Innovazioni rinascimentali

Spazio

L'opera "La città ideale" è un perfetto esempio della prospettiva introdotta nel Rinascimento. Le nozze di Cana, affresco proveniente dalla Cappella degli Scrovegni, mostra la prospettiva giottesca. L'ultima immagine è una fotografia di Erwin Panofsky.

Nel Rinascimento, viene studiata una costruzione matematica che, cercando di rendere il volume su due dimensioni, ripropone la visione dell’occhio umano. Tale tecnica prende il nome di prospettiva. Essa fu proposta da Filippo Brunelleschi, teorizzata da Leon Battista Alberti e divulgata in campo artistico da Piero della Francesca, nel De prospectiva pingendi. Quest’ultimo la considerò una scientia e la chiamò commensuratio. Già nel ‘300, Giotto si era servito di una prospettiva intuitiva, comunemente chiamata a spina di pesce, perché presenta un asse di fuga centrale. Tuttavia le proporzioni non erano rispettate: nel medioevo, infatti, si raffiguravano architetture nane rispetto alle dimensioni dei personaggi, poiché ad essi era conferita maggiore importanza e non ci si curava di attenersi alla realtà. Erwin Panofsky -cui abbiamo accennato in merito alla sua opera Suger, abate di Saint Denis- per primo affermò che il sistema prospettico non è realistico, in quanto non corrisponde alla visione dell'occhio umano, poiché questo non è immobile e di conseguenza il punto di fuga cambia.

Luce

"L'adorazione dei magi" realizzata da Masaccio.

Nel Rinascimento, gli oggetti sono illuminati da uno o più fasci di luce. Quindi, le ombre sono definite e rivolte nella medesima direzione. Per la prima volta i corpi prendono forma. Nel Medioevo, invece, si tendeva a rendere solo il volume dell'oggetto attraverso semplici chiaroscuri, per nulla realistici.