Il Ritratto Fiammingo

Con la sempre maggiore influenza e potenza della classe borghese si assiste ad un conseguente sviluppo di una società la cui mentalità è caratterizzata da un prepotente e accentuato individualismo, il quale sfocia inevitabilmente in un'intensa e vivacecommittenza privata, che trova di fatto massima espressione nel genere del ritratto, di cui soggetti non sono più solo sovrani, principi e aristocratici, ma anche imprenditori, banchieri e commercianti.

I ritratti fiamminghi presentano un'impostazione assolutamente innovativa. La figura, rappresentata solitamente a tre-quarti, una volta distaccata dal fondo, rigorosamente neutro e solitamente scuro, al fine di far risaltare il soggetto dell'opera al massimo, acquista forma e concretezza. Peculiarità del ritratto fiammingo è la raffigurazione non di tipi umani idealizzati secondo i convenzionali canoni stilistici della tradizione, bensì uomini e donne interpretati e rappresentati nella loro individualità, in quanto esseri umani gli uni differenti dagli altri e unici per la singolarità dei loro volti e delle loro espressioni, specchio dell'interiorità della loro anima.

Per aver saputo rendere la varietà umana con così grande maestria, i pittori fiamminghi del XV secolo sono considerati i fondatori del ritratto moderno, libero dalle catene del convenzionalismo.

La Gioconda olandese

Ragazza col turbante, Jan Vermeer

Di questo celeberrimo capolavoro sappiamo che venne dipinto dal pittore Jan Vermeer nel 1665. Alla sua morte la famiglia era tanto afflitta dai debiti lasciati dall'artista che la moglie Catharina fu costretta a vendere numerose opere del marito e a chiedere al Consiglio della città di Delft, dove risiedevano, di prendere casa e dipinti come risarcimento dei debiti. Da questo momento della Ragazza col turbante si perdono le tracce. Ricomparve solo nel 1881 a una vendita all'asta a L'Aia, come uno delle tante opere della collezione di un tale Braams. Il dipinto venne poi acquistato, a un prezzo irrisorio (due fiorini e trenta centesimi), dal collezionista Arnoldus des Tombe, consigliato dall'amico e storico dell'arte Victor de Stuers.

Nessuno conosce l’identità della fanciulla che si volta a osservarci. Il quadro infatti appartiene al genere delle tronie, una categoria minore della ritrattistica dell'Epoca d'Oro olandese, divulgato in particolar modo da Rembrandt. Si trattava di ritratti che avevano come protagonisti individui convenzionali e idealizzati, nei volti dei quali non vi si poteva riconoscere una persona reale e specifica. Nonostante questo nel corso della storia ci sono stati numerosissimi tentativi di identificazione della giovane, nella quale molti rivedono la figlia maggiore dell'artista, Maria. Per il soggetto, la posa e l'abbigliamento Vermeer sembra invece ispirarsi al pittore Michael Sweerts, il quale realizzò tra il 1665 e il 1660 quadri che avevano come protagoniste soprattutto figure a mezzo busto, inclinate e messe in risalto da uno sfondo scuro; degno di nota per questi aspetti l'opera.

La figura rappresentata è quella di una giovane fanciulla, volta di tre quarti. Il volto, modellato con morbidezza e prepotentemente messo in luce, è fatto risaltare in modo efficace dallo sfondo nero e dalla fascia azzurra che le scopre ed esalta i delicati lineamenti. Il viso della ragazza è quindi caratterizzato da passaggi chiaroscurali che, presi singolarmente risultano impercettibili ma, se uniti, riproducono in maniere assolutamente verosimile la luce e i suoi effetti; particolarmente significativi in questo senso sono gli occhi, nei quali si riflettono i piccoli riflessi della luce, resi con grande maestria. Veramente sublime è l'espressione della giovane: lo sguardo è ammaliante e intenso, mentre la bocca, socchiusa, volutamente lucida, richiama a una sensualità quasi inconscia della fanciulla.

Il turbante e gli abiti sono caratterizzati da pennellate sicure, decise. Mentre la giacca risulta in linea con la moda olandese del XVII secolo, il turbante rappresenta invece un elemento di rottura. Esso contribuisce a conferirle un'aria esotica e fa sì che la ragazza appaia circondata da un velo di atemporalità e mistero, fuori da un tempo e da una storia.

Infine la grande peculiarità di questo dipinto, l'orecchino di perla. Mentre in epoca moderna le perle vengono coltivate, a quel tempo si usavano solo quelle di ostriche e molluschi vari. Pertanto le perle di dimensioni notevoli erano rare e costose e solo i più abbienti avevano la possibilità di acquistarle; alternativa sicuramente meno cara erano invece le finte perle, realizzate in vetro, soprattutto a Venezia, le quali venivano poi verniciate per dare l'illusione di lucentezza. Per queste ragioni è assai probabile che la perla all'orecchio della fanciulla non sia altro che uno di questi finti gioielli.

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