Trinità

(1426-1428)

La Trinità fu l'ultima opera realizzata da Masaccio prima della morte. E' evidente come, in questo caso, la prospettiva sia impiegata per scandire e misurare lo spazio, nonché conferire grande profondità all'affresco. L'artista presuppone che l'occhio dell'osservatore si trovi all'altezza del piano su cui sono collocate le figure dei committenti. Esso può essere suddiviso in più piani, a partire dal sarcofago con sopra uno scheletro e la scritta "Io fu' già quel che voi sete e quel ch'i'son voi ancor sarete", che allude alla precarietà della vita e della condizione umana, che può essere risollevata solo con la preghiera e la fede. Il piano superiore è sorretto da quattro esili colonne dai capitelli corinzi e su di esso sono inginocchiati i due anonimi committenti dell'opera, uno dei quali è visibile nella terza immagine. Entrambe le figure sono caratterizzate da un forte realismo e sono raffigurate con scala metrica uguale a quella delle figure sacre: non era mai stata attribuita tanta importanza prima d'ora a persone reali, nell'ambito della pittura. Un gradino più in alto sono collocati la Vergine, che si rivolge all'osservatore con sguardo severo e quasi accusatorio, mostrando con la mano destra il figlio crocifisso, e San Giovanni, con le mani giunte, come i committenti. Al centro della cappella raffigurata si trova Cristo, la cui croce è sorretta da Dio. I due personaggi sono rappresentati in modo perfettamente frontale, poiché altrimenti l'affresco sarebbe sembrato quasi deformato. Tra i due visi è raffigurata la colomba dello Spirito santo. Nel complesso si può individuare una gerarchia di valori: dalla morte del corpo, grazie alla preghiera (committenti) e alla grazia dei santi (Maria e San Giovanni), si giunge alla salvezza dell'anima, rappresentata appunto dalla Trinità.