cavoli miei ed ero totalmente innamorato dell'idea di viaggiare e divertirtmi, più che altro divertirmi. Così sono andato via di casa e ho cambiato molti paesi, restavo al massimo un mese in ciascun posto appena il tempo di trovare un lavoretto, essere pagato e poter continuare il mio "viaggio"; mi divertivo, facevo quella che credo ciascun giovane descriverebbe come "la bella vita" ma la cosa più importante era che mi sentivo libero. Andava tutto bene possiamo dire , fino a quando un lavoretto ogni tanto non era piu abbastanza , avevo troppi vizi da sostenere e non avevo neanche piu un euro in tasca per comparmi un panino. Ero entrato in un brutto "giro", tra alcool e droga ho rischiato anche di morire. Qualcuno da lassù mi ha salvato e da quel giorno ho deciso che sarei cambiato e avrei smesso tutto quanto, in qualche modo avrei cambiato posto e mi sarei trovato qualcosa da fare. Quando sono venuto qua ad Arezzo ho trovato Sisì,la mia piccola cagnolina, avevamo entrambi bisogno di un compagno e così ho deciso di portarla con me, anche se sapevo di non potergli offirire molto. Abito con altre persone in una specie di Camper , e il giorno per pagare "la casa" sono costretto a chiedere l' elemosina. Non sono più l'adolescente pieno di speranza di una volta, sono diventato grande , ho 36 anni e nessuno a quanto pare può darmi un posto di lavoro , nelle mie condizioni. Vi ho gia annoiato abbastanza con le mie storie poco felici è meglio che andiate. Grazie per la compagnia!" queste è stato il racconto di Sam , è stata una cosa davvero emozionante e volevamo saprene di più, senza avergli detto nulla di quali erano le nostre intenzioni: l'intervista, foto, domande ci aveva raccontato in brevvisimo tempo la sua vita! Ancora non sazie di curiosità gli abbiamo domandato come avava passato il natale, e queste sono state le sue parole : " non ho mai amato il natale nemmeno  quando ero bambino ,mio padre per natale andava sempre via per lavoro e la maggior parte delle volte rimanevo con mia nonna che mi faceva mangiare cose disgustose. Nel mio paese non è come qua , regali, baci, e tanto amore. Non ho mai apprezzato questa festa e da quando sono qua ancora di meno; vedo la felicità dei volti delle persone , l'agitazione di fare regali , l' emozione negli occhi dei bambini e cerco di immaginarmi come possa essere bello poter abbracciare la famiglia e godersi una buona cena tutti insieme. Provo una sorta di invidia nei confronti di tutti, non posso permettermi di fare niente, quest'anno per natale abbiamo unito dei soldi con i miei compagni di casa e abbiamo fatto un pasto decente. Poi la notte ho pregato, prego quasi tutte le notti , ma quella notte in particolar modo! sono andato in chiesa e ho acceso una candela per Dio!"

Eravamo davvero scoinvolte! non sapevamo cosa fare, lo abbiamo salutato e gli abbiamo augurato il meglio! non credevamo che un semplice progetto scolastico avrebbe potuto farci riflettere così tanto! era strano che una persona si fosse confidata così apertamente con quattro sconosciute. Abbiamo visto la sofferenza e il disprezzo verso se stesso e nei confronti della società odierna, Il dolore e la vergogna di dover stare seduto tutta la giornata in una coperta per strada , ma soprattutto il bisogno di compagnia e di affetto lo stravolgevano. Ammette di non avere piu la speranza ma subito dopo la domanda sul natale ha contraddetto la sua affermazione:prega tutte le notti , prega per più fortuna, per una vita migliore, o semplicemente per un pranzo degno di essere chiamato tale. La speranza non muore mai. In nessun caso. Nemmeno quando non rimane piu niente , una casa , dei vestiti , del cibo, gli affetti. Ci è stato di grande effetto morale , ci ha fatto capire molte cose ,  soprattutto nelle nostre nuove generazioni sottovalutiamo tutto e non appreziamo niente.

A cura di: Martina,Sabrina,Virginia,Benedetta,Majda.

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2 years ago
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Il reportage in “trasferta aretina” non era impresa facile. La parte strettamente tecnica presenza diverse lacune; ad esempio è quasi assente una titolazione ed una formattazione del testo; le foto non presentano didascalie che avrebbero potuto aiutare il lettore (specie per la foto in bianco e nero). L’introduzione è molto lunga, in rapporto all’intervista e chiarisce aspetti tutto sommato piuttosto noti. Manca poi completamente la documentazione dettagliata dell’esperienza, sia quella di natura tecnica che quella riferita ai ruoli, luoghi e tempi. Un vero peccato perché l’intervista e il valore della testimonianza che siete riuscite a trarre avrebbero richiesto una cura complessivamente maggiore. In altri termini: siete riuscite nell’aspetto più complesso e vi siete perse in quello più banale. Peccato davvero.
**Valutazione finale**
Correttezza formale: 3/5
Originalità del taglio: 3/5
Accuratezza materiale multimediale: 2/5
Esattezza documentazione e rispetto consegne: 2/5
Totale 10/20 (5 valutazione non inserita nel registro)