ARTE ROMANA

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L'arte Romana è sempre stata poco apprezzata dagli studiosi, perchè considerata poco originale, vista la somiglianza all'arte Greca. Infatti i Romani non mai hanno elaborato un'arte propria. Mentre l'arte Greca e Egiziana avevano caratteristiche peculiari, ovvero nascevano dalle personalità di popoli precisi, l'arte Romana non si identifica con nessuna nazione, perciò possiamo definirla un'arte internazionale.

Essa si può suddividere in arte plebea (del popolo) o in arte arte patrizia (della nobiltà).

I romani si specializzarono soprattutto nelle costruzioni di monumenti, e addirittura possiamo definirli gli inventori del ritratto. Esistevano ritratti  chiamati "ufficiali", i quali svolgevano una funzione di propaganda dell'imperatore, e altri detti "privati", i quali invece venivano commissionati da persone di ceti importanti per decorare le proprie abitazioni.

Nell'immagine sopra è mostrato l'Augusto di Prima Porta, realizzato intorno al 20 a.C. Ha un'altezza di 204 cm ed è esposto nella Città del Vaticano, al museo Chiara Monti. E' un ritratto ufficiale, infatti ha lineamenti generici poichè il suo scopo non era quello di rappresentare la persona nella sua bellezza e maestosità, bensì la carica sociale da essa svolta. Come si può notare da una delle immagini, la statua era colorata.

Ecco due esempi di ritratti privati. Il primo è il ritratto di Vespasiano ora conservato a Copenaghen, il secondo viene chiamato "Ritratto di un patrizio romano" oggi conservato a Roma, al Museo Torlonia.

I ritratti privati, a differenza di quelli ufficiali, mostravano le vere sembianze della persona, con anche tutte le sue debolezze e difetti.

L'Ara Pacis è un altare Romano dedicato alla Pace, voluto da Augusto per celebrare il suo ritorno vittorioso dalle campagne in Spagna e Gallia che avevano permesso la pace a Roma. Fu inaugurato nel 9 a.C. e si trovava nel Campo Marzio. E' un altare di tradizione totalmente latina, possiamo definirlo la massima espressione dell'arte patrizia. Con questo altare Augusto voleva richiamare il ritorno alle grandi tradizioni Romane. E' realizzato in marmo bianco di Carrara e in antichità era colorato.

Decorazioni tipiche degli altari latini abbelliscono sia le pareti esterne, che quelle interne, entrambe divise su due registri. All'esterno, nel registro superiore, sono rappresentate scene mitologiche nei lati corti, mentre nei lati lunghi l'inaugurazione di questo magnifico altare, dove è ritratta tutta la famiglia imperiale. L'interno è invece piuttosto sobrio e decorato nel registro superiore con  festoni ai cui lati sono legate coppie di nastri ondulati. Da questi festoni pendono i bucràni, cioè crani o teschi di buoi che rappresentavano i sacrifici. Nel registro inferiore è rappresentata una staccionata di legno, che richiamava il recinto dell'altare eretto provvisoriamente prima della edificazione. Al centro ovviamente si trova la mensa sacrificale. Non sappiamo certamente chi fu l'esecutore di questo capolavoro, ma è evidente che si ispirò al Partenone, quindi l'arte greca è molto presente.

Oggi l'Ara Pacis appartiene al Sistema dei Musei in Comune di Roma.

La Colonna Traiana venne eretta tra il 110 e il 113 d.C. nel Foro Traiano, per celebrare le due campagne vittoriose dell'imperatore in Dacia. Ha un'altezza complessiva di 39.86 metri.

La colonna è completamente fasciata da un lungo nastro figurato che narra i fatti più importanti accaduti nelle guerre in Dacia. Questo nastro si avvolge formando una spirale, perciò la colonna è detta còclide.

La Colonna Traiana, rispetto all'Ara Pacis, è un'opera meno greca, meno aristocratica, più plebea. Infatti, nella terza immagine sopra rappresentata, possiamo vedere che le persone sono sproporzionate rispetto alle mura e agli edifici. Spesso gli edifici sono "ribaltati" verso l'alto in modo che si veda l'interno. Queste caratterisctiche diventeranno tipiche del'arte Medievale. La Colonna Traiana possiamo definirla l'equilibrio tra arte patrizia e plebea, infatti l'argomento è patrizio, infatti tratta vicende storiche, mentre lo stile è plebeo.